Il primo passo

Serie: Il drago e il mutaforma


"Muovere il primo passo su questa strana via è forse la cosa più azzardata e improbabile che abbia mai scelto di fare. Eppure, chissà come, nell’anima mi pare anche la più serena e felice della vita intera."

A volte mi lego i capelli stretti stretti in cima al capo, come fossi un samurai. 

Mi aiuta a sentirmi decisa, ad affilare il mio intento e dargli essenza, a trovare la mia forza. Li ho legati così quando ho seguito il funerale di mia madre. Ricordo il corteo breve e silenzioso, con la traccia della donna che era stata in questa vita che mi chiamava da vicino e mi tirava i vestiti. Se avessi avuto i capelli sciolti di certo li avrebbe strappati. Avrei voluto ignorarla, nella speranza si allontanasse sulla scia che sempre porta lontane le anime, invece lei si agitava e mi afferrava, con tanta paura da darmi le vertigini, con tanta foga da farmi quasi svenire. Li tengo legati stretti anche quando qualcuno chiede il mio aiuto perché sta molto male, così male da non ricordare più il proprio nome o il motivo per cui vivere. Se non li avessi così stretti e compatti, rischierei di sentire da vicino il dolore, certamente finirei per specchiami in esso e saremmo entrambi svuotati, bisognosi d’esser salvati. Anche nella vita ordinaria però spesso mi stringo tutti i capelli nella coda o li serro forte, ad esempio quando voglio concentrarmi, organizzare qualcosa, fare i conti. O anche per camminare dritta alla meta senza distrarmi.

Altre volte però, sempre per camminare, i capelli al contrario li sciolgo.

Accade se passeggio in campagna o nei viali tra gli alberi, specialmente se c’è qualche raggio di luce. Mi accarezzano il viso e le spalle, riflettono il sole, mi suggeriscano idee e atmosfere, mi raccontano delle foglie sotto cui passo. Mi piace lasciar volare i capelli quando faccio i suoni che servono a sentire in me il cervo, con le corna che piano emergono dalla fronte sotto i ciuffi disordinati e la risonanza che mi vibra nella fronte e nell’arco dei denti. Il mio drago dice che acconciare i capelli è il mio modo di sentire il maschile e il femminile che è in me, chiamare una parte o l’altra a sostenermi.

Altre volte ancora tuttavia, che sia vera o meno la teoria del drago, i capelli amo anche intrecciarli e sovrapporli.

Li pettino a lungo a raccoglierli in ciocche, decorazioni, ciuffi ordinati e piccoli. Mi rilassa e crea armonia nelle mie emozioni. Lo faccio in solitudine, se si fa eccezione per i compagni invisibili, per il drago e gli animali svegli che spesso sbirciano il mio gioco dalle porte e dalle finestre di casa. Oggi ho intrecciato appunto i capelli, prima di scrivere queste righe: volevo sentire l’uomo e la donna che sono io, volevo stessero insieme. Volevo si tenessero la mano per farsi a vicenda coraggio, perché muovere il primo passo su questa strana via è forse la cosa più azzardata e improbabile che abbia mai scelto di fare. Eppure, chissà come, nell’anima mi pare anche la più serena e felice della vita intera.

Ecco, lo dichiaro e non tornerò indietro: da oggi, io voglio imparare a mutar forma.

Serie: Il drago e il mutaforma


Avete messo Mi Piace4 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Brava Ilysa e complimenti per questa narrazione vicina alla fiaba, con un insegnamento intrinseco. Un linguaggio semplice ed evocativo che io personalmente apprezzo sempre. Molto originale la metafora dei capelli che esprime la nostra dualità. Da donna credo di avere un posto privilegiato all’interno delle tue parole e di comprendere il tuo messaggio. Noi siamo così, siamo due e siamo molti. Siamo spesso ciò che gli altri aspettano da noi. Tuttavia, a volte, è bello sciogliersi i capelli e non pensare più al resto. Sciogliersi i capelli e prenderci cura di noi. Grazie

  2. Anche a me è piaciuto molto lo stile. Mi piace anche molto l’argomento trattato, che riprende uno stereotipo di genere che non apprezzo. In questo caso mi piace perché lo stereotipo è usato solo per dare un nome a qualcosa che invece comprendo e condivido. Mi riferisco alla contrapposizione fra la parte più dura e determinata dell’animo umano con quella simpatetica, sensibile ma, forse, un po’ fragile. Servono entrambe, devono essere contemperate e qualche volta intrecciate. Ma non è vero che siano l’una maschile e l’altra femminile.
    No davvero.

  3. C’è chi, in questa vita, ha ricevuto un segno particolare: è il dono del cervo.
    Questo testo è di una tale bellezza da essere ampiamente degno di un “trovatore” come Branduardi.
    Bellissimo: sono rimasto senza parole.

  4. Trovo che questo episodio sia scritto molto bene, che sia capace di attirare l’attenzione anche di chi, come me, non è particolarmente amante del fantasy. Perché ha uno stile elegante, è calibrato nella scelta dei vocaboli ed evita accuratamente le ripetizioni.