Il Professore

Serie: Insonnia


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Quartiere Arcella, periferia Nord di Padova. Umanità allo sbaraglio.

Passi veloci a sfuggire il letto. Sguardo basso su un marciapiede che ho già percorso. Silenzio. Umore nero che neanche la musica avrebbe potuto distrarre. Seguo i miei piedi, mani in tasca e pensieri drogati a rimbalzarsi in un continuo inutile lento scorrere.

Non so da quanto cammino e nemmeno che strada ho preso. Mi fermo. Il tempo di girare una sigaretta e ripartire.

– Sei qui per le stelle o per il silenzio?

Una voce roca ma gentile alla mia destra. Non mi volto subito. Alzo gli occhi a uno spicchio di cielo terso che le luci della città non riescono a spegnere le stelle.

Rimango li, bocca aperta, cartina e tabacco in mano a guardare. Folgorato e rapito da quella specie di magia. I pensieri si resettano come lo stand by del pc. Sono ancora lì, sopiti dietro lo schermo scuro, in attesa di un semplice click per ricominciare da dove erano rimasti.

– Il silenzio – e dopo una pausa appena accennata – e adesso le stelle! – conclude la stessa voce gentile.

Mi scuoto. Piazzetta Buonarroti. Quattro del mattino. Alla mia destra, seduta sulla panchina, sotto un paio di piccoli alberi rinsecchiti, una figura in penombra. Infagottata.

Mi avvicino lentamente. Lo sguardo rapito dal riflesso generato dalla luce fioca di un lampione su un calice di vino rosso retto da una mano guantata. La bottiglia è ai suoi piedi.

È un uomo anziano. Lo vedo spesso in quartiere. Rimbalza di bar in bar con il suo incedere claudicante. Si accompagna via via ad un ospite diverso scandendo con l’alcol le ore della giornata. Al mattina amaro. Mezzogiorno spritz, poi birra e a chiudere il vino.

Due occhi azzurri, piccoli e vivaci si piantano nei miei appannati da troppe sostanze. Alza il calice alla bocca bagnandosi appena le labbra. Un sorriso.

Senza dire nulla si abbassa a rovistare nel vecchio zaino di cuoio ai suo i piedi. Ne estrae con gesto cerimonioso un calice, lo pulisce con l’estremità della manica lisa di una giacca troppo grande e me lo porge.

Ipnotizzato lo prendo e aspetto che mi venga versato un’abbondante dose di vino. Mi siedo al suo fianco e senza una parola bevo tutto d’un fiato.

– Piano, piano, ragazzo mio – mi rimprovera con voce impastata -Troppa fretta. Lasciati il tempo di assaporare, di apprezzare le note amare, di guardare le stelle.

– Ho perso il gusto e la voglia di guardare il cielo, non ne sono più capace – rispondo secco mentre lui continua a sorseggiare lentamente il suo vino.

– Ma sai – mi risponde dopo un sorso più lungo – ci son momenti come questo, in cui devi uscire dalla caverna dei tuoi pensieri, guardare in alto e capire che non hai bisogno d’altro. Solo questo, un buon bicchiere di vino, il cielo, le stelle e il respiro.

– Ma allora perché tu bevi tanto? – gli domando guardando prima la bottiglia semivuota e poi il suo viso.

Sorride di nuovo, questa volta con un velo di tristezza.

– Non fraintendermi. Non bevo per stordirmi e dimenticare. Bevo per ricordare con meno dolore.

– Ancora – aggiunge versandomi un nuovo bicchiere di vino – Riproviamo.

Porto il calice alla bocca e faccio un piccolo sorso. Trattengo tra la lingua e il palato. I tannini iniziano a sciogliere l’impasto nella mia fauci. Un silenzio profondo, denso, mi rimbomba nelle orecchie e mi penetra le ossa. Ingoio. Occhi fissi al cielo a osservare quei punti luminosi che iniziano a pulsare al ritmo del mio respiro. Non lo guardo più, non serve.

Le sue parole arrivano lente e il suo dolore si mischia al mio. Parole dolci e amare di un passato a me così presente da bruciare dentro come la fiamma di un camino appena acceso.

Era bella.

È bella.

Era la mia vita.

È la mia vita.

E la persi.

E l’ho persa.

L’amore. L’alcol. Le bugie. L’amore. Il tradimento. Le bugie. La droga. L’amore. La perdita.

Un incastro di errori, i suoi e i miei. Di mancanze, di dolore, di amore, di violenza e di passione. Una comunanza di immaturità, follia e incapacità di vivere.

E poi la malattia a cancellare tutto. A rendere inutile la redenzione. Quell’ultimo saluto e quell’ ultimo respiro di lei rimasto agganciato al suo per sempre, come un tatuaggio impresso a marchiare l’anima.

Un racconto lucido, lungo e lento, dolente e felice e ancora dolente. Sconnesso di aneddoti senza una cronologia. Una cadenza strozzata dalla commozione e dall’alcol.

– Offrimi una sigaretta! – Mi dice secco, interrompendo il flusso di parole.

Mi scuoto, appoggio il bicchiere a terra e comincio a rollare la sua e la mia sigaretta. Una lacrima scende lenta sul suo viso avvizzito. Gli occhi lucidi piantati nei miei, e con voce tagliente:

– Non lasciare che i pensieri travolgano il dolore. Non lasciare che il dolore guidi i pensieri. Lascia che quelle stelle siano una partenza e non il punto di arrivo. Non essere me. Nietzsche diceva che bisogna avere un caos dentro di sé per generare una stella danzante. Io ormai ho solo il caos! Tu puoi ancora ballare.

– Lei ha ancora stelle – rispondo convinto e spinto dalla tenerezza di quella lacrima.

– No ragazzo. Le mie stelle sono offuscate – mi dice volgendosi a guardarle.

Gli porgo la sigaretta, accendo la sua e la mia. Rimaniamo a sorseggiare il vino in silenzio, lente aspirate e lunghi sbuffi di fumo a mischiarsi nell’aria come le nostre vite, le nostre storie e i nostri pensieri. 

Serie: Insonnia


Avete messo Mi Piace9 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Bello questo! C’è una cosa che mi colpisce di questa serie: i luoghi. Sembrano anch’essi un personaggio. Un marciapiede, un lampione, un tunnel, un pezzo di cielo stellato tra gli edifici sono come personaggi nello sfondo. Lo trovo interessante perché non ti soffermi troppo a descriverli. Con poche parole riesci a renderli presenze vivide nel racconto. Davvero bello

    1. Grazie Guglielmo, mi piace questa tua analisi! La cosa è totalmente inconsapevole, probabilmente il legame che mi lega al mio quartiere e ai luoghi che attraverso quotidianamnete, notti comprese, è più profondo di quello che pensavo.

  2. Soffro anch’io di insonnia e leggendo i tuoi episodi mi viene quasi voglia di fare come lui: invece di rigirarmi nel letto, quasi quasi andrei in giro anch’io a farmi una chiacchierata con qualcuno!

  3. Nella bellezza di quello che sai scrivere, forse, qui ho trovato la migliore fra le bellezze. Hai messo da parte la solitudine dei tuoi personaggi e hai sfoderato un incontro da dieci e lode. Un confronto fra anime perse, fra chi dal caos interiore ne ricava una stella danzante. Complimenti per questo episodio toccante e bellissimo.

    1. Cavolo! Grazie mille! Tengo molto a questo racconto perchè per la prima volta ho provato ad uscire dallo stile Live Action/Giornalistico e passare a qualcosa di più intimo, in cui il gioco dei personaggi si fonde nelle contraddizioni/dualismo che ci portiamo dietro e dentro. Mi è costato molto pubblicarlo più che scriverlo perchè mi emoziona leggerlo e il primo istinto era tenerlo per me! I commenti che ho ricevuto mi fanno capire che ho fatto bene! Grazie!

  4. Ciao Piergiorgio, mi ero dimenticata di questa tua bella serie, fatta di incontri che lasciano il segno, come è giusto che sia nel cuore della notte. Bellissimo come i due uomini si ritrovano l’uno nel dolore e nella storia dell’altro, con le stelle a fare da sfondo. Bravo!

  5. Un pezzo che ha il sapore di un lento risveglio. Dagli occhi bassi verso la strada, alla scoperta del cielo. Molto significativo il fatto che sia il professore ad indicarlo, in caso contrario, il protagonista non se ne sarebbe neppure accorto. Invece piano alza gli occhi e ritrova quello che aveva perso, o meglio: ritrova il ricordo di un dolore che aveva cacciato ma che è da affrontare. La parte centrale è poesia pura, i tuoi cambi di ritmo e respiro che io adoro😍
    Ci sono molta umanità in questo pezzo, e molto coraggio. Mi è molto piaciuto! Ti fai attendere ma poi ci ripaghi, bravo bravo Piero😊

    1. Grazie Dea! Onorato del commento!
      Questa volta ho provato a giocare un po’ con i miei sentimenti e le mie contraddizioni e questo purtroppo dilata i tempi di rilascio! Purtroppo non riesco ad estraniarmi da quello che scrivo e a volta la cosa rende più difficile tutto!