Il Patto di Moirania

Serie: Un destino (S)critto male


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: …. ma sembra che non possa fare a meno di mettermi nei guai. Oggi come ieri.

La pelle di bambina svanì, sostituita dal mio vero aspetto: bianco perlaceo, quasi traslucido. I capelli si sciolsero dai fermagli rosa e crebbero in un istante, convertendosi in onde morbide, lunghe fino alla vita. Ma furono gli occhi a tradirmi per primi. Tornarono grandi, troppo grandi per un volto umano. Scuri come la notte e profondi. Simili a quelli di un cerbiatto.

Le mie sorelle mi avevano trovata. Peggio: Calliope era venuta a prendermi.

L’aria si fece densa e un bagliore dorato prese forma davanti a me. Apparve rigida come una statua, con lo sguardo che prometteva una nuova predica. Teneva le braccia distese lungo i fianchi e il mento alto, come se stesse per declamare un’ode a Zeus.

«Moirania, cosa hai in mente di fare?»

«Sorellina, nemmeno questa volta ti sei fatta attendere» sbottai, esasperata. «Melpomene, Clio» aggiunsi, riconoscendo le figure che la accompagnavano.

Clio sollevò la mano per accennare un saluto, poi la ritrasse. «Devo ammettere che…» disse con voce esitante, «eri proprio una bella bambina — ma se devo essere sincera, ti preferisco nel tuo aspetto originale.»

Quando il suo sguardo incrociò quello di Calliope, tacque di colpo.

«Grazie, Clio. Sei molto gentile.»

La Musa dell’eloquenza mi rivolse quello sguardo marmoreo che aveva perfezionato in secoli di allenamento.

«Non vorrai interferire con quanto Lachesi ha stabilito per quella bambina?»

Proprio lei. Una delle tre Moire — quelle che decidono il destino degli uomini come se stessero scegliendo i filati per la nuova tunica di Era. Non le sopporto.

«Voglio realizzare il suo sogno.»

Ecco, l’avevo detto.

Melpomene non perse tempo a puntualizzare. «Cancellare quanto è successo e riscrivere la sua vita non è propriamente esaudire un sogno. È sabotaggio divino.»

«Non devo rendere conto a nessuno delle mie decisioni. Meno che mai a quelle tre arpie in tunica bianca.»

«Potresti regalarle un bel sogno che l’aiuti a superare questo momento» propose Clio, con voce flebile.

Peccato che Calliope non avesse ancora finito la sua ramanzina.

«Moirania, te l’ho spiegato tante volte. Non puoi interferire con la vita degli uomini. Possiamo ispirarli, offrire spunti, accendere scintille. Ma mai — mai — deviare il loro destino. È scritto. Immutabile. È come voler riscrivere l’Iliade senza la guerra di Troia.»

Alle solite: doveva sempre vantarsi dei prodotti dei propri sforzi.

«Dobbiamo rispettare le leggi. È nostro dovere come figlie di Mnemosine. Chi si ribella viene punito.»

Sì, sì: tragedia imminente, supplizio eterno, punizioni divine. La solita minaccia velata di chi non sa più che argomenti usare. Calliope dovette leggere qualcosa nel mio sguardo, perché il tono si addolcì appena.

«Ti ricordi della storia di Arsinoe?» chiese.

Sgranai gli occhi. «Quella che mi raccontavi da bambina? La Musa della danza guerriera? Cosa c’entra ora?»

Calliope si avvicinò e, per la prima volta da quando era apparsa, scorsi un velo di preoccupazione nel suo sguardo.

«Arsinoe si innamorò di un mortale, ricordi? Un generale spartano di straordinario coraggio. Quando cadde in battaglia, lei non accettò il suo destino. Usò il suo potere per riportarlo indietro. E funzionò.» Fece una pausa «Per un giorno.» La sua voce si fece di ghiaccio. «Il giorno dopo, il filo che aveva cambiato si ritorse contro di lei. Le Moire reclamarono il loro tributo: cancellarono ogni traccia di Arsinoe dalla memoria del mondo. Nessuno la ricordò più.»

«È solo una favola» dissi — ma la voce mi tremò appena. «Una storia che si racconta per spaventare le piccole Muse.»

«È un monito» ribatté Calliope. «Ogni scelta ha un prezzo. E alcune non possono essere disfatte. Per questo ti ordino—» esitò «—no, ti imploro di non lasciarti travolgere dai tuoi impulsi. Non mettere a rischio la tua esistenza per una fissazione.»

Avanzai di un passo, con la calma di chi sta per scoperchiare il vaso di Pandora.

«Posso parlare?»

Calliope mi fece un cenno appena percettibile.

Presi un lungo respiro. «Dunque, vediamo se ho capito bene — perché a questo punto mi sfugge davvero il senso della mia esistenza. Voi potete gironzolare per il mondo a dispensare versi, lamenti, odi, raccontare la storia come più vi piace, recitare tragedie. Io, invece, dovrei restare a guardare. Spettatrice muta di un destino scritto da altri.»

Calliope distolse lo sguardo. «Non è il momento di riprendere questa conversazione. Torniamo a casa.»

Il solito copione: Calliope comanda, Clio piange, Melpomene si diverte. E io? Mi volsi verso Clara. Lei avrebbe cambiato la sua esistenza con la mia senza esitare — e in fondo, lo capivo. Ma io trovavo la mia vita frustrante. Avevo bisogno di qualcosa di diverso. Di vero.

«Rimango qui» dissi tutto d’un fiato.

Melpomene sgranò gli occhi. Per un attimo lasciò cadere la sua maschera di tragica superiorità e rimase a bocca aperta, senza trovare le parole per replicare — cosa che, a memoria divina, non era mai successa.

«Non sono sicura di aver compreso. Vuoi vivere tra gli uomini?» balbettò infine.

«Esatto. Voglio restare qui, con lei. Non posso cambiare il filo tessuto dalle Moire, d’accordo. Ma posso esserci. Posso farle compagnia. Può fare la differenza, sai?»

Calliope aveva ridotto gli occhi a due fessure taglienti.

«Vuoi rinnegare la tua origine divina, Moirania? Vuoi nasconderti dietro un nome banale come… Sofia? Vivere con questa bambina, parlare come la più barbara delle creature apparse sulla Terra?»

Clio si avvicinò, in lacrime. «Moirania, ti prego, torniamo a casa.»

Melpomene scosse la testa. «Non resisterà a lungo» disse, alzando una mano come a chiudere la conversazione. Se ne andò senza nemmeno un addio. Degno di lei.

Clio trattenne a stento l’ennesimo singhiozzo. «Calliope, di’ qualcosa — non puoi permetterle di restare.»

«Per me non ci sono problemi» dichiarò, gelida. «A una sola condizione: non dovrai interferire con la vita di nessun umano. Soprattutto con quella della bambina. Anche se il suo destino ti sembrerà ingiusto, anche se ti farà male guardarlo — non potrai cambiarlo. Dovrà trovare la sua strada da sola.»

«Va bene. Affare fatto, sorellina.»

Mi fulminò con lo sguardo. «E per tutti gli dèi dell’Olimpo, non rivolgerti a me in quella maniera!»

Clio era sconvolta. «Le altre non saranno d’accordo.»

«È libera di seguire la sua strada» concluse Calliope. Il suo sguardo mi tenne inchiodata ancora per un istante. Poi andò via senza aggiungere altro, seguita da una Clio non del tutto convinta.

Continua...

Serie: Un destino (S)critto male


Avete messo Mi Piace14 apprezzamentiPubblicato in Fantasy

Discussioni

  1. Gle dèi aiutano o contrastano gli esseri umani, è storia antica, soorattutto nel mondo classico. Qui c’è una contaminazione con la modernità che potrebbe avere un interessante sviluppo.

  2. Ciao Tiziana! Ti ho già detto che questa serie ha un potenziale enorme?😆 Stai sviluppando caratteri interessantissimi. Anche Clio, Calliope e Melpomene hanno tutte le carte per essere 3 personaggi memorabili 👏🏻

    1. Grazie Nicolas, cerco sempre di dare una identità e un registro linguistico differente a ogni personaggio. Non sempre mi riesce, ma ci sto lavorando. Le tue parole mi incoraggiano molto!

  3. Il paganesimo era più democratico del monoteismo. C’era la possibilita di avere opinioni diverse e non bisognava necessariamente inchinarsi a un’autorità suprema.
    Insomma, questa Moirania (che ha il fato nel nome) si propone come angelo custode di Sofia, in un certo senso. L’esordio è agile è animato, si sentono con chiarezza le diverse voci. Vedremo come andra a finire.

  4. “Sì sì, tragedia imminente, supplizio eterno, punizioni divine. La solita minaccia velata di chi non sa più che argomenti usare.”
    Applauso. Mi ha fatto assai ridere.

  5. Quello che più mi è piaciuto è il cambio di punto vista. Solitamente ci si approccia al tema del destino da un punto di vista “umano” , tu invece ci presenti una ninfa preoccupata per il destino di una bambina, pronta a scendere sulla terra…che succederà?
    È un’immagine che apre la visuale, ci fa uscire dalla nostra visione terrena delle cose. A leggere di questa ninfa preoccupata per il destino di un umana, mi son sentita meno sola.

    1. Nella mitologia grega gli uomini sono, la maggior parte delle volte, vittima dei capricci degli dei. Un giorno mi sono chiesta: se per una volta una divinità decidesse di aiutare un umano, sfidando, apertamente, le regole che le impongono di osservare in silenzio cosa accadrebbe? Da questa domanda ne sono scaturire tantissime altre che hanno portato a questa storia.

  6. “Anche se il loro destino ti sembrerà ingiusto, anche se ti farà male guardarlo, non potrai cambiarlo.»”
    Questo passaggio è bellissimo. Quante volte noi umani ci lamentiamo per un destino che riteniamo ingiusto convinti che di la nessuno ci senta, o non voglia ascoltarci? E invece…

    1. Spesso non riusciamo a percepire le energie che ruotano intorno a noi, che ci indirizzano nella direzione corretta, o che ci danno la forza di affrontare qualcosa che in principio appariva insuperabile.

  7. Una Musa che sceglie la vita terrena, con annessi e connessi, mi piace molto l’idea! ☺️ È, soprattutto, mi piace che lo faccia in nome dell’amicizia. Commovente il momento in cui si volta a guardare la bambina seduta sull’altalena: non posso cambiare la sua vita, ma posso alleviare il dolore. E con cosa? Semplicemente standole accanto, come solo un’amica sa fare. Davvero un bellissimo messaggio.