Il peso che non si vede
Serie: Morirò d'estate
- Episodio 1: Bastardo
- Episodio 2: Morirò d’estate
- Episodio 3: Fame d’amore
- Episodio 4: Mind to mind
- Episodio 5: Uomo fritto
- Episodio 6: Mutande nuove
- Episodio 7: Sarai felice
- Episodio 8: In gabbia
- Episodio 9: Chiamato per nome
- Episodio 10: Campo Base
- Episodio 1: Morto e risorto
- Episodio 2: Tutto questo per me?
- Episodio 3: Nuova possibilità
- Episodio 4: Amare per primo
- Episodio 5: La gallina che becca
- Episodio 6: Nato sbagliato
- Episodio 7: Il primo passo
- Episodio 8: Visto, sentito, compreso
- Episodio 9: Vicolo stretto
- Episodio 10: Paura e compiacimento
- Episodio 1: Coccole e dolore
- Episodio 2: Vita e fantasmi
- Episodio 3: L’amore mancante
- Episodio 4: Solo, vuoto e svuotato
- Episodio 5: Urge Surfing
- Episodio 6: Azzurri come il mare. Infiniti come il cielo
- Episodio 7: Nessuna coincidenza
- Episodio 8: Il caffè negato
- Episodio 9: Il caffè proposto
- Episodio 10: Il caffè accettato
- Episodio 1: Koala
- Episodio 2: Delfino
- Episodio 3: Il peso che non si vede
STAGIONE 1
STAGIONE 2
STAGIONE 3
STAGIONE 4
La mattina dopo, mi svegliai con un senso di vuoto e di frustrazione che conoscevo bene, ma a cui non riuscivo proprio ad abituarmi.
Mi alzai e andai in cucina a preparare il caffè, dove trovai Dario e Salvo già pronti, con le valigie all’entrata.
«Non dovevate partire nel pomeriggio?» chiesi, mentre accendevo la macchinetta del caffè.
Salvo annuì. «Sì, certo. A pranzo sei con noi, così ci salutiamo per bene?»
«Ok! Ma smonto alle 13:00 dal lavoro» dissi.
«Nessun problema, ti aspettiamo» rispose, mentre legava uno spago intorno a una valigia che sembrava voler scoppiare.
Sorseggiai il caffè guardando fuori dalla finestra, mentre Dario e Salvo continuavano a sistemare le valigie. Poi, uscii di casa e mi diressi al lavoro, pensando al messaggio che Serena mi aveva mandato la sera prima. Mi chiesi cosa avesse visto in me che io non vedevo, e decisi di risponderle con un semplice «Buongiorno», sperando di non risultare troppo sottone.
La mattinata al lavoro trascorse tranquillamente e, di tanto in tanto, sbirciavo il telefonino, sperando di ricevere una risposta di Serena.
Non essendoci molto da fare, chiesi un permesso per andare via un po’ prima: volevo comprare un piccolo pensiero per Salvo e Dario.
Mi diressi verso il centro del paese e, dopo aver girato un po’, trovai una piccola orologeria dove comprai due orologi sportivi con cinturino in plastica e colori vivaci. Sapevo che avrebbero apprezzato. Mentre pagavo, il mio sguardo cadde su un orologio da parete con un design strano: un koala, attaccato ad un albero di eucalipto, che dormiva. Mi ricordò il modo in cui Serena mi aveva definito e decisi di comprarlo.
Con i sacchetti in mano, mi recai in chiesa. Era praticamente deserta e mi sedetti negli ultimi banchi, cominciando a pregare come non avevo mai fatto. Non chiesi nulla di particolare, solo di trovare un po’ di serenità e, pur senza crederci troppo, espressi il desiderio di rimanere su quell’isola.
Mentre uscivo, il mio telefonino vibrò: era un messaggio di Serena. «Caffè oggi pomeriggio? Alle 16:00 va bene?» Il mio cuore saltò un battito e mi scappò un sorriso di gioia. Risposi immediatamente: «Certo! Offro io e naturalmente lo prenderò amaro» sperando di risultare simpatico.
Tornai a casa e trovai Dario e Salvo in cucina. «Ecco, ragazzi», dissi, mostrando i due pacchetti ben confezionati. Dario si illuminò. «Wow, grazie!» Salvo mi diede una pacca sulla spalla e, scartando il suo regalo con curiosità, mi ringraziò per il colore scelto.
«Che ne dite, mangiamo?» propose, indossando l’orologio e invitandomi a sedermi, mentre Dario apriva il suo regalo con entusiasmo.
Mi sentivo un po’ nervoso, perché come al solito, la paura di vomitare stava prendendo il sopravvento.
«Ho preparato solo un’insalata di pollo» esclamò Salvo, prendendo dei piatti dal pensile della cucina. Mi sforzai di mangiare qualcosa, ma il mio stomaco sembrava essere diventato un nodo.
«Non hai fame?» mi chiese Dario, notando il mio disagio.
«Sì, sì, è solo che ho un po’ di mal di gola e ho difficoltà a inghiottire» risposi, mentendo e cercando di sorridere.
Salvo mi guardò con attenzione, senza però dire nulla.
Il mio stomaco sembrava essere in subbuglio, mentre un’ondata di nausea mi saliva in gola, dandomi una sensazione di bruciore che mi soffocava.
Mi sforzai di non pensarci, ma era difficile. A un certo punto, Salvo mi chiese: «Dai, ti mancano solo due mesi, e poi finalmente anche tu andrai in congedo».
Cercai di parlare, ma la mia voce sembrava essere stata congelata.
«Io veramente vorrei non andare via da qui, ma al momento non ho alcuna soluzione» riuscii a dire, tra un colpo di tosse e l’altro.
Dario intervenne: «Due mesi non sono pochi per cercare qualcosa, e poi con la tua simpatia non ti sarà difficile trovare un lavoro».
Io sorrisi, cercando di rilassarmi e di non far prendere il sopravvento alla mia nausea, ma il mio stomaco sembrava avere altre idee.
Cominciai a sentire il sudore che mi imperlava la fronte e il mio cuore battere forte. Dovevo assolutamente calmarmi, ma l’odore del pollo e del vino – che Salvo aveva nel frattempo versato nei bicchieri – sembrava aver impregnato il mio naso.
«Scusatemi, devo fare pipì» dissi, alzandomi velocemente dalla sedia.
Mi diressi verso il bagno, girandomi un istante verso di loro prima di uscire dalla cucina, e notando i loro sguardi sconsolati, come di chi sapeva che in bagno avrei fatto ben altro.
Quando ritornai, entrambi mi stavano aspettando senza toccare cibo. Mi sedetti e con fatica cominciai a mangiare.
«Verso le 15:00 arriva il nostro taxi» disse Dario, alzandosi e portando il suo piatto al lavandino.
Anche Salvo si alzò, facendo la stessa cosa.
«Tranquilli ragazzi, ci penso io a lavarli, voi riposatevi pure, così partite rilassati» dissi sorridendo.
«Sì, grazie» rispose Dario, dirigendosi in camera da letto, seguito da Salvo. Appena uscirono, buttai il mio pasto nell’immondizia, lavai tutto e poi anch’io andai in camera da letto.
Alle 15:00 in punto il taxi era già arrivato. Li salutai entrambi con un grande abbraccio e con la promessa che non ci saremmo persi di vista.
Quella fu l’ultima volta che li vidi.
Verso le 15:30 uscii per andare all’appuntamento con Serena e, come al solito, prima feci una visitina in chiesa, dove trovai Padre Andrea e Suor Lucia seduti ai primi banchi, intenti a discutere animatamente.
«Stavamo parlando proprio di te. Hai cinque minuti da dedicarci?» esclamò Padre Andrea, invitandomi ad avvicinarmi.
Volevo dire di no, ma annuii e mi sedetti accanto a loro, curioso di sapere cosa avessero da dirmi.
Serie: Morirò d'estate
- Episodio 1: Koala
- Episodio 2: Delfino
- Episodio 3: Il peso che non si vede
Ciao Corrado, quando leggo la tua storia e rifletto sul personaggio di Luca, mi accorgo che in realtà il suo vero problema è che non è consapevole dell’affetto che lo circonda. Una condizione molto comune nella realtà. Bravo👏
Spero che Padre Andrea e Suor Lucia abbiano trovato una soluzione per far rimanere Luca sull’isola.