Il referto

Serie: Il sacrestano


Vita di un sacrestano

Gli alberi scossi dal vento si intravedevano attraverso una delle tante piccole finestre a forma di croce, ai lati della navata centrale. Quel luogo, nella penombra di un giorno feriale, con il suono dell’organo che faceva da sottofondo, era diventato ormai come una seconda casa per Matti, il sacrestano della chiesa principale di Jyväskylä da quindici anni. In realtà lui svolgeva quel lavoro già da ventiquattro anni, ma all’inizio della sua carriera aveva fatto esperienza in diverse chiese, prima di arrivare lì. Come ogni sacrestano, Matti era abituato a lavorare duramente nei fine settimana, così come nei periodi festivi, ad esempio in prossimità del Natale. Dal lunedì al venerdì, invece, il lavoro consisteva nell’assicurarsi che tutto fosse in ordine: aprire e chiudere la chiesa per consentire l’ingresso a chi, come ad esempio l’organista, aveva bisogno di esercitarsi, controllare le email, ordinare il vino o le ostie, nel caso in cui fossero quasi finiti. Ma in generale, i giorni feriali erano molto tranquilli. Così, Matti trascorreva molte ore in solitudine a pensare o a leggere un libro.

Quel pomeriggio d’autunno però era diverso.

Aveva compiuto cinquantasei anni due mesi prima e sua moglie Sari gli aveva organizzato una piccola festa. Aveva invitato due coppie di amici, suo fratello Janne con la nuova compagna e un vicino di casa che conoscevano da molto tempo.

A Matti faceva piacere vedere quelle persone, solo che in quel periodo si sentiva particolarmente stanco. Quando aveva trentadue anni e aveva iniziato quel lavoro era pieno di energie, ma adesso il suo corpo si rifiutava di collaborare. A volte era persino difficile alzarsi dal divano, così come tutte le attività quotidiane che normalmente si svolgono, come lavare i piatti o rifare il letto, richiedevano per lui uno sforzo immane. Inoltre, da qualche giorno, aveva notato uno strano tremore alla mano destra e questo lo preoccupava molto. Certo, poteva essere lo stress o la stanchezza, ma il padre di Matti, che era morto da cinque anni, aveva avuto per quasi metà della sua vita il morbo di Parkinson e solo l’idea di vivere la stessa esperienza lo terrorizzava.

Mentre gli altri mangiavano la torta, chiacchierando allegramente, lui continuava ad osservare la sua mano e quel tremore che non riusciva proprio a controllare. L’unica ad accorgersi del suo turbamento fu Sari, che ormai lo conosceva tanto da poter quasi leggere i suoi pensieri.

«Stai tranquillo, abbiamo la visita prenotata per domani, vedrai che non è niente»

Lui, rispondendo con un sorriso forzato, sapeva benissimo che in fondo in quelle parole non ci credeva nemmeno lei.

Quella notte, rigirandosi continuamente nel letto, Matti riuscì a dormire tre ore al massimo e la mattina seguente era più stanco della sera prima. La visita era stata prenotata per le dieci, all’Ospedale Centrale di Jyväskylä. Dopo qualche minuto di attesa, arrivò il suo turno. Il giovane medico, dopo averlo fatto accomodare sulla sedia e aver dato un’occhiata veloce al computer, si rivolse a lui chiedendo di confermare ciò che aveva appena letto: «Dunque, ha accusato stanchezza e un tremore alla mano destra, è corretto?»

«Sì»

«Quando ha iniziato a notare questi sintomi? E il tremore si presenta a riposo o sotto sforzo?»

«Sono particolarmente stanco da circa una settimana, o forse più. Il tremore è iniziato da poco, da tre o quattro giorni. E ogni volta che la mano inizia a tremare è a riposo. Vede, anche adesso. Sono venuto subito qui perché mio padre aveva il Parkinson e questo tremore mi ha terrorizzato»

«Certo, capisco. La stanchezza può essere dovuta a tanti fattori, come la carenza di vitamina D. Il tremore alla mano potrebbe essere un tremore essenziale, ma il fatto che si verifichi a riposo mi insospettisce. Facciamo così, per escludere il Parkinson, le farei fare alcuni esami».

Per escludere il Parkinson. Matti annuì come chi conosce un grande segreto di cui il resto del mondo è all’oscuro. Sapeva già quale sarebbe stato l’esito degli esami (esami che conosceva bene, perché erano gli stessi ai quali si era sottoposto suo padre tanti anni prima).

Così, dopo due mesi, seduto sulla panca della chiesa, mentre fuori il vento continuava a scuotere gli alberi e l’organista continuava ad esercitarsi, lui osservava il referto medico che teneva tra le mani, provando ad immaginare che ne sarebbe stato della sua vita.

Serie: Il sacrestano


Avete messo Mi Piace17 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Il tuo testo ha una profondità emotiva e narrativa davvero notevole. È scritto con delicatezza e misura, ma riesce a colpire in profondità, grazie alla costruzione attenta dei personaggi e alla scelta di un tono sobrio e realistico, che si muove tra malinconia e rassegnata consapevolezza.

  2. Ciao Arianna! Inizio ora a leggerti, e parto da questa bellissima serie dalle atmosfere quasi bergmaniane😊 Ho dovuto cercare su Google l’ubicazione della città in qui hai ambientato la storia, e anche questo riferimento alle terre nordiche mi ha ricordato il grande regista svedese

  3. Un ottimo inizio; l’elemento della malattia attira l’attenzione e aiuta a immedesimarsi nel personaggio.
    Credo però che significhi qualcosa di importante anche per l’evoluzione della trama…
    Bellissime le descrizioni e azzeccatissimo l’elemento simbolico dell’organo!

  4. Un inizio molto intenso. Anche nella tematica complessa e dolorosa affrontata, con tutto il malessere della sua incubazione, la tua lingua resta definita e incisiva, con un suo singolare scintillio.

  5. Molto efficace il collegamento fra inizio e fine di questo primo episodio: lo stesso momento, e ciò che c’è nel mezzo costituisce il centro della vicenda che ha l’aria di essere malinconicamente intrigante. Anche la qualità della scrittura è buona: leggerò sicuramente i successivi 🙂

  6. Ciao Arianna, un inizio, con un personaggio non certo usuale, molto bello, con la paura che aleggia sulla famiglia del sacrestano. Un uomo scosso dalla sua recente esperienza di brutta malattia in famiglia ne teme in lui il calvario. Tema sensibile, ma tu brava ne hai fatto un bel episodio. Seguirò la storia

  7. Che scrivi bene l’avevamo già notato 😉
    Oggi apprezzo anche l’originalità della quotidianità. Un sacrestano, non certo il primo lavoro che ci potrebbe venire in mente. Eppure, una mansione come un’altra. E una malattia, o la paura di una malattia. A tanti è capitato di avere in mano una busta simile, per sé o per un proprio familiare, e sappiamo bene come ci si sente…

  8. Molto interessante il tema della malattia, e molto complesso da affrontare, ma il tuo modo di scrivere, pulito e semplice, ma profondo al tempo stesso, rende la lettura davvero gradevole.

  9. Molto interessante, Arianna. Un centro pieno già nelle prime righe, con l’accostamento di corpo e spirito.

    C’è partecipazione in questo scritto. Ti faccio i complimenti perché io no, non ho avuto ancora la forza di prendere la penna e affrontare la malattia. Quando scriviamo, il contatto con le nostre righe è costante e le sensazioni inevitabili. Sembra che una parte di noi si riversi in quelle parole e allora il nostro è un ardere, un consumarsi per chi legge.

    In bocca al lupo per questa serie coraggiosa… l’ho sempre detto che i climi freddi fanno bene al cuore: ma chimme sente (diceva il buon Rino).

  10. Ciao Arianna. Incuriosisce questo inizio, apparentemente semplice, ma che gia rende palpabile l’angoscia del protagonista. Forse mi sbaglio, ma i suoi problemi non saranno solo sul piano medico.O sbaglio?

    1. Non solo per Matti, ma per molti malati di Parkinson, è possibile attraversare un periodo di depressione (in questi giorni sto leggendo un libro per approfondire il tema). Quindi sì, oltre alla malattia, una grande angoscia e problemi di depressione.