Il prezzo del mugugno
Genova, 1753.
Il porto ribolliva come una pentola sul fuoco, tra moli anneriti dalla pece e magazzini colmi di spezie, facchini e mercanti si muovevano come sardine chiuse nella rete.
Si sentiva parlare in dialetto genovese, in sardo, in spagnolo, e francese, le navi all’ancora oscillavano lente come balene in attesa della marea.
Davanti al brigantino Stella dei Mari s’era radunata una piccola folla di uomini robusti, in cerca di fortuna, marinai senza imbarco che aspettavano di essere esaminati dall’armatore, Messer Riccobaldi.
L’uomo, sembrava più magro del suo bastone, era vestito con una giacca blu consumata dal salmastro, teneva in mano una lista.
«Le condizioni sono le solite» annunciò. «Paga base con diritto al mugugno. Oppure paga doppia, ma rinuncia completa al mugugno per tutta la traversata.»
Qualcuno rise. «E come fate a controllarlo?»
«Lo sappiamo quando lo sentiamo!» Rispose Riccobaldi.
Le risate aumentarono, tra i candidati c’erano due uomini che non si conoscevano.
Il primo era Erminio, i capelli grigi gli incorniciavano un volto scavato dalla salsedine, contratto in un’espressione di insofferenza.
Il secondo era Bartolacci, poco più giovane, occhi tranquilli e mani callose, quando giunse il loro turno, Erminio non esitò: «Scelgo il diritto al mugugno.»
Bartolacci scosse il capo e sussurrò all’altro: «Io prendo la paga doppia.»
Erminio rise.
«Ti fai pagare il silenzio?»
Bartolacci sorrise. «No. Mi faccio pagare il lavoro.» I primi giorni di navigazione trascorsero sereni.
Lo Stella dei Mari lasciò alle spalle Genova e puntò verso occidente.
Una sera, durante il cambio della guardia, Erminio notò una vela logorata vicino all’albero maestro.
«Se non la riparate, alla prima burrasca ci lascerà a piedi.» Il nostromo borbottò qualcosa ma controllò ugualmente.
Erminio aveva ragione.
Due giorni dopo segnalò una perdita d’acqua nella stiva. Anche quella volta si rivelò utile.
I marinai iniziarono persino ad apprezzarlo. «Quel mugugnone ha occhio» dicevano.
Erminio ascoltava quei commenti con soddisfazione, gli piaceva avere ragione, più ancora, gli piaceva che gli altri lo sapessero.
Passarono le settimane, poco, qualcosa cambiò.
Erminio prese a lamentarsi non solo dei problemi veri, ma di qualunque cosa. Il pane era troppo duro.
La zuppa troppo liquida, il vento troppo debole, o troppo forte, perfino le stelle gli sembravano disposte male.
All’inizio la ciurma rise, poi smise; ogni osservazione di Erminio somigliava sempre più alla precedente.
Quando apriva bocca, nessuno sapeva più distinguere una critica utile da una lamentela inutile.
Una sera Bartolacci si sedette accanto a lui vicino alla prua, il mare era così calmo da sembrare vetro lucidato.
«Posso dirti una cosa?»
«Tanto la dirai comunque.»
«Hai l’abitudine di parlare come se il mondo ti dovesse qualcosa.» Erminio sbuffò, «Io dico soltanto la verità.»
«Può darsi.» Bartolacci, guardò l’orizzonte. «Ma se gridi tempesta ogni giorno, quando arriverà davvero nessuno ti ascolterà.»
Erminio scoppiò a ridere: «Belle parole. Te le sei preparate?» Bartolacci non rispose.
La tempesta arrivò tre settimane dopo, nera, improvvisa, le onde cominciarono a colpire lo scafo come martelli.
«Alle vele!» gridò il capitano, la ciurma corse ai posti assegnati, anche Erminio gridava.
«Ve l’avevo detto che questa rotta era sbagliata!» «Le funi non reggeranno!» Le sue parole si confondevano con decine di altre urla, nessuno lo ascoltava.
Per settimane aveva parlato senza sosta e adesso la sua voce non pesava più di una raffica di vento.
Bartolacci, invece, non perse tempo, vide una cima spezzarsi e si lanciò per sostituirla, aiutò un marinaio scaraventato sul ponte.
Quando l’alba dissipò le nuvole, lo Stella dei Mari era ancora a galla, come una balena stanca, segnata ma salva.
Le settimane successive furono tranquille, ma qualcosa era cambiato, Erminio iniziò a notare certi sguardi.
Quando si avvicinava a un gruppo di marinai, le conversazioni terminavano, quando sedeva a tavola, qualcuno trovava una scusa per alzarsi.
Una sera la ciurma si raccolse sul ponte, uno raccontava una storia di pirati, un altro cantava.
Erminio si avvicinò, per un attimo calò il silenzio, poi qualcuno disse: «Devo controllare una vela.»
«Io la lanterna.» «Io la bussola.»
Nel giro di un minuto si ritrovò solo, per la prima volta comprese che non erano soltanto le sue parole a essere rifiutate.
Quando il brigantino tornò a Genova, l’autunno era già arrivato, le colline attorno alla città si coloravano d’oro e rame.
Sul molo, Riccobaldi chiamò la ciurma per distribuire le paghe, a Bartolacci affidò una borsa pesante.
«Hai lavorato bene.» Poi gli tese la mano: «se vuoi il mese prossimo si riparte.» Bartolacci la strinse, nulla di più, eppure quel gesto valeva più delle monete.
A Erminio consegnò quanto pattuito, non una moneta in meno, non una in più, nessun sorriso, nessuna parola.
Quel pomeriggio Erminio camminò da solo tra i vicoli del porto, per anni aveva creduto che dire sempre ciò che pensava fosse sinonimo di libertà, ora non ne era più tanto sicuro.
Comprese che lamentarsi dà una soddisfazione immediata, fa sentire lucidi, superiori a volte persino giusti.
Ma ogni lamentela inutile consuma qualcosa, un po’ di fiducia, un po’ d’ amicizia.
Il lamento è una moneta strana, ogni volta che la spendi, credi di guadagnare qualcosa, ma non ti accorgi di ciò che perdi.
Attraversando una stretta via del porto, si fermò davanti a una vecchia libreria, dietro il vetro impolverato era esposta una pergamena ingiallita.
Vi lesse: «Non è infelice colui che non ha ciò che desidera, ma colui che desidera ciò che non ha.» Seneca
Erminio rimase immobile, poi sorrise, di un sorriso amaro; forse non era stato il mondo a deluderlo, era lui ad aver preteso troppo.
Riprese il cammino, poco più avanti incrociò un giovane mozzo appena sbarcato.
Il ragazzo sbraitava contro il destino, contro il capitano, contro il mare e contro la paga.
Erminio rallentò, per un momento ebbe la tentazione di unirsi al coro, era ciò che aveva sempre fatto.
Invece scosse il capo e proseguì, sopra il porto il sole cominciava a scendere verso l’orizzonte.
Per la prima volta dopo molti anni, Erminio ascoltò il rumore del mare senza avere nulla di cui lamentarsi.
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