
Il primo e l’ultimo
«Dai che è tardi… metti il braccio nella manica… bravo.»
«Dove andiamo?»
«Io non vengo, oggi sarete solo tu e il nonno. È un giorno speciale.»
«Perché c’è la torta?»
«No tesoro, basta torta, l’abbiamo già mangiata, troppa fa male. È un giorno speciale perché oggi vivi il tuo primo ricordo. Alza il mento, che ti abbottono il colletto. Ecco.»
«Cos’è un ricordo?»
«Vieni, siediti qui sul letto. Le vedi queste lenzuola blu?»
«Sì.»
«Guarda quante pieghe. Sembrano le onde del mare, vero? Questo è un ricordo.»
«Però non sono bagnate.»
«No, ormai sei grande, hai tre anni, non fai più la pipì a letto. E questa stanza? Osservala. Cosa vedi?»
«Un mobile con i vetri»
«Si chiama buffet. Oppure credenza. Ci si mettono i piatti e i bicchieri per le occasioni speciali. Di che colore è il mobile?»
«Nero.»
«Dici, eh? Secondo me è più marrone. Cos’altro?»
«Un tavolo bianco. E delle sedie nere. No, marroni.»
«Bravissimo. Che forma ha il tavolo?»
«È rotondo.»
«Giusto, è rotondo. Anche questa stanza e quello che contiene sono un ricordo. Le tende beige, la tua foto appesa al muro, dove hai la maglietta a righe rosse, il lampadario con le gocce di vetro. È tutto un ricordo. E vuoi conoscere una magia?»
«Si! Mi piacciono le magie.»
«Tutti questi ricordi saranno tuoi per sempre. Nessuno te li potrà portare via.»
«Il campanello mamma! È il nonno?»
«Chissà, andiamo a vedere.»
Mia madre mi infila la giacca blu notte ed apre la porta di casa. Avverto i passi di lui salire su per le scale. L’androne è vivo della luce del mattino che filtra attraverso gli abbaini.
Ecco spuntare la sua testa, oltre la ringhiera, poi tutto il corpo.
Indossa un borsalino scuro e un sorriso luminoso, solo per me.
«Ciao “braghe molle”» mi saluta. Quando diventerò adulto i miei genitori mi racconteranno che lui mi chiamava sempre così, e che io mi ci arrabbiavo, per quel nomignolo.
Mentre si congeda da sua figlia prendendomi dolcemente per mano, mia madre muove le labbra in un sussurro.
«Assapora questo giorno. È il tuo primo ricordo, ed anche l’ultimo che avrai di tuo nonno.»
Ma ormai sono rapito dai suoi occhi malinconici e dalle sue rughe come solchi nella terra, e quelle parole già non le sento più.
Avete messo Mi Piace11 apprezzamentiPubblicato in Narrativa
Ciao Roberto. I racconti proposti a inizio pagina fanno sì che non ci fermiamo alla lettura delle novità. E iniziare la giornata leggendo poche righe così emozionanti può dare un senso diverso a ciò che ci attende là fuori. Nessuno potrà portare via i nostri ricordi!
Che belle parole! Spero allora di averti emozionato come tu hai fatto con me. Che la giornata ti porti molto di buono!
no, davvero, è qualcosa di bello, Roberto: un’intensità dolorosa, un dolore dolce, una dolcezza che si ritrova nel modo in cui la madre introduce il bambino al mondo infinito della perdita. Leggo che è un tuo ricordo, e dico che l’hai non solo rielaborato in modo convincente e valido artisticamente ma anche che hai forse mandato un bacio al nonno.
Grazie Francesca, veramente. Il tuo commento inevitabilmente mi inorgoglisce, e le tue ultime parole mi commuovono.
Che dolcezza e quanta eleganza in questa bellissima fotografia. Una delle cose più belle che ho letto. Mi sembra di viverlo, questo ricordo, inquadrato da una madre che marchia a fuoco quel momento nella mente del bambino. Mi sembra di capire che si tratta di una sorta di sogno, forse, in cui la mamma ricorda al bambino che quello è un ricordo importante da tenere sempre con sé. Importante non tanto per essere il primo, ma perché è l’ultimo.
Grazie per questa bellissima condivisione.
Ciao Giancarlo. Questo, arricchito naturalmente da licenze narrative, è in assoluto quello che considero il mio primo ricordo: mio nonno che viene a prendermi per portarmi a fare un giro. Ed è altrettanto vero che è l’unico che ho di lui. Sarebbe morto poco dopo. In realtà, di mio nonno ricordo non tanto i suoi tratti quanto l’amore di bambino che provavo per lui. Il resto l’ho ricostruito grazie alle fotografie e ai racconti. Quando mi parlano dei suoi aspetti caratteriali mi ci rivedo tantissimo, più di qualsiasi altro parente, più che nei miei genitori. Mi piace pensare che in quella giornata trascorsa assieme, che purtroppo ho cancellato dalla mia mente ma che è comunque rimasta da qualche parte, mi abbia trasmesso qualcosa di sé che mi accompagna ancora adesso.
La mamma tenta di rendere indelebili dei ricordi che altrimenti, vista l’età del figlio, sarebbero destinati a sbiadirsi nel tempo, come se in questo modo il nonno continuasse a restare per sempre vivo in quel fermo immagine. Mi è piaciuto il riferimento ai colori e ai dati visivi per cristallizare quel ricordo. È un racconto molto commovente.
Grazie A F, il ricordo di quell’incontro con mio nonno fuori dalla porta di casa viene spesso a trovarmi nel corso della mia vita.
Come è malinconico questo LibriCK, mi ha colpito per la sua delicatezza, per l’incontro tra tre generazioni unite dal filo dei ricordi e delle esperienze soggettive. Mi è piaciuto.
Grazie Tiziano, sono felice che ti sia piaciuto, e che siano arrivati tutti questi aspetti.
Hai dipinto un quadro di Matisse con le parole, tocco leggero ma che entra dentro nello spirito, sai evocare scenari, momenti magici, da gustare lentamente sperando che non si volatilizzino, incisivo nella sua apparente semplicità, laddove ogni frase, ogni parola ha in sé altri significati racchiusi.
Per questo si presta a diversi livelli di lettura, ecco perché è una magica evocazione.
Grazie Rudy, ripongo in cassaforte il tuo commento e, bello tronfio, aggiorno la combinazione per sicurezza
Grazie Roberto per avermi aiutata a spalancare lo scrigno dei ricordi. Io, al mio nonno, dicevo ‘vai via brutto straccione, e lui rideva. Naturalmente me lo hanno raccontato e io quel ricordo lo custodisco ben stretto. Il tuo racconto è una piccola perla, scritto molto bene, liscio liscio. Essenziale al punto che non c’è bisogno di dire altro. Molto commovente l’immagine della madre. Bravo
Affetto e allo stesso tempo tensione. Mi ha colpito il modo di spiegare cosa siano i ricordi.
I miei complimenti, al tuo impegno e sopratutto alla passione che si nota riga per riga nel tuo racconto.
Quante parole di apprezzamento in una volta sola! Grazie Giglio.