Il pescatore

Serie: Di ora in ora


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Dopo aver cucinato Lina sta per sedersi a tavola, quando suona il postino per la consegna di una raccomandata. Leggendo l'avviso per la riunione di condominio riflette sulla sua avversione per quelle assemblee. Poco dopo un altro squillo: il solito inquilino. Lina beve per dimenticare.

Stesso giorno, di lunedì, ore 14. I due calici di vino cannonau avevano agito da sedativo e da sonnifero. Lina aveva dormito per un’ora di seguito, accasciata sul divano. Quando aveva riaperto gli occhi aveva riacceso la TV, per sentire il TG regionale. Si prospettavano tempi duri. La benzina sempre più cara. La questione delle sanzioni alla Russia aveva indotto il Presidente del Consiglio a cercare un accordo con altri Paesi per le forniture di gas. Oltre l’Algeria, l’Azerbaijan, la Libia; forse anche il Paese di Patrick Zaky e della vicenda Regeni. Il Paese governato da un regime militare, che si era distinto più volte per la violazione dei diritti umani. Si prospettava la solita scelta tra principi morali e interessi materiali.

Anche gli Stati Uniti d’America erano pronti ad aumentare ulteriormente le vendite di gas dai loro giacimenti. Nel New Messico gli Americani stavano intensificando l’estrazione di gas dal sottosuolo, frantumando gli strati rocciosi con sistemi idraulici ad alto impatto ambientale. Tra le conseguenze possibili anche l’aumento di scosse sismiche, nelle zone vicine alle trivellazioni. Povera Terra! E poveri noi – aveva pensato Lina. Altro che festeggiare la giornata mondiale dedicata al pianeta Terra. Si chiedeva che fine avesse fatto il bla, bla, bla dei politici sulla transizione ecologica. Sole, vento e biogas sarebbero state risorse energetiche molto più accessibili da sempre, a chilometro zero, meno costose, più compatibili con l’ambiente. Avrebbero potuto garantire una maggiore autonomia economica e politica, senza pericolose sottomissioni e dipendenze dai mutamenti di umore o dalle mire espansionistiche di Tizio, Caio o Sempronio.

Qualcuno, ogni tanto, riproponeva la soluzione del nucleare, in un Paese, come l’Italia, ad alta densità di territori sismici. Opere che avrebbero richiesto tempi molto lunghi; forse simili a quelli impiegati per la costruzione della Salerno-Reggio Calabria e con frequenti infiltrazioni mafiose negli appalti. Il referendum del 1987, che aveva determinato la bocciatura del nucleare da parte della maggioranza degli Italiani, era diventato di trascurabile importanza.

I 43 morti per il crollo del ponte Morandi, per sovraccarico e carenza di manutenzione, era soltanto uno dei tanti disastri più recenti dovuti alle solite negligenze, furberie o corruzione, diffuse nel bel Paese. Senza considerare i soliti personaggi bellicosi che comparivano ciclicamente sul panorama storico dell’umanità. Se uno di questi guerrafondai avesse deciso, prima o poi, di colpire una delle agognate centrali nucleari, sarebbero rimasti in pochi ad avere ancora bisogno del gas o dei carburanti in genere. Nell’Aldilà, le temperature ambientali, probabilmente, non avrebbero fatto né freddo, né caldo, alle anime dei defunti.

Lina aveva spento il televisore; per rincuorarsi aveva deciso di farsi il caffè. Acqua di sorgente, Le sette fonti, miscela cento per cento arabica e la solita tazzina di porcellana fine, per non raffreddare la bevanda che solo ben calda sprigionava tutta la sua fragranza e manteneva il suo gusto migliore. La caffettiera piccola in quattro minuti aveva già iniziato a borbottare. Iniziava a diffondersi la scia del suo aroma gradevole e stimolante.

Dopo il caffè Lina aveva ripreso in mano il libro di Bianca Aloisia che aveva lasciato in sospeso.

***          

L’ingresso principale, molto ampio, dava direttamente sulla sala da pranzo, con annesso il salotto e la sala di lettura, musica e videoteca. Era la parte centrale della struttura, lo spazio comune a tutte, per consumare i pasti e per altri momenti di condivisione. Il salotto era separato dalla zona contigua, da un paravento etnico in tek, intagliato. A ridosso di quel divisorio, una schiera di piante in vaso, che salivano in alto verso il lucernaio, al centro del controsoffitto in abete. La facciata anteriore dell’edificio era tutta in pannelli di vetro, con vista sul giardino. Sui muri laterali, sfalsati più in alto, rispetto alle cinque casette a schiera adiacenti, i finestroni orizzontali lasciavano filtrare diffusamente i raggi solari. La luce inondava il salone a ogni ora del giorno. La notte, quando la luna raggiungeva il suo massimo fulgore, quello spazio interno, immerso nel verde scuro circostante, acquistava un bagliore pallido, quasi onirico. I cinque piccoli alloggi, essendo dispari, erano divisi in modo asimmetrico: due da un lato e tre dall’altro. Ogni ingresso indipendente aveva un’ampia porta a vetro scorrevole e una persiana di legno. I muri di tramezzo erano tutti in ladini, fatti a mano, da una piccola imprenditrice di Nurachi. L’intera parete posteriore di Casa Eden era stata realizzata in pietre di granito, squadrate e lasciate a nudo. Sul retro, poco distante dall’abitazione, un lungo pergolato di glicini conduceva verso l’oliveto. In fondo a quella piantagione avevano messo le compostiere, per accumulare i rifiuti organici. Rimestando di tanto in tanto, in pochi mesi, tutti quegli scarti si trasformavano in un ottimo concime, per piante e fiori.

Ai bordi del giardino, la recinzione con paletti di legno. A ridosso della staccionata, una lunga siepe a semicerchio, tutta di mirto, brulicante di api. Appena cominciava la fioritura di quei minuscoli petali delicati, adatti ad abbellire i bouquet delle spose, iniziava il brusio della festa per le instancabili bottinatrici. Un unico alveare, per avviare l’esperienza dell’apicoltura, l’avevano posizionato accanto all’ultimo cespuglio, in un angolo remoto del giardino. 

Le bacche di mirto venivano utilizzate per svariate ricette culinarie. Tania aveva elaborato una nuova specialità di zucchine grigliate e condite con aceto aromatizzato da foglie e bacche di mirto, lasciate macerare per una decina di giorni. Qualche spicchio d’aglio, un po’ di olio extravergine di olive bosana dei loro alberi, rosmarino, qualche grano di pepe rosa e voilà: un ortaggio poco saporito, quasi insignificante, si trasformava, con semplicità, senza inutile spreco di ingredienti, in una pietanza sfiziosa. Quando Tania aveva deciso di arricchire quel piatto, mettendoci sopra anche i fiori dello stesso ortaggio, leggermente caramellati, in agrodolce, le amiche le avevano regalato il toque dello chef, con la firma di Simone Rugiati.

***

La siepe veniva lasciata alle cesoie del giardiniere. a lui affidavano anche il compito di spaccare la legna, per il grande camino monumentale del salone. Scherzando tra loro, le signore della casa, mentre osservavano i gesti duri e faticosi di Malvino, all’occorrenza manutentore tuttofare, continuavano a ripetere la loro sentenza volutamente sessista. “Finché in Parlamento e nelle alte cariche istituzionali non ci sarà la parità di genere, la legna continueremo a farla spaccare a qualcuno che alle donne sarebbe disposto a cedere, al massimo, un posto sull’autobus. Gli altri posti, soprattutto le poltrone o certi scranni, se potessero li agguanterebbero per sempre, con le unghie e con i denti. E noi, in cambio, al momento giusto, gli riserviamo l’esclusiva di certe mansioni; tanto per ridurre un po’ lo squilibrio.”

“Certo! – aveva esclamato Nina – e poi Malvino, a petto nudo, senza le solite felpe da Peter Pan, è pure simpatico.”

“Come no, fighissimo! – aveva aggiunto Isella – Soprattutto quando gronda di sudore.”

“Vi ricordate quella volta che accompagnò l’onorevole Virdis per la propaganda elettorale e ci chiese di votarlo con i santini in mano?” aveva chiesto Nella.

“Quel gran genio  di Virdis – aveva commentato Nella – Non perdeva occasione per dimostrare la sua ottusità. Avrebbe svuotato anche le fabbriche del suo territorio e spopolato le città, se avesse potuto, con la sua fissazione secessionista.”

Malvino era solo un pivello quando il loro onorevole Segretario si è disonorato con la solita storia di sottrazione illecita di fondi pubblici. Poi il pivello ha creduto di essere diventato grande, ha fatto carriera e pensava di spaccare. Ha spaccato i timpani a tutti, con i suoi sproloqui populisti. Ha spaccato il suo rapporto con gli alleati, per i suoi calcoli da bottegaio che non conosce le tabelline. Ha sfasciato anche il carro sul quale era salito, per la solita brama di potere. Ora, per sopravvivere, gli tocca spaccare legna. Per campare ha dovuto “terronizzarsi”, andando in giro a mendicare un lavoro terra-terra, dai terroni”, aveva concluso Titti.

***

Lina aveva sentito un rumore sul terrazzo e aveva posato il libro sul tavolo. Non capiva se fossero i soliti gatti o qualcos’altro. Mentre stava per aprire la porta finestra che conduceva fuori, aveva visto una lunga canna (forse da pesca), che dall’alto smuoveva alcuni secchi. Uno era stato rovesciato e aveva provocato lo strano rumore che Lina aveva sentito. Era pronta a scommettere qualsiasi cosa che il manovratore di quella pertica fosse lui: l’ammazza cani del primo piano. Aveva rinunciato ad aprire la porta ed era rimasta a osservare quei movimenti da dietro i vetri, sperando che il malefico non combinasse troppi danni. Quando le manovre erano cessate e aveva sentito chiudere la porta sopra di lei, era andata a controllare. A parte il secchio rovesciato e un’altra cicca di sigaretta per terra, non vedeva niente di insolito. Aveva guardato tra i vasi, nel caso si fosse infilato qualche calzino, un foulard o qualche altro indumento caduto dai fili del balcone al primo piano. Aveva spostato la scopa, poi la paletta; quindi stava per lasciar perdere, quando aveva notato una piccola cosa metallica nascosta sotto una sedia in resina, tra un vaso vuoto e un sacchetto di terriccio. 

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Discussioni

  1. Mi piace come l’attualità si fonde all’immaginario: le riflessioni sul periodo storico contemporaneo si fondono con le pagine di un libro inventato (una storia nella storia che sempre più mi incuriosisce). Reali o meno, gli affreschi che dipingi riescono sempre a fare breccia nel lettore

    1. Grazie Micol, in questo momento il tuo commento arriva come un dono molto gradito, dopo una giornata un po’ dura. Le tua osservazione sull’ attualita` che si fonde con l’ immaginario e` esattamente il modo in cui cerco di sviluppare i miei racconti. La realta` nuda e cruda non la reggo neanche quando scrivo. E d’ altro canto sento anche il bisogno di esprimere qualche pensiero sulla realta`, spesso tragica, che ci circonda. Un abbraccio.

    1. Spero che a porsi questa domanda siano un numero sempre maggiore di persone: i ragazzi e le ragazze, i giovani e i meno giovani. Quelli che hanno a cuore la sopravvivenza dei loro eredi, in questo pianeta sempre più maltrattato. Ho paura che la guerra in Ucraina, la crisi economina che ne deriva, per tutto l’occidente e non solo, per recuperare un po’ di crescita economica, i politici stabiliranno provvedimenti, ancora una volta, a discapito dell’ ambiente. Che disastro. Ciao Bettina, grazie.

    1. Grazie. Il punto di vista di una donna mi mancava. Il tuo incoraggiamento e´ importante; cosi´ come la condivisione di alcuni punti sulla situazione politica passata e presente.

    1. Ti svelo che ero combattuta anch’ io. Ora pero´, come diceva Coelo o Guzzanti che dir si voglia: “La risposta e’ dentro di te” e credo di averla trovata. Grazie del tuo commento. Se vuoi, prossimo appuntamento Ore 15, stesso giorno, di lunedi´.

  2. Purtroppo siamo in un mondo dove il potere è nelle mani di pochi uomini. Dovremmo affidarlo alle donne in quanto molto più sagge. È la legge del più forte e le donne pagano la loro debolezza. La storia è piena di dittatori che sono sempre e solo uomini. Condivido tutte le tue considerazioni sul momento storico in cui viviamo. Mi aggiorno di ora in ora👍

    1. Grazie per il commento, per aver condiso le mie piccole riflessioni e grazie per la costanza nel seguire questo lungo lunedi´ di ora, in ora.