
Il racconto impossibile
Pino camminava per strada, le mani in tasca e lo sguardo stampato sul cielo. Era una bella giornata di primavera, voleva godersi il tepore della bella stagione e si godeva il paesaggio dei germogli sugli alberi.
Inciampò all’improvviso.
Non che stesse per cadere, ma qualcosa l’aveva fatto incespicare.
Si trattava di un libro.
Pino sollevò il libro e volle dargli un’occhiata. Era strano che qualcuno avesse abbandonato un libro per strada, in genere le persone abbandonano gli animali domestici o gettano le cartacce, invece quello era un libro il cui titolo era “Unico nato lo”.
Gli sembrò strano. Che razza di titolo era? Era per caso un gioco di parole con termini che finiscono per O? Aveva notato che la prima parola era di sei lettere, poi ce n’era una di quattro e infine una di due. Era uno schema?
Non c’era il nome dell’autore, né della casa editrice, eppure era rilegato. Doveva essere il manoscritto di qualche aspirante autore.
Lo sfogliò.
“Stesso giovanissimo critica volume periodico grazie intimo figure”…
Pino non ci poteva credere. Era quello il libro? Erano parole senza capo né coda, una sequenza che sembrava interminabile.
“Volta scrivere salute grado quando come trilogia guadagni”…
Frustrato, continuò a sfogliare le pagine ma lesse solo questa sequenza di termini. Erano verbi, pronomi, articoli, sostantivi… c’era di tutto e di più, ma mancava l’unica cosa ovvia: il senso.
Incuriosito lo volle portare a casa. Si mise a pensare che doveva essere un qualcosa dei servizi segreti, qualcosa tipo un cifrario per comprendere dei codici. Pensò a chissà quali segreti militari, forse tra quelle parole si celavano degli arcani geopolitici.
Una volta a casa, si mise a leggere e si impuntò a leggere tutto quel che gli si parava davanti, ma non capì nulla e si annoiò, il suo entusiasmo si era dissolto.
«Pino, sono a casa!».
Rispose a suo padre: «Impossibile coda sequenza racconto qualcuno un in trova hanno parole né non la cui capo delle il è».
«Ma che dici?». Suo padre era a bocca aperta.
«Mani cielo bella cadere…». Inorridito, capì di essere stato contagiato dal racconto impossibile.
Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa
Ciao Kenji, bel racconto! Mi sono divertita a leggerlo, la tua fantasia è davvero senza limiti
Grazie Micol!
Grazie per il commento, David, ma non c’è un continuo: è un librick autoconclusivo…
Sembra l’incipit di un racconto fantasy, ma il segno cinematografico me l’ha fatto immaginare anche come l’inizio di un corto. Originale, atmosfera alla Carroll, mi piacerebbe continuarlo a leggerlo
Particolare questa caratterizzazione surreale inserita in un contesto verosimile e in una situazione che potrebbe sembrare all’inizio parte della realtà quotidiana, crea un contrasto efficace.
Grazie per il tuo commento!
Ciao Kenji, molto surreale questo racconto. Mi ricorda alcuni scritti paradossali di primo novecento. Inquuetante e alienante anche se breve!🤗
Grazie per il tuo commento!
Ciao! Il racconto è davvero divertente, l’ho adorato! Il fatto che il libro lo contagli è incredibilmente affascinante! Mi ricorda certe puntate di Doctor Who, di quelle che non avevano alcun senso ed erano bizzarre e strane e poi si capiva l’arcano e con un balzo eroico venivano risolte dal dottore. Non so se questa storia sia a puntate, ma dovresti proseguirla, se non l’hai fatto immagina un “e se…” e continua la trase per scoprire l’arcano mistero del libro impossibile e risolverlo con un balzo eroico.
Grazie per tutti i tuoi commenti!
“si era dissolto.”
conserverei il tempo verbale e userei “si dissolse”.
“libro “
C’è un altra volta “libro”, secondo me potresti mettere un punto dopo “cartacce” e descrivere la copertina e quindi scrivere il titolo, senza ripetere “libro”.
“libro “
Toglierei la ripetizione della parola “libro” e lascerei “lo sollevò”, visto che lo ripeti più avanti, ma allo stesso modo potresti togliere il terzo “libro” e scrivere “che qualcuno lo avesse abbandonato per strada”. Tuttavia togliere questo.
“l’aveva fatto incespicare.”
Ciao ancora! questo commento prendilo con le pinze perchè è solamente un mio gusto personale e potrebbe non avere alcuna rilevanza. Il verbo “incescpicare” lo trovo molto arcaico o magari colloquiale, scriverei “qualcosa gli era finito tra i piedi”, che è più esplicativo e dà un’immagine più chiara. Tuttavia è anche vero che “incespicare” è un termine molto affettuoso e inoltre peculiare, l’utilizzo potrebbe dare indicazioni sulla personalità del personaggio, qunidi è una scelta che dipende molto da come vuoi renderlo! <3
“si godeva”
Ciao! Bellissimo inizio, davvero accogliente. Solamente eviterei di ripetere il verbo “godersi”!