
Il Dottore
Serie: Il Ragazzo Che Vedeva Troppo
- Episodio 1: Charlie
- Episodio 2: Il Dottore
- Episodio 3: Il Mostro
STAGIONE 1
III
Epistassi
Quello di Charlie era un dono che aveva fatto la sua prima apparizione a poche settimane dalla nascita.
Alla notizia dell’arrivo del bambino, il padre di Charlie se l’era squagliata in una sola notte e sua madre si era ritrovata sola. Le sue tre sorelle l’avevano certamente aiutata, ma Anna sentiva lo stesso la mancanza di qualcosa, di una presenza maschile, sia per lei che per Charlie. Non era raro che una delle sorelle (e di conseguenza tutta la rispettiva famiglia) venisse svegliata nel cuore della notte da Anna, che tra lacrime e dubbi si domandava se dare Charlie in affidamento (o se non fosse troppo tardi per abortire).
Poi una notte Anna si ricordò del suo sogno. Si ricordò che da piccola, quando le chiedevano cosa sarebbe voluta diventare da grande, lei rispondeva sempre: “Avere un figlio ma senza avere un marito!” E si ricordò di suo padre, imbestialito, che ogni volta le puntava il dito contro e le urlava. “Per avere un bambino devi sposarti! Un figlio fuori dal matrimonio è peccato!”
Ma nonostante le grida e le minacce da parte di suo padre, la piccola Anna aveva realizzato il suo sogno. Certo che non immaginava fosse così difficile crescere un figlio da sola. Non immaginava neanche che un bambino di due settimane potesse soffrire di epistassi, comunemente chiamato “sangue dal naso.”
“Ero in cucina e avevamo appena finito di pranzare. Avevo portato Charlie in soggiorno mentre mettevo a posto e lavavo e- Cosa? Si, nella sua culla. L’avevo sentito ridere così non mi ero preoccupata, succede spesso. Si, a volte lo sento ridere da solo e- Dopo il pranzo c’è il riposino, per questo l’avevo lasciato da solo. All’inizio rideva, per questo non mi sono preoccupata, ma quando l’ho sentito piangere sono corsa da lui. Anzi, non piangeva, gridava. Non riuscivo a farlo smettere! Si, era già successo prima ma non aveva mai pianto. Ogni volta che ride o piange guardando il soffitto, il suo naso sanguina… Non pensavo fossi così grave, è solo del sangue dal naso. Non so, forse vede qualcosa che io non vedo.”
Con il passare degli anni, Charlie aveva imparato a conoscere il dono. Ma mai a dominarlo. Si era sempre detto che se avesse imparato a dominarlo non sarebbe più stato divertente. Il suo dono costruiva storie che lo intrattenevano e lo sorprendevano. Bastava un oggetto o una singola foto e subito Charlie iniziava a vedere cose che non c’erano, fantasie che solo lui poteva vedere. Se avesse imparato a dominarlo non si sarebbe più divertito. Addio alle sorprese e all’intrattenimento.
E con il dono, il sangue. Ogni volta che la realtà veniva presa e massacrata, il suo naso iniziava a sanguinare; senza che se ne accorgesse, il suo naso iniziava a fare
IV
Perdere Il Controllo
Plick
Una goccia si lanciò e finì in una chiazza. Il sangue si allargava, penetrando nella carta, mentre le parole sparivano sotto quell’armata cremisi. Lo sguardo di Charlie era fisso sulla lavagna, dove le parole erano state scritte dalla professoressa con il gesso.
FINE VERIFICA 11:40
SCEGLIERE UNA TRACCIA
E SVOLGERLA SUL FOGLIO
Charlie era bravo con i temi a scuola, soprattutto se si trattava di raccontare storie: gli bastava semplicemente far fluire il dono. Ma quel giorno qualcosa non aveva funzionato.
Il silenzio della classe era interrotto solo da occasionali colpi di tosse, mentre il suo silenzio, il silenzio di Charlie, dal rumore delle gocce di sangue. Non appena il dono avesse fatto la sua apparizione, Charlie avrebbe cambiato quel foglio sporco di sangue e avrebbe riprovato a scrivere. Ma quella mattina qualcosa era andato storto: il sangue c’era, ma il dono no. Chiuse gli occhi e sforzò la mente. Anche nell’oscurità della sua mente, il ticchettio dell’orologio arrivò lo stesso, ricordandogli che il tempo stava andando avanti. Era passata un’ora e sul foglio erano apparsi solo il suo nome e la data, ricoperti ora dal sangue. Charlie si fece aria con la mano, l’ansia aveva iniziato a sparare con il suo lanciafiamme, facendolo sudare. Nella sua testa non era apparso nulla, ma poco prima che aprisse gli occhi qualcosa era emerso. Era sua madre. Con metà della faccia tagliata via dalla falce. Charlie riaprì gli occhi e si sforzò di non urlare, riuscendoci.
Durante la settimana, quella visione aveva iniziato a tormentarlo, cibandosi del suo sonno e della sua tranquillità. Tre notti prima non era riuscito a chiudere occhio tutta la notte, rimanendo sveglio a controllare ogni angolo della sua camera. Quel mostro aveva fatto qualcosa alla sua mente, quel mostro aveva tagliato le corde importanti del suo animo, quel mostro aveva avvelenato il pozzo.
Quando riaprì gli occhi, Charlie vide che da un piccolo stagno, il sangue sul foglio si era trasformato in un lago.
“Cazzo” sussurrò e guardò la lavagna.
Le parole erano ancora lì e in piedi davanti a loro, c’era il mostro. Aprì la bocca (o quel che ne restava) e uno spruzzo di sangue ne volò fuori. Piovve su alcuni compagni di classe, e, mentre il sangue attecchiva sui vestiti e sui compiti, loro continuavano a lavorare. Charlie ancora una volta chiuse gli occhi.
“È tutto nella tua testa” si disse e quando li riaprì il mostro era sparito.
Preferirei prendere un brutto voto piuttosto che vedere di nuovo quel coso, pensò e guardò l’orologio. Le undici. Quaranta minuti e la sua mente si sarebbe potuta concentrare su altro. Guardò la lavagna, le parole si erano smontate e trasformate in un disegno di una casetta con il sole.
La porta della casetta si era poi aperta e il mostro ne era uscito, saltando fuori dalla lavagna e correndo da Charlie, che aveva gridato.
V
Casablanca
Charlie aveva raccontato tutto, perfino i dettagli più inutili.
In quelle due ore, il dottor Casablanca era rimasto seduto dall’altra parte della scrivania muovendosi il minimo possibile e spostando il suo largo fondoschiena ogni dieci minuti. Il calore (e di conseguenza il sudore) si era via via andato accumulando, partendo dalla schiena e scendendo piano piano verso il basso. I pochi capelli sopravvissuti alla vecchiaia erano dondolati costantemente, mentre tra una parola e l’altra la mano del dottor Casablanca era andata su e giù, sventolandoli. Quando smetteva di dondolare, la mano si fiondava immediatamente sulla penna, che aveva, in due ore, riempito diversi fogli. A quelle orecchie sempre attente, le parole di Charlie erano arrivate leggermente soffocate. Il cotone che era stato messo nel naso di Charlie aveva stropicciato quelle parole, trasformandone i suoni più taglienti in vibrazioni soffocate.
“Se pnotessi strappnare quel pnezzo di cervello che fa funzionare il dono, lo farei all’iztante. Anche a cozto di diventare sgemo.”
Quando Charlie ebbe finito ci fu un attimo di silenzio. Il dottore rilesse le parole che aveva scritto e prima di parlare posò i suoi occhiali sul tavolo.
“Quello che mi hai descritto, Charlie, è qualcosa di cui, nella letteratura scientifica, si parla assai poco; i casi come il tuo sono più unici che rari, si possono contare sulle dita di una mano.”
Mentre il dottore parlava e nominava la parola “disturbo,” Charlie si sentì come un folle. Si domandava se le cose che aveva visto in televisione fossero reali, si domandava se tra qualche giorno non si sarebbe ritrovato ammanettato a camminare lungo un corridoio, con indosso una camicia di forza, mentre due guardie carcerarie lo tenevano stretto e gli dicevano “A questo gli facciamo l’elettroshock!” prima di scoppiare a ridere sguaiatamente. Magari anche con una maschera di ferro in sul viso.
Quando Charlie uscì dallo studio si sentì più leggero, come se si fosse appena svegliato da un incubo. Lui e il dottore si erano accordati per vedersi tutti i lunedì e venerdì pomeriggio dopo scuola. E così accadde.
Serie: Il Ragazzo Che Vedeva Troppo
- Episodio 1: Charlie
- Episodio 2: Il Dottore
- Episodio 3: Il Mostro
Li sto leggendo in maniera inversa