
Il reparto
Serie: Filo rosso
- Episodio 1: Marco non sta bene
- Episodio 2: Il reparto
- Episodio 3: Inattesa
- Episodio 4: Visite
- Episodio 5: Aria
- Episodio 6: Poesia
- Episodio 7: Fuga
- Episodio 8: Lieto fine
STAGIONE 1
Arrivarono nel reparto poco dopo. La porta era chiusa e c’era un campanello. Sua madre suonò e udirono lo scatto della serratura elettronica. La porta di ingresso dava su un lungo corridoio con stanze da una parte e dall’altra e subito a sinistra una sala dove c’era un divano di pelle e un televisore. Marco si sedette e chiese di poter bere; scolò un’intera bottiglietta. Antonella chiese spiegazioni: come lo avrebbero trattato, quali medicine gli avrebbero somministrato e come si svolgeva una giornata tipo. Marco fissava il televisore senza vederlo veramente. La sua mente era piena di pensieri, di voci che si sovrapponevano. Era un casino lì dentro. Antonella gli si avvicinò. Era quasi ora di colazione.
«Vedrai che starai bene», gli ripeté accarezzandogli la testa. «Domani vengo di nuovo.»
Marco la guardò e nei suoi occhi sua madre vide il vuoto. Di nuovo gli venne da piangere e si affrettò ad andare via.
Gli operatori lo condussero nella stanza da pranzo. C’era un lungo tavolo con qualche sedia. A destra della porta c’era un bidone della spazzatura dove, gli dissero, poteva gettare le confezioni di alluminio in cui veniva servito il cibo e le posate di plastica. Davanti c’era una finestra che occupava mezza parete. Appeso ai muri c’era anche qualche quadro, uno dei quali copriva tutto il muro con la rappresentazione di vita contadina.
La colazione di Marco rimase al suo posto, sul tavolo da pranzo, intatta. Quasi tutti i pazienti mangiarono velocemente e poi uscirono. Marco non li vide nemmeno, rimase seduto nella stanza senza parlare. Dopo qualche minuto, entrò una signora vestita con il pigiama e con dei capelli lunghi completamente bianchi e tutti arruffati che lo guardò fisso e andò a sedersi nell’angolo opposto al suo per fumare. Si fumava nella stessa stanza dove si mangiava. Dopo di lei entrò un signore sulla cinquantina con i capelli tagliati corti e accuratamente sbarbato, senza basette.
«La vuoi una sigaretta?», gli disse sorridendogli.
Marco alzò lo sguardo e fece di sì con la testa. Il signore gli porse una delle sue sigarette. Accese quella di Marco e poi la sua.
«Io sono Pino. Sono il presidente», gli disse porgendogli la mano.
Marco non riuscì a non sorridergli di ricambio. Quel signore gli ispirava simpatia. Gli strinse la mano.
«È la prima volta che vieni qui, vero?»
«Sì», fu la sua prima parola dopo tre ore.
«Quanto tempo devi stare?»
«Quindici giorni», disse lui triste.
«Non preoccuparti. Qui si mangia bene e ci sono molti passatempi. Forse non l’hai vista, ma c’è una sala giochi. Vuoi fare una partita al biliardino?»
«Preferisco di no».
Si alzò a fatica dalla sedia. Andò in bagno ad espellere tutta l’acqua che aveva bevuto. Poi si sentì chiamare. Erano gli operatori: una donna giovane con i capelli ricci e un signore sulla cinquantina pelato. Gli diedero alcuni medicinali, tra i quali uno che si sciolse in bocca in un attimo. Gli venne subito sonno. Chiese di poter andare a letto. Lo portarono nella sua stanza. Avevano sistemato la sua roba nell’armadio e gliela fecero vedere. Marco faceva di sì con la testa. Gli dissero di mettersi il pigiama. Disse di nuovo di sì. Lo prese e si sedette sul letto per spogliarsi. Gli operatori andarono via. Crollò sul cuscino e dormì profondamente, completamente vestito.
Serie: Filo rosso
- Episodio 1: Marco non sta bene
- Episodio 2: Il reparto
- Episodio 3: Inattesa
- Episodio 4: Visite
- Episodio 5: Aria
- Episodio 6: Poesia
- Episodio 7: Fuga
- Episodio 8: Lieto fine
Mi incuriosisce lo stile che hai utilizzato per questo secondo capitolo. Frasi brevi con molti punti fermi. Mentre leggevo pensavo che avrei magari preferito uno stile più fluido, lento, quasi ad accompagnare quella sorta di spegnimento della mente del protagonista. Invece poi ho apprezzato proprio per questo cozzare fra il mare calmo dentro e la frenesia che c’è fuori, tutta attorno. Molto bello.
Il racconto l’ho già scritto tutto. Quando l’ho riletto, prima di pubblicare questa parte, ho notato questo anche io. Probabilmente dipende da come mi sentivo quando l’ho scritto, ma ho preferito non cambiarlo. Nella sua mente era un casino, l’ho scritto, e il ritmo rappresenta questo.