Il primo sogno

Serie: Buio al tramonto


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Nick viene colto da un malore, e sogna. Ma il confine tra inconscio e realtà sembra essere così sfumato...

Capitolo 5 


4

Camminava lungo il sentiero quando il canto di una strolaga riempì l’aria. Nick si fermò, appoggiandosi allo steccato che delimitava il sentiero sul lato ovest, e fissò quella sagoma nera scintillante che era il lago. Un alito di vento gli sfiorò il collo. Sentì la pelle tirare. Robert aveva ragione: il verso di quell’animale era inquietante: simile all’ululato di un lupo, ma più stridulo. Non il grido disperato di un predatore, ma il lamento rassegnato di un uccello che vaga senza meta. Era un canto morto.

Strizzò le palpebre e si concentrò, nella speranza di scorgere quell’uccello. Ma gli unici bagliori erano quelli bianchi riflessi dalle onde. All’orizzonte l’oscurità era tale che il cielo e il lago sembravano dipinti dello stesso colore. Le stelle e i riflessi delle onde erano un unico sfavillare tremolante, e più guardava, più quelle scintille si concentravano in un punto al centro della sua vista. Nick fissò quel punto, assorbendone la luce e la sua testa, come un impianto elettrico in sovraccarico, iniziò a fargli male. Cercò di portarsi le mani alle tempie, uno sciocco tentativo di placare le fitte lancinanti, ma scoprì con crescente orrore di non sentire gli arti.

Il dolore si fece più intenso e pulsante, e le luci di cui era disseminata la sua visuale nera sempre più concentrate in quell’unico punto al centro del lago. Infine venne il buio. La testa non gli diede più alcun fastidio, e tutte le luci sparirono. Nick perse i sensi prima che la sua testa sbattesse sul sentiero di terra battuta.

C’era una luce potente dietro a una membrana scura. La luce veniva da tante fonti, e ogni tanto un’ombra passava sul velo nero. Dovevano essere i suoi occhi chiusi. Da poco lontano giungeva lo scroscio delle onde e suono di pneumatici che sfregano sull’asfalto.
Si concentrò sui suoni. Il vento portò al suo udito un verso inconfondibile: il garrito di un gabbiano. Fino a quel momento era convinto che gli unici volatili sul Makoyi fossero anatre e strolaghe. Come quella che aveva cantato… quanto tempo fa?
La luce gli invase gli occhi, quando li aprì, e dovette schermarsi la vista con la mano. Quando la macchia bianca al centro della visuale sparì, appoggiò il palmo in orizzontale sotto la fronte e si guardò attorno. Il lago era là, immenso e azzurro. Tutto attorno c’erano alberi, ma non erano pini. Erano querce, forse. I sentieri non erano quelli di montagna, venivano costeggiati da aiuole colorate. Un bagliore alla sua destra. Richiuse gli occhi di scatto. Si voltò e li aprì. Laddove finivano gli alberi, imponenti grattacieli di vetro si stagliavano contro l’azzurro. Si guardò le gambe. Conosceva quel posto: era il Millenium Park a Chicago.
Appoggiato sulle cosce c’era il suo laptop. Davanti a sé, una pagina scritta. Ne ignorava il contenuto, eppure doveva esserne lui l’autore. La stanghetta verticale lampeggiava alla fine di un paragrafo.
Un’ombra schermò la luce riflessa dai palazzi. Nick alzò lo sguardo, e vide una ragazza bionda in piedi di fronte a lui. La fissò a bocca aperta. Era bellissima. Pensò che poteva chiederle di uscire, e subito si disse che era un idiota. Aveva dimenticato il laptop e quello che c’era scritto. Lei sembrò intuire il suo stato confusionale, e sorrise.
“Mi chiamo Wendy. Posso sedermi?”
Lui non rispose, e lei si sedette lo stesso. Gli appoggiò una mano sulla spalla e gli disse: “Leggi.”
E Nick lesse:
“Due figure appartate in un capannone di legno. Di giorno le lame squarciano, alla sera tacciono e gli amori si incendiano. In un angolo della stanza c’è un materasso freddo, e poco più in là, gettati alla rinfusa, due camice e due paia di calzoni. Ci sono respiri affannosi, schiocchi di labbra, fruscii.
Tutto si ferma all’improvviso, e l’unico rumore è il cigolio delle molle del materasso.
“Hai sentito?”
“Sciocco, siamo soli.”
“Come fai a saperlo?”
“Conosco gli orari di questo posto. Praticamente è mio.”
I fruscii riprendono. È un amore segreto, illegittimo, il loro, e lo sanno. Ma non possono soffocarlo: in qualche modo devono amarsi. Il tempo accelera, e in un istante si uniscono altri rumori. Acciaio che si spezza, un clangore assordante. E poi bagliori che vengono dal basso, e passi pesanti sulle assi-“


Nick avvertì una scarica potentissima a centro della testa. Si portò le mani alle tempie e smise di leggere. Un’immagine gli balenò davanti agli occhi. Era velocissima ma lui riuscì a distinguerla: una visuale del lago Makoyi dall’alto. Il collegamento fu immediato perché era evidente l’insenatura a forma di bocca di cane, dove c’è il confine tra Rotten Bridge e un’altra cittadina di cui ignora il nome. Chi gli aveva parlato di quel dettaglio geografico? Nessuno, pensò.
Tornò il Millenium Park. Poi un’altra istantanea, che riconobbe immediatamente con orrore: un mucchio di ossa che fuoriuscivano dalla terra.
Una mano sulla spalla. È Wendy. Lo guardò con occhi dolci e sicuri e gli disse: “Vai avanti.”
Lui riprese a leggere:
“Chi è?” esclama una delle due voci. La sua figura si irrigidisce sul materasso.
Un fascio di luce squarcia l’oscurità e alcune figure – sette o otto, i ragazzi non riescono a contarli – fanno irruzione. Brandiscono bastoni, che calano sui corpi nudi. Corpi che si tingono di rosso. Dopo un po’ cessano le urla. Uno dei due riesce solo ad ansimare, mentre l’altro non respira. Il ragazzo ancora vivo apre gli occhi e guarda in segno di sfida. Ciò che vede è una lunga striscia di metallo, che un momento è alzata fino al soffitto, e un istante dopo gli spacca il naso.

Urlò, stringendosi il naso con entrambe le mani. Avvertì il caldo e un liquido appiccicoso gli passò fra le dita. C’era ancora la membrana scura, e un bagliore dietro di essa, che gli impediva di aprire gli occhi. Un rivolo caldo gli scorse lungo il collo infiltrandosi sotto il collo della t-shirt. Prima di svenire, Nick ascoltò. Non c’erano gabbiani. Solo le onde del lago e un ticchettio metallico. E il suono sbilenco della ghiaia del sentiero, pestata da passi irregolari.   

Continua...

Serie: Buio al tramonto


Avete messo Mi Piace4 apprezzamentiPubblicato in Horror

Discussioni