Il pozzo – 2/2

«…E allora io sono scappato…dovete credermi, era orribile! E ha preso Stanley, si, credo proprio lo abbia preso…»

«Calmati,ora, Ted, e vediamo cosa possiamo fare.» Dice il capo, ancora indeciso se credere o meno al racconto del suo operaio. Poi, rivolto ad un gruppo di altri uomini:

«Ragazzi, chiunque, o qualunque cosa ci sia lì sotto, ha fatto sparire Stanley ed ha terrorizzato Ted. Quindi ora noi ci armiamo e andiamo là dentro a cercare di capirci qualcosa…»

«Ed il gruppo lo guido io.», interviene perentorio un uomo che stava ascoltando con attenzione il racconto dell’operaio, proprio davanti a casa sua.

«Fred…», cerca di interromperlo il capo, ma l’uomo riprende:

«No, nessuna obiezione: io ho un conto aperto con questo bosco: mi deve un figlio…»

E così dicendo, senza che nessun altro abbia la voglia o il coraggio di contraddirlo, si mette alla testa del gruppetto di uomini che armati con badili, picconi ed un fucile da caccia, si addentra nel cunicolo.

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Dopo qualche centinaio di metri, gli uomini sentono degli strani rumori:

«Allora qualcosa c’è davvero..», dice qualcuno.

«Forse dovremmo prendere altri fucili e tornare meglio armati…» prova ad accennare qualcun altro.

«Se volete andarvene, fate pure. Io voglio andare in fondo a questa faccenda, e lo farò con o senza il vostro aiuto.» È la risposta perentoria di Fred.

Intanto il rumore diventa più forte, e quando avvistano la luce della torcia di Stanley, il suono indistinto è ormai diventato un grugnito insistente, che a volte cambia in forti e rabbiosi ruggiti.

«Ecco, ci siamo…», dice, spaventato ed eccitato al tempo stesso il capo.

Fred non dice una parola, tutti i suoi muscoli sono tesi, lo sguardo fisso come se vedesse qualcosa che agli altri è negato di vedere, attende solo il momento in cui, spera, potrà vendicare il figlio.

E intanto avanzano, e finalmente vedono l’orribile ombra che ha fatto scappare Ted, si sente un puzzo insopportabile. Le mani di tutti si serrano sui manici dei badili e dei picconi, il capo controlla se il fucile è carico, quindi, con un cenno, indica agli altri di seguirlo.

E finalmente svoltano il fatidico angolo.

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Ancora rumore! Più forte di prima…forse più prede, o una più grossa…ma ora non c’è fame…però… pericolo…altra luce! Fastidiosa, cattiva luce! Oh, rabbia, rabbia!

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Le torce degli uomini illuminano una scena raccapricciante: oltre a ciò che aveva visto Stanley, ad esso si aggiunge il suo stesso cadavere, sgozzato e dilaniato gettato al suolo sotto…sotto una creatura apparentemente umana, ma troppo deforme per essere un uomo.

«Mio Dio…» è l’unico commento che qualcuno riesce a fare, mentre l’essere, sazio dopo essersi cibato del povero Stanley getta loro un occhiata incuriosita, prima di riprendere a sbraitare ed a far vorticare furiosamente le braccia.

Gli uomini hanno così tempo di indietreggiare, ed osservano scioccati la scena, incapaci quasi di reagire i fronte a tanto orrore.

Tutti, tranne Fred: la sua attenzione, dopo il primo impatto, è stata immediatamente catturata da una macchia colorata sul pavimento del cunicolo alla destra dell’essere, una macchia gialla che Fred riconosce subito, e non potrebbe essere altrimenti: il cappellino di Michael!

In un attimo nella mente di Fred è tutto chiaro:

«Maledetto mostro!»

Le sue urla riecheggiano nell’angusto cunicolo,

«Vendicherò mio figlio! Crepa, maledetto!!»

E così dicendo,tra lo sbigottimento generale, ed i «no, Fred!» di qualcuno, cala violentemente il piccone sul petto dell’essere, che colpito a morte, sbarra gli occhi pieno di stupore per quell’inaspettata e sconosciuta sensazione.

Fred fissa quegli occhi smarriti, ed improvvisamente un’espressione di angoscia appare sul suo volto.

E dopo moltissimo tempo, ricambiando quello sguardo, l’essere pronuncia nuovamente una parola di senso compiuto, l’ultima sua parola:

«…Papà…»

fine

Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Horror, Narrativa

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Discussioni

  1. Immaginavo fosse il bimbo e durante la lettura avevo immaginato un finale diverso (ben più crudo). Vedo che ti trovi bene con l’horror e mi piace il tuo modo di gestirlo: senza eccessivo splatter, lasciando che la mente del lettore immagini la scena secondo il proprio sentire.

  2. Il finale era intuibile, ma resta lo stesso molto struggente.
    Molto bella la tecnica narrativa mista, con i punti di vista, le cronache giornalistiche e i pensieri del povero Micheal.
    Bravo

    1. si, era abbastanza scontato, lo ammetto 🙂 come ti dicevo, uno dei miei primi tentativi, sono il primo a riconoscerne i limiti.
      Per lo stile misto, quello si, mi piace. Chiaramente anche qua mi sono ispirato ad altri moooooolto più bravi di me (non ricordo, ad intuito potrei dire di averlo scritto dopo aver letto “Io uccido”, di Faletti. Oppure ero stato ispirato da qualche altro testo simile, però mi piaceva l’idea di usare tecniche differenti per i diversi soggetti.

    1. abbiamo scoperto chi è, alla fine! però sarebbe stato un bel colpo di scena… pensiamoci!! 😛

    2. non so come mai a volte sparisce la frase evidenziata… era questa “Oh, rabbia, rabbia!”
      Lo dice sempre Winnie, non mi guardate male io amo tutte le storie per bambini e sono pazzo di Tigro

    3. Ah! non lo spaevo! Winnie the Pooh non l’ho mai letto nè guardato, i miei preferiti erano la Pimpa ed i Barbapapà (te lo posso dire ancora tutti a memoria, nome e colore!)