
Il primo esame
Serie: Planavamo a stento
- Episodio 1: L’incontro
- Episodio 2: L’inizio della frequentazione
- Episodio 3: La nascita dell’amicizia
- Episodio 4: L’aeroclub
- Episodio 5: Il volo
- Episodio 6: Il gruppo storico
- Episodio 7: Le ragazze
- Episodio 8: L’appuntamento
- Episodio 9: L’impatto con gli esami
- Episodio 10: Il primo esame
- Episodio 1: La bottiglia
- Episodio 2: Secondo tentativo
- Episodio 3: L’esame
- Episodio 4: L’Interrail-La partenza
- Episodio 5: Interrail-Il viaggio
- Episodio 6: Si ricomincia a studiare
- Episodio 7: Il piano
- Episodio 8: Un’audace incursione
- Episodio 9: Il colpo di mano
- Episodio 10: Effimera tranquillità
- Episodio 1: Nuove difficoltà
- Episodio 2: La sconfitta
- Episodio 3: Il colpo
- Episodio 4: La fuga
- Episodio 5: Una specie di addio
STAGIONE 1
STAGIONE 2
STAGIONE 3
Arrivò il giorno dell’esame e nel viaggio in macchina parlammo poco. Entrammo nell’atrio della Facoltà e a me sembrò di immergermi in una sorta di liquido scuro e angoscioso che mi bloccava il respiro. Arrivammo nella grande aula dell’esame e ci sedemmo su due banchi vicini, anche se piuttosto distanziati. Alcuni posti erano già occupati, altri venivano occupati man mano che gli studenti entravano: c’erano quasi tutti quelli del nostro corso, segno che la maggior parte aveva fatto il nostro stesso piano, pensai. Non sapevo se interpretarlo come un buon segno oppure no. I tanti ragazzi rampanti e sicuri che avevo imparato a conoscere ora avevano un atteggiamento dimesso, erano abbastanza silenziosi e nessuno ostentava fiducia: per tutti era il primo esame all’università e il fatto che era uno scritto e che tutto sommato poteva assomigliare a un compito in classe al Liceo non cambiava l’atmosfera ansiosa che si respirava.
L’aula era una delle tante stanzone spoglie con l’aria di luogo stabilmente provvisorio che avevano tutte le parti di quella Facoltà. I soliti finestroni alti che servivano da lucernari impedivano di vedere di fuori davano un senso di claustrofobia che aumentava la nostra ansia. I banchi erano bianchi a due posti, in cui però per l’esame se ne poteva occupare solo uno.
Aspettammo per una decina di minuti che sembrarono interminabili e poi entrò nell’aula il Professore che avevamo seguito durante gli ultimi mesi a lezione. Era un uomo sottile e di bassa statura, con capelli lisci e baffetti, di età indecifrabile e che aveva sempre una specie di piccolo sorriso a labbra strette che non trasmetteva nessuna allegria.
Ci salutò, posò la borsa sulla cattedra centrale ed estrasse una pila di fogli fotocopiati su un lato solo e chiese a uno degli studenti vicini di aiutarlo a consegnarli. Lo studente prese una metà dei fogli e sbirciò il primo e ci sembrò che la sua espressione diventasse più insicura e spaventata.
Quando i fogli furono tutti consegnati il professore disse che avevamo due ore di tempo per terminare il compito e consegnarlo e si sedette dietro la cattedra.
Io guardai il testo e sentii una voragine che si apriva improvvisa dentro il petto, come quando in altalena si inverte la salita e comincia la discesa. C’era la descrizione di tre problemi e nessuno di essi mi sembrava famigliare, anche se di problemi di esame ne avevamo fatti ormai quasi una cinquantina e avremmo dovuto subito riconoscere la tipologia.
Questi invece affrontavano argomenti che non avevamo mai incontrato e ponevano quesiti che non riuscivo a decifrare immediatamente.
Guardai Carlo e lessi nel suo sguardo lo stesso smarrimento che sentivo dentro di me: mi guardava anche lui e scuoteva la testa come un pugile frastornato dopo aver ricevuto un colpo diretto.
Anch’io mi sentivo alle corde, ma cercai di calmarmi, presi dei fogli dentro la borsa e tirai fuori la penna. Poi rilessi il testo del primo problema e cominciai a orientarmi e a cercare le strade per impostare uno svolgimento.
Iniziai a intravvedere una metodologia, ma certo dovevo pensare, mentre ormai i procedimenti degli esercizi d’esame li conoscevamo immediatamente e riuscivamo a impostarli in automatico: il problema era quello svolgere i calcoli e i passaggi in modo corretto per arrivare alle risposte.
Il Professore ci guardava con il suo sorriso strano, sembrava che si fosse aspettato la nostra reazione, e anzi avesse cercato deliberatamente di provocarla.
Cercai di dare qualche suggerimento a Carlo, lui comprese qualcosa e annuì. Poi cominciammo a scrivere formule e passaggi, ma spesso dovevo tornare indietro e cercare un’altra strada e intanto le due ore passavano veloci. Stavo improvvisando e mi sentivo come un musicista a cui fosse stato cambiato lo spartito che aveva provato per mesi prima di un concerto importante e che cerca di suonare lo stesso, ma senza nessuna rete di protezione e nessun margine di sicurezza, conscio di star facendo continui errori davanti a un pubblico esigente che non li avrebbe perdonati.
Arrivammo al termine: io ero riuscito a portare a termine a fatica due problemi su tre, gli stessi di Carlo con cui eravamo riusciti a passarci qualche informazione con i segni delle labbra e con qualche foglietto lanciato sotto i banchi, frutto di tante prodezze dei tempi del liceo.
Molti studenti si erano alzati nel corso delle due ore ed erano usciti sconsolati senza consegnare: mi erano sembrati soldati in posizioni insostenibili che pian piano cedevano e si ritiravano per evitare danni peggiori.
Consegnammo entrambi e firmammo l’elenco che il professore aveva portato con sé. Vedemmo subito che meno di un terzo degli iscritti all’esame erano riusciti a consegnare e io mi sentivo un grumo di preoccupazione dentro il petto.
Uscimmo dall’aula e ci avviammo in fretta verso la macchina: nessuno di noi due aveva voglia di fermarsi a parlare con i pochi studenti rimasti.
Entrati in auto Carlo esclamò: “Ma porca puttana, che cazzo di esercizi!”
“Hai ragione, porca troia! Non si erano mai visti prima!”, dissi io.
Carlo diventò pensieroso e poi disse: “Però è anche colpa nostra. Ci siamo distratti troppo quando studiavamo, non poteva andarci bene. Dobbiamo essere più concentrati”.
“Ma dai non è vero: abbiamo fatto più di 50 esercizi di esame. Ma come cazzo si fa a dare delle robe del genere: è un anno che stiamo dietro a questo stronzo di un professore e poi ci troviamo all’esame a dover improvvisare”, dissi io, e poi urlai: “Cazzo!” dando un pugno sul cruscotto.
Eravamo tutti e due in piena agitazione e continuammo a discutere fra noi e urlare insulti verso i professori e l’università.
Nel viaggio di ritorno intanto tutto il compito e lo svolgimento mi tornavano in mente e mi apparivano tutti gli errori fatti: ogni volta che ne scoprivo uno mi usciva una parolaccia. Per quando fummo arrivati a casa e lasciai Carlo avevo praticamente corretto mentalmente tutto il compito: senza l’assillo del tempo e dell’esame mi sembrava tutto chiaro, anche se erano problemi completamente nuovi. Non riuscivo a capire come fosse possibile e non mi ero neanche sforzato nel ripensare al compito, lo svolgimento corretto e quello che invece avevo scritto io mi erano semplicemente scorsi nella mente in automatico ed erano emersi spontaneamente, tanto che persino Carlo sembrava stupito. Questo fatto mi sembrava un segno che la nostra preparazione era buona, al contrario di quello che sosteneva Carlo, ma anche che non eravamo riusciti a resistere all’ansia e all’insicurezza di problemi diversi da quelli a cui eravamo abituati e non mi aspettavo una situazione del genere.
I giorni dopo dopo provammo a ripassare qualcosa per l’orale, ma poco convinti e senza riuscire a combinare granché e quindi decidemmo di aspettare la correzione del compito che ci sarebbe stata la settimana successiva.
Quando tornammo in Facoltà andammo diretti nell’atrio del Dipartimento a guardare la bacheca e come temevamo non eravamo stati ammessi all’orale: il voto non c’era, dato che era stato assegnato solo ai quattro studenti che erano stati ammessi, sulla cinquantina che si erano presentati all’esame. Due avevano preso 15, uno 16 e solo uno una piena sufficienza con 24.
Nel pomeriggio in un’aula della Facoltà il professore aveva organizzato una correzione del compito e noi ci andammo, insieme a quasi tutti gli studenti che avevano partecipato all’esame.
Il professore all’inizio ci disse che era deluso che così pochi avessero superato l’orale, ma non sembrava stupito, anzi mi sembrava di vedere in lui un atteggiamento quasi compiaciuto. La cosa mi irritò molto e così alzai la mano.
Quando mi diede la parola gli chiesi: “Mi scusi Professore, ma perché sono stati assegnati problemi così diversi da quelli che avevamo visto a lezione e anche rispetto ai compiti di esame delle passate edizioni?”
Lui rispose: “Mi aspettavo questa domanda. Vedete ragazzi, voi dovete capire che questa è una Facoltà molto selettiva e solo pochi di quelli che si iscrivono riescono ad andare avanti. Noi ci teniamo molto a non abbassare la qualità e la selettività di questa Facoltà e quindi dovete essere pronti ad affrontare anche problemi nuovi”.
Io insistetti. “Ma non è corretto che a lezione per un anno si mostrino determinati argomenti e problemi e poi si faccia l’esame su cose mai viste.”
Lui mi guardò sempre con il suo sorriso ironico e rispose. “Vede, un laureato uscito da una Facoltà di Ingegneria deve essere in grado di superare anche difficoltà inattese.”
Poi si alzò, facendo capire che il colloquio era finito. Io lo guardai uscire mentre pensavo che davvero quella a cui avevamo assistito all’esame era stata una mattanza premeditata con l’unico scopo di sfoltire le fila degli studenti: se volevamo andare avanti non sarebbe bastato studiare, ma dovevamo riuscire a resistere e a difenderci da queste situazioni, come soldati che devono fare attenzione alle imboscate.
Mi sentivo insicuro e completamente sfiduciato: poi guardai Carlo e gli altri studenti che erano con noi nell’aula spoglia e mi sembrò che l’angoscia e lo scoraggiamento ci investissero come un’onda di marea in cui tutti ci dibattevamo con disperazione.
Serie: Planavamo a stento
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- Episodio 2: L’inizio della frequentazione
- Episodio 3: La nascita dell’amicizia
- Episodio 4: L’aeroclub
- Episodio 5: Il volo
- Episodio 6: Il gruppo storico
- Episodio 7: Le ragazze
- Episodio 8: L’appuntamento
- Episodio 9: L’impatto con gli esami
- Episodio 10: Il primo esame
Descritto perfettamente un esame di ingegneria. Non mi è stato minimamente difficile trovarmi lì. Anche io come i due amici ho una storia molto simile con il mio amico per l’esame di analisi 1. Veramente una bella serie, ho divorato la prima stagione in un lampo e ripercorrendo la mia esperienza iniziale dell’università.
“luogo stabilmente provvisorio”
😂
Ciao Federico, davvero gradevole, rendi bene l’atmosfera degli esami. Ci sono alcune imprecisioni grammaticali, magari ti mando qualche PM per segnalarteli. Ma…questo non dovrebbe essere l’episodio 10 e quello che è ora il 10 non dovrebbe essere il 9?
Si, hai ragione, sono stati invertiti gli episodi.
Purtroppo fa tutto il sito e spesso sbaglia.
Per gli errori e le imprecisioni che mi vorrai segnalare ti ringrazio in anticipo
Bravo! Si è sentita tutta la tensione mista alla paura pura. Mi sono ricordata il mio primo esame di tedesco 😱