Il Poeta Maledetto

Serie: Alaros


IX.

Delle matte che festeggiavano il mondo storto lo avevano portato su una giostra altissima per indicargli, fra le nuvole appese al cielo, la via da seguire fino al poeta maledetto. Lo trovò su una spiaggia a tirare righe sulla sabbia, che le onde gli cancellavano con la risacca.

Le pagine di ogni racconto e gli spartiti di ogni canzone erano incastrati in un cristallo che si teneva appeso al collo.

“Non ho più fogli” gli disse, quando lo vide arrivare nella calura dell’est.

“Mi scoppia la testa di frasi mistiche senza punteggiatura, di canzoni in do minore che il mare mi trafuga un cavallone appresso all’altro. Ho finito le lacrime, e nessuno mi leggerà mai più…”

Disegnò un fiore sul bagnasciuga, e in corsivo l’epitaffio “Ubriaco dal profumo di gelsomini” ed ecco che uno schiaffo d’acqua batté la riva e gli scompose le parole negli abissi.

“Se i difetti ce li abbiamo scritti in faccia, forse c’è una cura dentro l’arte? Ogni paroliere è mago, conserva gelosissimo pezzetti di empireo, fa volare spiriti ed evoca muse. Dietro le pennellate dei geni, nelle geometrie delle chiese: non c’è qualcosa di perfetto?”

La lunga barba nera gli ondeggiò per indicare relitti di velieri a largo, e piangendo singhiozzava:“È un peccato grave, quello di rubare la magia dal cuore degli artisti… sono Imperdonabile. Chi potrebbe mai?”

“È un peccato che qualsiasi poeta avrebbe fatto, e che sempre cerca di fare” gli disse lui.

Seduti in riva al mare videro il cielo sanguinare raggi di sole sulle increspature delle onde, e rimasero a contemplarlo per cent’anni nel silenzio che sta dietro gli occhi di tutti quelli che hanno perso le chiavi e la strada per tornare a casa.

Poi si alzò per andarsene, lasciando il poeta maledetto a costruire un castello con la sabbia, e gli disse:”Amico mio, io ti ho già perdonato…”

Serie: Alaros


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