Il Mostro

Serie: Il Ragazzo Che Vedeva Troppo


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Charlie inizia delle sessioni di psicoterapia con il dottor Casablanca

VI

Dietro Il Sipario

Charlie e il dottor Casablanca continuarono a vedersi fino alla fine della scuola, e durante questi mesi del mostro non ne apparve neanche l’ombra. Del mostro o di qualsiasi altra creatura partorita dalla sua mente. Charlie ne era felice, se le visioni avessero continuato, se non fosse più stato in grado di distinguere la realtà dalla fantasia, si sarebbe tolto la vita. Lo aveva confessato durante una seduta al dottor Casablanca e stranamente, aveva pensato Charlie, il dottore non ne era rimasto affatto sorpreso. Il sangue, però, aveva continuato a fuoriuscire dal naso.

Era stata la professoressa del tema, quella che aveva assistito alla sua “crisi,” a consigliargli di andare a parlare con il dottor Casablanca. Fu quasi un ordine. Un ordine che, però, Charlie aveva eseguito con piacere. E da esso, altro piacere aveva ricavato. Era anche merito della professoressa se il suo problema era stato risolto. Così, l’ultimo giorno di scuola, Charlie decise di ringraziarla.

“Non so di cosa parli, Charlie.” La professoressa era confusa. “Dopo averti aiutato a rialzarti da terra ti ho semplicemente chiesto se ti sentissi male, e tu mi hai risposto che ti eri solo spaventato per il sangue dal naso.”

Dopo aver ringraziato la professoressa ed essere uscito dalla classe tremando, Charlie si avviò verso l’ufficio del dottor Casablanca, situato giusto a qualche classe di distanza. Arrivato, Charlie notò che quel giorno, al posto del solito nome DOTTOR CASABLANCA, c’era un’altra parola.

MAGAZZINO

Aprì la porta ed entrò. Il magazzino era buio; sugli scaffali ai lati erano poggiati centinaia di scatoloni impolverati, e al centro della stanza, con due sedie per lato, c’era una piccola scrivania di plastica. Sul muro, un poster del film “Casablanca.”

VII

Schizofrenia

L’estate era iniziata e i ragazzi erano finalmente fuori a giocare. Tranne Charlie. Mentre fuori il vento caldo dell’estate aveva iniziato a soffiare, Charlie era rimasto in camera sua.

Giugno lo aveva passato sotto le coperte, facendo uscire i suoi occhi solo ogni tanto, per controllare se il mostro fosse anche ancora lì. E c’era. Immobile nell’angolo, il mostro era andato a male. Sul suo vestito erano comparse delle macchie rosse e arancioni. Sua madre lavorava giorno e notte, i turni erano diventati intensi e la sua presenza in casa si era fatta scarsa.

Luglio era caldo e Charlie aveva smesso di mangiare. Doveva controllare il mostro e non poteva perderlo di vista. Non poteva perdere neanche un secondo, doveva far sì che non potesse nuocere né a lui né a sua madre né a nessun altro. Lentamente le sue braccia erano diventate esili e secche, la sua faccia scheletrica e i suoi occhi sempre più scavati. Così come Charlie, anche il mostro era peggiorato: la sua pelle era diventata grigia color nebbia e su di essa la muffa aveva iniziato a crescere.

Agosto, il caldo era penetrato ovunque. Sul mostro erano spuntati funghi. Charlie era solo, solo contro il mostro. Ripensò alla corsa che aveva fatto dopo essere uscito per l’ultima volta dall’ufficio del dottor Casablanca. Aveva attraversato un lungo corridoio mentre intorno a lui, dalle celle, spuntavano voci che urlavano e mani che cercavano di catturarlo.

“Corri dalla mamma?” aveva chiesto qualcuno, gridando.

Fuori dal manicomio ad aspettarlo c’era un cowboy con due cavalli.

“Forza, chico” aveva intonato quell’uomo, indicando i cavalli. “Uno per te e uno per me!”

Mentre gridava e si frantumava la gola, Charlie correva. Nel cielo alcuni aerei da guerra si scontravano con una lunga astronave semicircolare. Il vento aveva iniziato a soffiare e le nuvole si erano scontrate, unendosi in un gigantesco teschio che si era poi lanciato al suolo. Aveva cercato di mangiare Charlie, mancandolo di poco. Da quelle nuvole che si andavano dissolvendo spuntò la morte con la sua falce. Affondò la sua lama contro Charlie ma l’unica cosa che affettò fu l’aria. Charlie correva. Si lanciava con tutto il corpo in avanti, mettendo in ogni passo tutta l’energia che poteva. Tutto poi era andato a fuoco. Dalle case intorno a Charlie uscivano in gruppo migliaia di persone in fiamme che rincorrevano l’unico non in fiamme, come se lui avesse potuto aiutarle.

Verso la fine di agosto, Charlie era uscito dalle coperte. Consumando le uniche energie che erano rimaste, mise i piedi a terra.

“Torno subito” aveva detto, ma la sua voce era così debole che era risultata in un soffio. “Non ti muovere!”

Charlie era salito sulla sedia e aveva tirato un’ultima occhiata al mostro. Era ancora lì e anche senza occhi, il mostro sembrava fissarlo. Fece un gran respiro e toccò la corda stretta intorno al suo collo. Prima di lanciare via la sedia con i piedi si chiese se la corda fosse davvero lì o fosse soltanto un’altra fantasia partorita dalla sua mente.

Serie: Il Ragazzo Che Vedeva Troppo


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