
Il ribaltamento
Serie: Stazione Termini
- Episodio 1: Stazione termini
- Episodio 2: D’un botto, l’amore
- Episodio 3: E poi l’amicizia
- Episodio 4: Il ribaltamento
- Episodio 5: Il naso freudiano
STAGIONE 1
Alle 14 e un quarto, anche Serena finì le interrogazioni, finalmente, perché i banchi dei docenti erano sotto un tendone, in un grande cortile e ora che il sole aveva girato l’angolo, piombava diritto sul telone, creando un caldo effetto serra che manco si respirava.
Francesco andò a braccia aperte verso Serena, ma lei immusonita si scostò quasi con disgusto, lui restò di sasso, solo un’ora prima lei aveva raccontato la sua vita in un’ora di soliloquio ininterrotto e lui l’aveva sentita vicina come mai nessuna ragazza prima d’ora, sembrava amore a prima vista ma forse era, se non un calesse, un cavallo o un’altra cosa.
«Che è successo, che hai?»
«Niente, non è successo niente, dov’è Cinzia?»
«È andata in segreteria per sapere quando ci saranno i risultati.»
Intanto Serena gli voltò sdegnosamente le spalle, si stava grattando a sangue un braccio, ma questo Francesco non lo sapeva, lei stava girata in modo che lui non potesse vedere ciò che stava facendo, poi arrivò Cinzia e se ne andarono insieme, velocemente, senza salutare.
Francesco, restò lì senza capire nulla, impiantato nel terreno, anzi nel cemento, si sentiva coi piedi a mollo nel cemento liquido e melmoso, pronto da buttare e da affondare in acqua, non era successo nulla eppure pareva che a Serena fosse caduto in testa un meteorite e che quel meteorite avesse fatto esplodere nel cuore di Serena del ghiaccio, mentre quello di Francesco sembrava schiantato in frammenti.
Le due ragazze se ne andarono in due sul motorino e ciao, ciao, chi s’è visto, s’è visto, tutte quelle menate, il Foscolo, gli occhioni puri, ma sì Francesco aveva sentito uno strano mescolio nello stomaco, forse erano le famose farfalle anche se a lui era parso più un imbarazzo di stomaco o un aggrovigliarsi di budella, ma poi per Serena lui era diventato trasparente, pure per la Pippi, sembrava non si fossero mai visti, né incontrati, forse i baci Francesco se li era sognati.
– Azz, azz, non ho sempre pensato che la vita deve essere razionale e scientifica, che i sogni e le chimere devono stare dentro, nel tempo della coscienza, ora non so più chi sono, cosa è successo, sono arrabbiato con me stesso, con me, me la devo prendere, azz, azz, azz-
Francesco mugugnava fra sé, il cellulare suonò e trillò facendolo innervosire, certo era sua madre che voleva sapere come era andata. Si era raccomandata talmente tanto sua madre di chiamarla e farle sapere qualcosa, ma ora Francesco a lei proprio non pensava, aveva una tale rabbia in corpo, con qualcosa doveva sfogare la sua rabbia, lanciò il telefono là in mezzo al traffico e si avviò verso l’autobus, sentendosi cretino due volte, ora era anche senza cellulare e aveva più idrofobia di prima, voleva prendere il treno e tornare a Genova subito, via, via dal caos.
Va bene anche Genova c’aveva il suo smog, ma lui abitava fuori città, su in montagna, a Sant’Olcese e là era tutta un’altra cosa… se i genovesi erano schivi, prudenti di poche ciance, quelli che abitavano in montagna lo erano ancora di più.
-Come ho fatto a farmi prendere al naso da quelle due sardelle, la Cinzia e la Serena poi con quegli occhioni… a casa, voglio andare a casa, e poi domani mattina alle cinque mi alzo e vado a pescare e al diavolo le due sètte belésse che son genovese, rido di rado, stringo i denti e parlo chiaro. Se, se, inutile che me la giri in tondo, sono rimasto male, mi ha fatto fesso quella Serena, Cinzia è una testina di trota, prevedibile, ma Serena mi ha svolvolato, via, via, via di qua- così pensava fra sé mentre saliva sull’autobus.
«Francesco, Francesco.»
Era Cinzia, in motorino sola, lì accanto all’autobus, si era tolta il casco e lo guardava con occhi imploranti.
Serie: Stazione Termini
- Episodio 1: Stazione termini
- Episodio 2: D’un botto, l’amore
- Episodio 3: E poi l’amicizia
- Episodio 4: Il ribaltamento
- Episodio 5: Il naso freudiano
La bellezza di questo episodio sta nella libertà con cui hai usato espressioni gergali e dialettali che conferiscono velocità alla narrazione. Mi piace molto come mi hai fatto sentire “calata dentro”. Sono curiosa di scoprire cosa succederà fra questi tre, così diversi da sembrare non avere alcuna possibilità. Chissà…
Grazie Cristiana, mi fa piacere che tu sia ‘calata dentro’ perché assisterai a una situazione che successivamente potrà sembrare assai più paradossale di ora, così l’accetterai per ciò che è … una storia forse vera, valida per chì inciampa nelle pietre e non nelle montagne