Il potere della droga
Dopo settimane di pressioni, indagini interne e purghe per disinfestare i reparti militari dalla presenza di dissidenti, a mezzanotte scattò l’operazione nome in codice: Tora Tora Tora.
I soldati montarono sugli autocarri, i quali abbandonarono i parcheggi delle caserme preceduti da jeep traboccanti ufficiali armati come portaerei. Pure i soldati, i quali mica erano sprovvisti di armi. In certi casi, alle autocolonne si unirono mezzi corazzati trasporto truppe, carri armati e semoventi d’artiglieria.
In cielo filarono elicotteri di ogni tipo.
Più sopra, aerei caccia e aerei da attacco al suolo solcarono l’aria notturna per dirigersi sul Palazzo presidenziale.
Già dopo pochi minuti, il bombardamento del Palazzo ebbe inizio e da ogni angolo del paese rimbalzarono notizie che illustravano la situazione. Le forze armate erano in aperta rivolta contro il governo rosso-anarchico. Chi restava fedele al presidente, il fedifrago, veniva posto agli arresti. I servizi segreti, che negli ultimi mesi avevano selezionato una lista di milleseicento personaggi indesiderati come politici, sindacalisti, intellettuali, giornalisti e artisti di ogni credo e tipologia, fornirono le truppe paramilitari per i rastrellamenti. Quella notte, le luci di molte case si accesero per la paura non solo dei bombardamenti, pure dell’arrivo delle squadre di rimozione che arrestarono gli “indesiderati”. Chi erano? Potevano essere chiunque.
Li attendeva un campo di prigionia sulla Cordigliera.
Intanto, le TV e le radio venivano occupate come anche i ministeri, le redazioni dei giornali, le sedi dei partiti e dei sindacati. I porti venivano bloccati da unità della marina da guerra, gli aeroporti paralizzati e nessuno poteva più uscire o entrare dal paese – era sempre possibile la fuga di qualche indesiderato.
Il generale, già dopo un’ora che era scattata l’operazione, si sentì soddisfatto e per festeggiare tirò su una striscia di cocaina. Si trovava in una palestra di pugilato. Se di giorno venivano atleti che se le suonavano di santa ragione, quella notte era diventata il quartier generale dei Patrioti sovranisti che si rifacevano a personalità come Mussolini, Bolsonaro, Vannacci…
«Bene» esultò il generale. Con lui, non soltanto c’erano i suoi tirapiedi che appartenevano a tutte le forze armate e di polizia, ma pure alcuni cardinali, degli esponenti dell’opposizione nazional-conservatrice reazionaria e imprenditori di ogni tipo: i finanziatori di Tora Tora Tora.
Mancava l’ultimo, il pezzo forte.
Entrò in quello stesso istante. Vestito in maniera sfarzosa, ma inelegante, bestemmiò. «Sempre a drogarti, eh!» si rivolse al generale. Fece come se fosse a casa sua.
Lui.
Il rappresentante di una cordata di imprenditori con cui il generale era in affari, non solo per gusti personali; oltre alla cocaina, il denaro.
Narcos.
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