Il rag. Ignazio Persichetti delle Guarentigie 

Era una notte buia di mezza estate; la luna latitava, un lupo ululava, il bosco, come tutti i boschi, s’imboscava. 

Il rag. Ignazio Persichetti delle Guarentigie si era addentrato in quel bosco. Anche lui come il bosco s’imboscava spesso, specialmente sul lavoro. Non era un taglialegna, una guardia forestale e neanche un birdwatcher, cioè un cultore dello bird-watching, era semplicemente uno scansafatiche conclamato. Ora, però, a quell’ora tarda era al lavoro. Quel lavoro non lo poteva scaricare su nessuno, il suo famoso motto “non fare oggi quello che un altro potrà fare domani” non lo poteva mettere in pratica. La notte, specialmente quella notte, era piccola per lui, troppo piccolina. I raggi del sole si stavano avvicinando minacciosi ed il buio era in allerta: pronto per battere in ritirata tra meno di un’ora. L’alba sarebbe comparsa tra non molto, non più come comparsa ma da protagonista, splendidamente chiara all’orizzonte sul palcoscenico terrestre.

Quel lavoro doveva essere finito al più presto e non doveva avere testimoni oculari e tantomeno bioculari, i più pericolosi. Quella notte aveva girovagato per alcune stradine dove il transito era vietato ai sensi della L.R. 15 aprile 1991. Il rag. Persichetti delle Guarentigine era pienamente consapevole, ciononostante tirò avanti dritto. Questi cartelli sono dappertutto, quanti soldi buttati via per niente; per giunta rovinano il paesaggio e ingrassano chi li fabbrica.

Si era spinto in un sentiero tortuoso nascosto dalla fitta vegetazione, pieno di cespugli spinosi. 《Ghiighgggg!》Maledizione! I rovi mi stanno rigando tutta la fiancata. Da quando le casse dello stato sono vuote nessuno provvede più alla pulizia del sottobosco. Il ragioniere procedeva lentamente a fari spenti per non farsi vedere, neanche la luna si era fatta vedere quella notte, forse aveva bussato, ma nessuno l’aveva fatta entrare, neanche Loredana. 

Il rag. Persichetti delle Guarentigie guidava alla cieca, come Mosca guida alla cieca i bombardamenti in Ucraina; brancolava al buio in quel suv barcollante per le profonde buche scavate dalle intemperie. Ciononostante riusciva lentamente ad avanzare: barcamenarsi era la sua specialità, in ogni occasione. Quel 4 x 4 era il mezzo più adatto per quel terreno impervio; nonostante le 16 ruote motrici era arrivato al capolinea: il sentiero era troppo stretto, non permetteva il passaggio di una 4 ruote, al massimo le 2 ruote di una moto da cross potevano spingersi oltre. Spento il rumoroso motore diesel 2.0 nel bosco ritornò il silenzio, interrotto soltanto dal verso di un assiolo, un rapace notturno che molti ricordano per il suo classico assolo “Chiù! Chiù! Chiù” che rende insonni tante notti di mezza estate.

Devo fare presto, devo mantenere la calma, pensò. Facile a dirsi dopo che le ho mantenute per tutti questi anni in casa, io, l’unico a sgobbare in famiglia.

Sceso dal suv si girò lì intorno alla ricerca di un anfratto idoneo finché vide una piccola apertura nel costone roccioso non molto distante: era l’ingresso di una grotta. Decise di approfittarne utilizzando quella grotta come una discarica non autorizzata. Aperto il portellone s’intravedevano diversi sacchi neri, erano ammassati alla buona con sopra delle vecchie coperte scozzesi impolverate. Ora doveva trasportarli all’interno della grotta. 

Ma quanto pesi! Sono anni che dicevi “domani mi metto a dieta,” ma quel domani non diventava mai oggi. È colpa tua se ho dovuto farti a pezzi altrimenti da solo chi ti trasportava. È colpa di tua mamma che ti ha ingozzato con le melanzane alla parmigiana, il pasticcio alla bolognese, il cotechino e la polenta, gli gnocchi con la marmellata, per non parlare di tutte quelle torte ipercaloriche con montagne di panna montata. Risultato: cento chili di acredine moltiplicati per due. 

Con una certa difficoltà iniziò quell’orrido trasloco in quella tomba improvvisata. L’operazione poteva sembrare semplice ma non lo era affatto, non era un film e la scena non era illuminata. Forse, un domani, Carlo Lucarelli ne trarrà una fiction di successo e chissà che il ragioniere non diventi famoso. 

Il rag. Persichetti delle Guarentigie era un assassino senza pietà, senza rimorsi, senza contanti perché usava il pos, senza scrupoli e senza muscoli, purtroppo per lui. Il suo era un fisico mingherlino, di bassa statura e gracile. Ci vuole un fisico bestiale, canticchiava sbuffando per gli sforzi il ragioniere. La bestia era già in lui, nascosta dentro. I poveri resti di quelle donne smembrate trovarono così una indegna sepoltura in quella cavità carsica. 

Il rag. Persichetti delle Guarentigie era un esperto contabile. In azienda in verità non contava niente, però in quella notte d’agosto il ragioniere contava sul fattore “C”; il fattore “culo” che nella vita è determinante anche per un assassino contabile. Lo confermano le statistiche: solo la minoranza degli assassini viene assicurato alla giustizia, la maggioranza resta impunita ed è tra noi, ancora in circolazione magari senza assicurazione. E non sono tutti geni del crimine; la fortuna aiuta gli audaci ma non guarda in faccia nessuno, neanche un assassino. Per questo si dice che la fortuna è cieca. 

Adesso mi sento sollevato, decisamente più leggero e libero, con tre donne in casa la vita era insopportabile. Il ragioniere riavviò il rumoroso ed inquinante motore diesel euro 4 e dopo una complicata retro, semplificata dall’ausilio della telecamera posteriore, si cimentò in una ancora più complicata inversione ad “U”. La strada del ritorno era la stessa dell’andata, solo che al ritorno tutto sembrava diverso anche se speculare; lui, che speculava anche sul gasolio, si affidò al navigatore satellitare impostando il percorso più economico che, ovviamente, era lo stesso dell’andata. Forse il ragionamento è più contorto della strada stessa che proseguiva per diversi chilometri sempre diritta fino a destinazione.

Dopo aver posteggiato il suv nel box pertinenziale, dopo una rapida occhiata alla fiancata, il ragioniere salì a due a due le scale rientrando a casa al quinto piano di un bel condominio residenziale. Era su di giri anche se il motore era spento. D’altronde, dopo una notte così movimentata ed adrenalinica, era comprensibile: quella estesa e profonda rigatura sulla fiancata destra gli aveva provocato una fitta al cuore. Il suo era un amore autentico, un “afflato” automatico per le quattro ruote motrici, specialmente se di grandi dimensioni come quelle di un suv. Suvvia! Sono certo che tanti maschi suvdotati lo possono capire. Il Rag. Ignazio Persichetti delle Guarentigie vive un po’ in tutti noi.

Finalmente a casa, pensò. Francesca, la sua bambina di sette anni, dormiva beatamente nella sua cameretta. Il rag. Ignazio le diede una carezza amorevole, ora era lei l’unica donna in famiglia e lui il vero capofamiglia.

~~~~~~~~~~~

La sera in casa Persichetti delle Guarentigie.

《Francesca devi finire la minestra di cavoli, hai lasciato mezzo piatto. 》

《La minestra fa schifo papà! La mamma e la nonna la fanno più buona: col cavolo che la mangio!》

《Dai che m’incavolo, non fare i capricci.》 

《Voglio che tornino la mamma e la nonna.》

《Guarda che se non mangi la minestra salti dalla finestra! Non farmelo ripetere.》

La bambina si sforzò in un pianto a dirotto che di solito riesce bene a quell’età. Francesca era una commediante nata, aveva preso tutto dalla mamma, lingua e ciccia compresa. 

《Lo sai Francesca che la mamma e la nonna sono partite per un lungo viaggio, una crociera ai Caraibi. Adesso vedi di fare la brava e fai un po’ di silenzio che devo sentire le notizie del TG. 》

《Nuovo record del debito pubblico, superati i 2.758 miliardi di euro….》questa era la prima notizia del telegiornale.

《Papà, di chi..》

《Zitta, sch…! Fammi sentire.》I due rimasero in silenzio ad ascoltare.

《La Banca d’Italia ha reso noto che nel mese di agosto 2022 il debito pro capite ammonta a 46.759 euro, un debito monstre.》

《Cosa volevi dirmi Francesca?》

《Papà, ma di chi è il debito pubblico?》

《È dello stato.》

《Ma è vero che lo stato siamo tutti noi italiani?》

《Brava Francesca, è proprio vero, tutti noi facciamo parte dello stato.》

《Allora è anche un po’ nostro il debito.》

《Purtroppo sì.》

《Papà come faremo a ridurlo?》

《Non preoccuparti Francesca, ci ha già pensato papà a ridurlo. Pensa che l’ho dimezzato, da 187.036 l’ho ridotto a 93.518 euro. 》

《Ma che bravo che sei papà; è proprio vero che sei un bravissimo contabile, nella matematica sei imbattibile: sei proprio un mostro.》

~~~~~~~~~~

Una settimana dopo in tutte le case degli italiani all’ora del notiziario delle 20:00 irrompe la tragica notizia di un efferato omicidio. Tutti i TG ne parlano: il corpo senza vita di una bambina è stato ritrovato su di un marciapiede di un quartiere residenziale in un lago di sangue. Si presume che la piccola sia stata lanciata dalla finestra aperta del quinto piano. Arrestato l’omicida, un incensurato padre di famiglia, un contabile irreprensibile, una persona mite secondo gli inquilini dello stesso stabile ma, probabilmente, dalle mente instabile. Intervistato dalla giornalista mentre veniva condotto in carcere ha dichiarato con sconcertante tranquillità e senza trasparire la benché minima emozione:《Ero ossessionato dal debito》.

《Speriamo che gli italiani non seguano il suo esempio per ridurre il debito, la linea ora allo studio.》

P.S.: Anche se non sono Muzio Scevola ma Fabius P.,  posso mettere tranquillamente la mano sul fuoco: il debito pubblico per la maggioranza degli italiani è dello stato, solo dello stato e di chi altro sennò? Mica loro!  Se invece lo sentite un po’ vostro fate due conti e tenetevi pronti.

Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Umoristico / Grottesco

Discussioni

  1. L’immagine del protagonista alienato e dissociato dalla realtà, oltre che essere descritta benissimo, è molto valida e purtroppo attuale. Lo stress e le pressioni cui siamo abituati ci portano a volte a fare “cattivi pensieri”. Mi piace però pensare che l’eliminazione dei conviventi sia una metafora di liberazione. Chiunque se ne può andare in qualsiasi momento, basta pensarlo e poi attuarlo. Dai al tuo ragioniere una seconda possibilità!

    1. Di orrori inimmaginabili sono piene le cronache. Dalle mie parti anni fa hanno ritrovato un cadavere a pezzi nei sacchi neri: l’assassino era un suo amico. A livello nazionale il fatto non è stato mai rivelato. Al contrario il caso della Resinovich è diventato un tormentone. Poi è difficile stabilire se i responsabili siano da rinchiudere per sempre in carcere o internare in un manicomio criminale. Sinceramente desideravo evidenziare il buco del debito con un racconto costruito sopra; il ragioniere invece si è preso tutta la scena.

  2. Bella la prima parte.
    “L’alba sarebbe comparsa tra non molto, non più come comparsa ma da protagonista, splendidamente chiara all’orizzonte sul palcoscenico terrestre.” Una frase da vero poeta che merita un inchino.
    Un racconto intrigante e divertente fino al raggiungimento della grotta. Ho gradito meno la descrizione dello “spezzatino” nel sacco. Ma la bambina lanciata dal quinto piano proprio no, anche se un po’ me l’ aspettavo. Lo so che certe cose succedono spesso anche nella realta`, ma ti avevo eletto Autore originale piu`divertente e scacciapensieri. Questo finale uhmm… Che orrore.

    1. Il pazzo criminale è solo un pretesto per mettere in risalto il problema del debito. Ho cercato di evitare dettagli raccapriccianti per non trasformare la storia in un horror. Evidentemente ho urtato la tua sensibilità. Ma “non mangiare la minestra e saltare dalla finestra” era una opportunità da non perdere perché che completava bene la storia sempre nell’ottica folle della riduzione del debito. Se ci pensi bene anche molte delle fiabe hanno finali horror e continuano ad essere raccontate. Grazie del commento e speriamo in storie migliori. La prossima di certo lo sarà.

  3. “Se invece lo sentite un po’ vostro fate due conti e tenetevi pronti.”
    A fare scarica barile? Secondo sport nazionale dopo il calcio. Bel racconto Fabius e devo dire che tutta la prima parte da “thriller” ti è uscita veramente bene. Alla prossima!

    1. Bisogna darsi da fare. Con più figli il debito pro capite nazionale diminuisce anche se quello familiare aumenta. Però adesso ci pensa la svalutazione a ridurlo. Non so cosa sia peggio. Il thriller del debito più che a emozionarmi mi fa sempre più paura. Grazie Carlo, finché non scoppia facciamoci due risate.