Il ritorno

Serie: L’isola


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Rossella e Andrea tornati a casa cercano di riprendere una vita normale.

La maniglia si muove di nuovo.

«Rossella.»

Il tono è calmo, quasi familiare. Ma non sei tu.

Non puoi essere tu.

Sento il respiro accelerare, le mani che si stringono attorno al telefono.

Dall’altra parte della chiamata, la tua voce si fa più urgente.

«Rossella, ascoltami bene. Esci da quella stanza. Esci di casa. Ora.»

Ma non riesco a muovermi.

Le gambe sono di piombo, bloccate da qualcosa di più profondo della paura.

Il sussurro oltre la porta si fa più dolce.

«Ross, non essere sciocca. Apri.»

Mi porto una mano alla bocca per trattenere un singhiozzo.

Il telefono vibra nella mia mano. Un altro messaggio.

Lo schermo si illumina.

Da: Andrea «Guardati allo specchio.»

Qualcosa dentro di me si rompe.

I miei occhi scattano verso lo specchio sulla parete.

Per un secondo, tutto sembra normale.

Poi vedo il riflesso muoversi.

Un attimo prima di me.

Un battito di ciglia anticipato.

Un respiro che non dovrebbe esserci.

E il mio riflesso sorride.

Ma io no.

Il telefono mi scivola dalle mani.

Dietro di me, la maniglia si abbassa.

La porta si apre.

E finalmente capisco.

L’isola mi ha trovata.

E non mi lascerà andare.

La porta si apre lentamente, senza cigolare.

Il corridoio è buio. Un’ombra si staglia sulla soglia.

E sono io.

O meglio, qualcosa che mi somiglia.

Ha i miei lineamenti, i miei occhi, i miei capelli. Ma c’è qualcosa di sbagliato. È appena… fuori tempo. Un dettaglio impercettibile, come una nota suonata con un millisecondo di ritardo in una melodia perfetta.

Non muovo un muscolo.

Nemmeno lei.

Il mio riflesso vivente.

Poi sorride.

Un sorriso appena accennato, storto, sbagliato.

«Finalmente.»

Non riesco a respirare.

La figura rimane sulla soglia, immobile.

Non avanza.

Non ancora.

Il mio cuore martella contro le costole, il terrore mi pietrifica.

Poi sento la sua voce.

Ma non esce dalle sue labbra.

È nella mia testa.

«Abbiamo aspettato tanto.»

La mia gola è secca.

«Cosa… cosa vuoi?»

Il riflesso mi osserva. I suoi occhi sono i miei, ma privi di vita.

«Non puoi scappare.»

Deglutisco a fatica.

«Io… io non…»

Un passo.

Avanza nella stanza.

Il suo movimento è fluido, perfetto.

Ogni cellula del mio corpo mi urla di scappare.

Ma le gambe non rispondono.

Poi, dietro di lei, un’altra figura si muove nell’ombra.

Il mio stomaco si attorciglia in un nodo di puro orrore.

Anche tu sei lì.

Andrea.

O qualcosa che ti somiglia.

Le nostre copie.

Perfette, ma sbagliate.

Come fotografie scattate in un mondo dove le cose non seguono più le regole.

Andrea—o la cosa che ha il tuo volto—mi fissa.

Non sorride.

«È ora.»

La mia copia si avvicina ancora.

Sento il respiro mozzarsi nella gola.

Poi allunga la mano verso di me.

«Non devi avere paura» dice, con la mia voce.

Il mio cuore batte così forte da farmi male.

«Tu non sei me.»

Lei sorride.

«Non ancora.»

Il riflesso si avvicina.

Io indietreggio, ma sento il muro dietro di me.

Senza via di fuga.

Gli occhi della mia copia brillano nell’ombra.

«Non devi combattere.»

Andrea, l’altro Andrea, si avvicina alla mia copia.

Si guarda indietro.

Si siede sul bordo del letto.

Come se fosse sempre stato qui.

Come se appartenesse a questo posto più di noi.

Un brivido mi percorre la schiena.

«Perché?» sussurro.

Lei inclina la testa.

«Perché sei tornata.»

Scuoto la testa. «Io non sono tornata.»

La mia copia sorride.

E per la prima volta sento il peso della verità.

Un sussurro nella mia mente.

Un ricordo che non dovrebbe esserci.

«Nessuno lascia l’isola» dice.

Mi si ferma il respiro.

Perché adesso ricordo.

Non ce ne siamo mai andati.

La realtà si rompe come vetro.

La stanza scompare.

L’aria cambia.

Sento la sabbia fredda sotto le mani, la salsedine sulle labbra.

Apro gli occhi.

Il cielo sopra di me è scuro.

L’oceano respira piano.

Io sono distesa sulla spiaggia.

E tu sei accanto a me.

Immobili.

Come se ci fossimo appena svegliati da un lungo sonno.

Mi sollevo a fatica, il corpo rigido, pesante. Ti scuoto.

«Andrea…»

Tu apri gli occhi.

Sembri confuso.

Sembri… perso.

Poi, come un’onda che si infrange, la consapevolezza ci colpisce entrambi.

Non abbiamo mai lasciato l’isola.

Non eravamo noi quelli che sono tornati.

Loro hanno preso il nostro posto.

E noi siamo rimasti qui.

Intrappolati.

Per sempre.

La foresta alle nostre spalle sussurra.

Sussurra di noi.

Sussurra con le nostre voci.

Poi, dal profondo dell’isola, sentiamo un suono.

Lento.

Distorto.

Una risata.

E questa volta, è la nostra.

FINE

Serie: L’isola


Avete messo Mi Piace4 apprezzamentiPubblicato in Horror

Discussioni

  1. Quei sorrisi innaturali, i movimenti sbagliati, le copie che si muovono in ritardo, gli spiriti che scivolano sul terreno. Ci sono moltissimi elementi che mi colpiscono nel tuo originalissimo racconto e che mi terrorizzano. Una serie davvero ben riuscita, scritta benissimo. Complimenti

  2. “«Tu non sei me.»Lei sorride.«Non ancora.»”
    Un passaggio tanto semplice quanto terrificante. Il tema del doppio fa paura, almeno ne fa a me… Molto particolare il ritmo della lettura dato dalle frasi brevi che tolgono letteralmente il fiato!