
Il primo libro non si scorda mai
Serie: La frontiera
- Episodio 1: La preda
- Episodio 2: La tana e il Mulino
- Episodio 3: L’odio
- Episodio 4: La fuga
- Episodio 5: Oltre la frontiera
- Episodio 6: Aurora
- Episodio 7: Gratitudine
- Episodio 8: Scusa per il pugno che mi hai dato
- Episodio 9: È così facile la felicità
- Episodio 10: Meglio il sasso che la mina
- Episodio 1: Sensibilità, attenzione ed affetto
- Episodio 2: E, in lontananza, il mare
- Episodio 3: Omar il turco
- Episodio 4: La storia raccontata da Omar
- Episodio 5: La cura migliore
- Episodio 6: Il primo libro non si scorda mai
- Episodio 7: Confinati nella villa
- Episodio 8: Lezioni di umanità
- Episodio 9: Il grande potere delle immagini
- Episodio 10: Se è destino tornerà
- Episodio 1: Il viaggio per mare
STAGIONE 1
STAGIONE 2
STAGIONE 3
Le giornate trascorrevano piacevolmente. Claudio era tornato alla villa e il gesso, con il quale Gianpiero aveva immobilizzato la parte inferiore della sua gamba destra, gli aveva permesso di abbandonare il letto e di stare in nostra compagnia nel giardino a goderci il tiepido sole del pomeriggio. Io mi sdraiavo, chiudevo gli occhi e ascoltavo le voci di Omar e Fatima che ci raccontavano episodi di quando erano più giovani, in un mondo molto diverso dal presente. Noi eravamo curiosi di conoscere come fosse la società prima del conflitto perché usanze e sentimenti per loro normali come corteggiamento, matrimonio e amore per i figli erano a noi sconosciuti. Nell’Unione i rapporti di coppia erano, salvo rare eccezioni, molto materiali: si faceva sesso per soddisfare un bisogno e, sbrigata la pratica ognuno si sentiva svincolato. Le nascite erano limitate da una dilagante infertilità ed i rari neonati venivano tolti subito alle madri che tornavano veloci al lavoro. Padri che rivendicassero la paternità non ne avevamo mai conosciuti. Omar, che dell’organizzazione sociale dell’Unione qualcosa conosceva, non si dimostrò particolarmente colpito ma Fatima quasi arrivò alle lacrime definendo disumano il sistema e incomprensibile la passività della popolazione. Le spiegammo che non avevamo termini di paragone e che solo ora, essendone usciti, sapevamo di un modo diverso di vivere e come non fosse facile, per noi quanto per lei comprendere.
Chiacchierando con Omar e Fatima si intuiva la vasta cultura che possedevano: mentre noi non avevamo quasi mai aperto un libro loro citavano con disinvoltura titoli ed autori. Ci chiesero delle nostre letture e Aurora si commosse ricordando la madre che la sera, per accompagnarla al sonno, le leggeva delle fiabe e “La piccola fiammiferaia”, quella che preferiva, era ancora ben viva nella sua mente. Possedeva qualche libro che il fratello era riuscito a nascondere nel suo sacco il giorno in cui i genitori furono arrestati e loro rinchiusi in collegio. Uno di questi, amato dalla madre, era l’antologia di poesie di Garcia Lorca, libro divenuto, per ragioni diverse, molto a caro anche a me. Marco, invece, raccontò che nelle case abbandonate in cui si rifugiava per dormire, trovava spesso dei libri ma li usava come esca nell’accendere il fuoco perché parlavano solo di guerra e violenza, argomenti fin troppo presenti nella sua quotidianità.
Io, come Claudio, stavo zitto, nella speranza di non essere chiamato in causa, ma, alla precisa domanda su quale libro fosse il mio preferito risposi sinceramente di non averne mai letto uno. I miei amici non se ne stupirono ma Omar e Fatima rimasero esterrefatti.
«Davvero Lukas non hai mai letto un libro?» mi chiese Omar.
«No Omar, neanche a scuola, solo qualche manuale tecnico.»
«Ma è inaudito!» esclamò, «Non è possibile!» Si avvicinò e mi fece alzare invitandomi a seguirlo. Tutti si accodarono. Ci portò nel suo grande studio dove un intero lato era occupato da una elegante scaffalatura in legno scuro sulla quale erano stipati centinaia di volumi disposti, credo, per argomento.
«Li hai letti tutti?» chiesi.
«No, ma mi auguro mi resti il tempo per rimediare.» rispose con ironia. «Ti farò cominciare con qualcosa di semplice che ti appassioni.» disse, mentre con l’indice scorreva leggero sul dorso dei libri, quasi a carezzarli. «Eccolo,» esclamò contento, «Il richiamo della foresta di Jack London. Ti piacerà. Lui da giovane era come te, un po’ selvaggio, diciamo. E poi questo, I figli del capitano Grant di Giulio Verne.»
Mi porse i libri e il suo indugiare nell’affidarli alle mie mani mi fece capire quanto li amasse.
«Quando li avrai letti ne parliamo, ti va?» lo chiese stringendo le mie mani sui suoi libri, quasi a voler passare a me, per contatto, quella passione che faceva brillare i suoi occhi.
«Mi affidi un compito che non so se saprò portare a termine. Ci metterò impegno Omar, ma se non ce la facessi non dovrai sentirti deluso.»
Probabilmente confondevo il leggere con lo studiare, intendendo per ‘studiare’ quell’attività monotona alla quale eravamo costretti in collegio e non all’interesse di approfondire un argomento per trarne conoscenza e appagamento.
Mai avrei immaginato di cadere a capofitto nelle avventure create da uno scrittore: mi ritrovai a correre, trainando una slitta, nelle foreste dello Yukon coperte di neve, inseguito da malfattori che volevano derubare il mio padrone di quel poco oro che aveva strappato al torrente o rincorso da un branco di lupi che bramavano la mia carne. Quei posti, coperti di abeti e laghi ghiacciati mi riportavano alla frontiera ma l’agire dei protagonisti, pur essendo a volte crudele, aveva una finalità consapevole e quindi, completamente diversa da quella spietata richiesta a noi guardie. Faticavo a interrompere la lettura e, maleducato com’ero, mi portavo il libro perfino a tavola e per questo venivo preso in giro e obbligato, mio malgrado, a lasciarlo chiuso e a raccontare, piuttosto, di ciò che avevo letto. Fu così che mi scoprii brillante narratore: prendevo le storie di London e le arricchivo di particolari, ma senza esagerare e con il dovuto rispetto per l’autore. Omar, che quelle storie le conosceva bene, rideva compiaciuto della mia audacia e del mio entusiasmo e si vantava di aver intuito subito la vena di ‘creativo’ insita nel mio essere.
Il mio inatteso amore per i romanzi contagiò un po’ tutti. Capitò così che il giardino antistante alla villa si trasformasse in sala di lettura: luogo ameno e silenzioso dove ognuno si perdeva nelle vite di personaggi che, per una sorta di miracolo, uscivano da quelle pagine per trovare posto nella nostra mente e, talvolta, anche nel nostro cuore.
Ma la pace di quei giorni era troppo bella per durare a lungo e un pomeriggio, mentre ci gustavamo il caffè, giunse Anton a riferire qualcosa di importante. Omar, dopo un breve colloquio col ragazzo ci chiese con voce preoccupata di seguirlo nel suo studio.
Serie: La frontiera
- Episodio 1: Sensibilità, attenzione ed affetto
- Episodio 2: E, in lontananza, il mare
- Episodio 3: Omar il turco
- Episodio 4: La storia raccontata da Omar
- Episodio 5: La cura migliore
- Episodio 6: Il primo libro non si scorda mai
- Episodio 7: Confinati nella villa
- Episodio 8: Lezioni di umanità
- Episodio 9: Il grande potere delle immagini
- Episodio 10: Se è destino tornerà
Da un certo punto in poi ho avuto la sensazione di essere catapultata in una serie diversa. La mia testa è diventata leggera e l’immaginazione ha iniziato a galoppare come quella di Lukas.
Hai descritto perfettamente ciò che prova un lettore immerso in una storia che lo prende fin dentro le viscere, quel morboso attaccamento al libro anche nei momenti meno opportuni.
Quando hai citato Jules Verne, lo ammetto, mi sono emozionata: è uno dei miei autori preferiti, tanto da averci fatto la tesina per l’esame delle superiori! 😸
Grazie Giuseppe, perché per il tempo che ti ho letto sono stata bene. 🪻🪻🪻🪻
Ciao Giuseppe, a volte siamo troppo critici con noi stessi. Hai scritto un altro bel episodio e l’omaggio che fai ai libri e alla lettura è un nuovo modo per aiutare Lukas ad amare la vita, a scoprire cosa si è perso e a imparare a sognare. Molto bravo!
Grazie Melania, mi dai fiducia e mi fa bene. 🌹
A me sembra bello com’è. Se posso, aggiungerei che hai fatto bene a tagliare la sequenza in cui Omar differenzia fra i libri di London, perché avrebbe rallentato la narrazione in un punto in cui è particolarmente bella.
Ciao Giancarlo, ti ringrazio per l’incoraggiamento, ne ho bisogno. 😜
Lo sapevo, non poteva durare, accidenti. Che bello quel giardino, e quel tavolo da colazione attorno al quale riunirsi a parlare di storie affascinanti e avventure fantasiose, magari al risveglio da una notte romantica. Che bello questo intervallo, questo respiro di felicità. Come mi piacerebbe, a volte, godermene uno bello lungo.
“lo chiese stringendo le mie mani sui suoi libri, quasi a voler passare a me, per contatto, quella passione che faceva brillare i suoi occhi.”
Quest’idea che con il libro ceduto o prestato, riuscissi a trasmettere a qualcuno anche la meraviglia, la bellezza e l’amore per quel libro stesso, l’ho vissuta anch’io!!! 👏 👏 👏
Ed è stupendo, soprattutto se per questo ti ritorna gratitudine!
Quanta poesia e quanto insegnamento, ancora e ancora, in questo bellissimo episodio. Ma non ti stanchi mai? 🙂
A parte la battuta, davvero bello. Proprio stamattina parlavo con una persona che qualche anno fa ha subito un allagamento e ha perso circa 2000 libri che aveva accumulato nella sua vita e teneva in uno scantinato. Non oso immaginare il dolore e il lutto… Questo episodio dice molto dell’importanza del leggere che per alcuni di noi, speriamo sempre di più, diventa un atto naturale e necessario, come respirare.
Perdere i libri è doloroso, a me è successo per altre motivazioni… tipo una separazione in età giovane e li ho persi, tutti i libri della mia gioventù, compreso Zanna Bianca regalo di mia mamma per i miei nove anni. Che tristezza!
Io avevo una vicina di casa, una cara amica ai tempi, grande lettrice, cubana con il desiderio di imparare bene l’italiano. Le prestai moltissimi libri, poi lei si separò dal marito, andandosene con i miei libri…Piano, piano me li sto ricomprando tutti:)
Il primo libro non si scorda mai, concordo. In generale i libri per ragazzi sono i più importanti, almeno per me è stato così e sono rimasti quelli i miei preferiti, perché leggere a quell’età non era solo un piacevole passatempo. Ce li ho ancora qui con me quei primi libri.
L’ho citato nella risposta a Cristiana… il mio primo libro, adorato, amato. Una reliquia che ogni volta che prendevo in mano mi restituiva il profumo dell’amore di mia madre. Una delle poche cose che cambierei nel mio passato. Tienili cari i tuoi libri, sempre, senza distrazioni.
Bellissimo questo episodio, un omaggio alla letteratura, al piacere di conoscere i libri e, attraverso di loro, noi stessi. Mi sono piaciuti i titoli che hai scelto. Rispecchiano i personaggi. Una sorta di libro terapia.
Grazie Dea, Lukas come me a nove anni non aveva mai aperto un libro ed ho trovato giusto farlo iniziare con quelli con cui ho cominciato io, facili ma non banali. ❤️
“Probabilmente confondevo il leggere con lo studiare,”
Verissimo questo passaggio. Mi è capitato di odiare libri soltanto perché mi erano stati “imposti” e di amarli, anni dopo, quando li ho ripresi per mio piacere personale e scelta.
Bella parentesi riflessiva in questa serie.Nel mondo di Lukas, come nel nostro, viene sottratta la fantasia. Che sia in modo subdolo o esplicito.
Si, e se togli la fantasia la vita è solo un foglio bianco senza una penna che scriva.
È proprio vero: c’è una bella differenza tra studiare un libro a scuola e leggerlo per il piacere personale. Mi è successo con la Divina Commedia. Quando la studiavo a scuola era noiosa, poi quando ho acquistato il libro, tanti anni dopo, e l’ho letta per conto mio, l’ho amata❤️
Potrei dirti la stessa cosa rispetto ai “Promessi sposi” che ho detestato per tutta la IV superiore, quando la professoressa l’aveva scelto come romanzo accompagnatorio per tutto l’anno scolastico. L’ho riletto in età adulta e l’ho apprezzato per quello che è: il primo romanzo scritto in italiano “moderno” da una mente, forse troppo religiosa, ma sicuramente brillante e positiva. Grazie Arianna! 🌹
Un libro in un librick ci sta sempre bene. Un episodio piacevole, senza parlare di guerre e di violenza “argomenti fin troppo presenti nella sua – e nostra – quotidianitâ”.
La scelta sul libro di Jack London ci sta.
Il mio preferito “Martin Eden”.
Lo avevo messo Martin Eden e Omar gli diceva… no questo no, lo leggerai dopo e ne discuteremo il finale assieme… Ho pensato che per Lukas fosse troppo impegnativo come inizio. Grazie Maria Luisa!!! Un abbraccio.
Penso anch’io che iniziare con Martin Eden non avrebbe predisposto, positivamente, alla lettura Lukas…visto anche il finale.
Si, poteva ‘catturarlo’ solo con l’avventura poi Lukas, presa confidenza con la lettura, avrà tempo per contenuti più profondi. Grazie Concetta. 🌹
«Eccoli,» esclamò contento, «Il richiamo della foresta e Zanna Bianca di Jack London, ti piaceranno, lui da giovane era un po’ come te, un po’ selvaggio, diciamo. E poi questo… no, no Martin Eden lo leggerai dopo e ne discuteremo assieme il finale. Non ti do alcun consiglio, se leggere fa per te lo capirai subito. Mi raccomando, inizia con Il richiamo della foresta.»
Credo di essere in crisi creativa, ho scritto e riscritto troppe volte questo episodio! Non voleva uscire, così, stufo, l’ho pubblicato anche se poco convinto. Mai come ora sono a chiedervi aiuto: correzioni e suggerimenti sono ben accetti, anzi desiderati. Grazie