Il ritorno del Serpente

Anno 1899 – Fine del kali yuga. Fine del velo sottile, ma impenetrabile che separava il Cielo dalla Terra. 

Negli ultimi vent’anni un’energia sottile e inafferrabile era strisciata sulla Terra insieme ai demoni arimanici. Era fuori dal controllo sia della Luce che delle Tenebre. Inspiegabile.

Le entità celesti erano quindi liete che finalmente il velario tra Cielo e Terra si fosse sollevato. Dopo cinquemila anni di oscurantismo materialista, gli uomini avevano di nuovo la possibilità di comunicare direttamente con il Cielo, con gli Angeli, con i cari defunti. Ne avevano la possibilità, non la sapienza innata.

Era la grande differenza tra quel momento e cinque millenni prima: il contatto naturale doveva diventare voluto e cosciente. E soprattutto libero.

Senza l’immersione nella propria interiorità, nel proprio ego, nel proprio Io; senza lo studio dei meccanismi del pensiero, della sua facilità al condizionamento e del suo potere manipolatorio; senza la caduta di mani, piedi e faccia sulla crosta dura della Terra l’Uomo non avrebbe sviluppato la capacità di confrontarsi con Dio alla pari. In libertà, appunto.

Le divinità sapevano bene che ben pochi sarebbero stati gli uomini, nei successivi millenni, a scorgere quello squarcio tra le nubi, ma era nell’ordine delle cose.

La libertà richiede sforzo e richiede tempo.

Ma nello sforzo per la libertà dell’uomo, sforzo che consisteva nel lasciarlo agire senza guida trascendentale, gli Dei non avevano tenuto conto della rinascita dell’essere più controverso di tutti i tempi: il Serpente.

Serpente tradito dagli umani, che lo avevano usato per crescere intellettualmente anziché per schiacciare il suo nemico di sempre, Dio.

Serpente che voleva vendicarsi sottraendo ciò che aveva involontariamente ispirato: l’anelito alla conoscenza e all’autoconoscenza; sottraendo, quindi, la coscienza dell’Io.

Serpente che rideva gelido quando vedeva i mortali ammantarlo erroneamente di una patina di sacralità, confondendolo con Lucifero.

Del suo intervento, l’effetto positivo sull’uomo era stato un errore. Un errore che aveva stravolto i suoi piani. Ma aveva una carta da giocare: soltanto gli uomini erano in grado di conoscere i suoi segreti. Ma quali uomini? Quelli con un Io cosciente. Solo quelli avrebbero potuto portare agli Dei gli strumenti per distruggerlo.

E allora la soluzione era alla sua portata: annientando l’Io avrebbe annientato l’Uomo; annientando l’Uomo avrebbe annientato Dio.

Se Dio non fosse stato tanto presuntuoso da girare le spalle mentre lo cacciava dall’Eden, si sarebbe accorto che il suo cadere si era interrotto pochi istanti dopo; che nessuna autorità poteva semplicemente ingiungere a un essere tanto viscido di staccare le sue spire dalla crosta celeste.

Se fosse precipitato sulla Terra in quel momento, le anime umane non lo avrebbero accolto: lo avrebbero schiacciato. Troppo intrise, ancora, di influenza divina.

Aveva atteso millenni che quel blocco tra Cielo e Terra si aprisse. Aveva atteso con pazienza, in silenzio.

All’apertura del velo, finalmente, si era lasciato cadere. La Terra era pronta per lui: Arimane, demone del calcolo, dell’opportunismo, della freddezza, del materialismo puro, aveva lavorato bene: un Serpente sarebbe potuto passare per un Salvatore.

Anno 2150 – Si decise per un milione. Per il milione.

Come sempre le decisioni erano un’intuizione. La giustezza archetipica disponeva in un lampo. E così dispose.

Ogni giovane soldato di Michele, promosso da angelo ad arcangelo nel diciannovesimo secolo, fu rimandato sulla Terra per affiancare un umano: ogni umano che, durante l’arco di tutta la sua esistenza e quindi delle ripetute vite terrene, aveva raggiunto lo stadio immediatamente precedente a quello angelico. Dopo quell’incarnazione, l’ultima, sarebbe diventato angelo. Ogni nuovo angelo avrebbe permesso un avanzamento di grado a tutte le altre gerarchie.

Questi futuri angeli erano un milione.

Avrebbero dovuto essere almeno cento volte di più, ma qualcosa era andato storto: le entità malefiche che proprio poco prima dello scadere del Kali Yuga avevano combattuto in Cielo contro l’esercito micaelita, perdendo e precipitando sulla Terra, da due secoli erano guidate da una coscienza ignota anche agli Dei. Sotto quella guida avevano rapito le parti basse dell’anima umana, trasferendole sulle zone superiori, occludendo alla coscienza di ogni individuo le vie d’accesso alle sfere celesti; i sette vizi capitali erano diventati un normale modo di vivere; gli iniziati erano sempre più rari, e sempre più osteggiati e danneggiati dagli spiriti del Male.

Grazie alla morsa del materialismo sull’Umanità, quegli esseri maligni in due secoli provocarono la morte di circa un terzo delle coscienze umane, che non fu più in grado di sviluppare un’individualità sana che tendesse all’evoluzione spirituale. Non poté più, quindi, reincarnarsi.

Quelle anime senza Io, balocchi dei demoni, provavano un dolore immenso e senza speranza, perché senza senso.

La gravissima deriva evolutiva era stata determinata da una lotta infernale: quelle che erano tenebre in cui la luce della coscienza sapeva risplendere, le luciferiche, furono invase da un’oscurità senza crepe, Asurius il Serpente.

Giù, nelle profondità della Terra, i figli di Lucifero, umani che si erano distinti per individualismo egoico e predatorio, cedendo la propria coscienza al diavolo, tradirono il loro padre putativo, diventando i luogotenenti dell’esercito di quel potere oscuramente grandioso, sfuggito alle logiche celesti.

Diventarono adepti di un potere che li convinse che erano stati ingannati sulla necessità del dualismo e che il loro vero compito era quello di distruggere per sempre il Bene.

Non più il Male che stimola il Bene; non più il Male necessario. Solo il Male.

Asurius fece combattere il suo esercito di demoni ex umani contro i demoni da sempre demoni.

Non ci fu storia: i traditori, forti di una corruzione umana, ben più subdola di quella sub-divina, vinsero con facilità, consegnando ad Asurius il potere per portare a termine il piano definitivo: diventare il vero padrone degli umani, umani che erano l’elemento più importante che il Cielo avesse creato. Elemento necessario alla stessa sopravvivenza di Dio.

Asurius, vero male, quello che non offre alternativa, quello che ingurgita pezzi d’Io, e non li restituisce più, annientando intere generazioni e intere popolazioni, da due secoli aveva iniziato la nuova ascesa al cielo: fermando l’evoluzione umana, aveva fermato l’evoluzione celeste.

Era una guerra che non aveva più il progetto divino come sicuro vincitore.

Era una guerra dall’esito incerto e non era più possibile delegarla unicamente agli uomini.

Lucifero, Signore degli Inferi, e tuttavia primo alleato del Cielo, aveva vietato ai suoi potenti figli di partecipare alle operazioni distruttive durante i secoli. Ma nulla poté contro quella rivolta. Lì, all’inferno, inerme, fece una cosa che lo fece ridere di sé stesso: iniziò a pregare. I suoi pensieri arrivarono al suo alleato nemico: la risata di Asurius gli fece piegare il capo e pregare più forte.

Arimane invece rimase a guardare: opportunista e freddo, pilatescamente non prese posizione, sottovalutando Asurius, che odiava i calcolatori quasi quanto odiava Dio.

E così la Giustizia dispose la discesa sulla Terra di soldati addestrati da Michele, per accelerare il processo di risveglio e di ricambio. Un ricambio necessario alle entità celesti, come l’aria agli esseri umani.

Cosa ci fosse dopo i Serafini, gerarchia più elevata, non lo sapevano nemmeno gli stessi Serafini, ma l’impulso al ricambio era fortissimo; il desiderio di crescere e superare quelle tre stelle fisse era l’unico anelito che avevano oltre a quello di venerare Dio, ma sapevano, senza alcun bisogno di indagini, che era l’anelito che Dio stesso aveva soffiato in loro.

Da troppo tempo quindi le gerarchie erano ferme. Sulla Terra avrebbero detto che avevano una pazienza da santi: nessuna morte e nessuna reincarnazione veniva a interrompere quel flusso continuo di coscienza celeste, che per quanto armoniosa, elevatissima e giusta, era priva di libertà: era una conoscenza che non aveva bisogno di essere scoperta, sperimentata e nemmeno tradita con l’errore.

L’unica cosa di cui non sapevano era oltre le tre stelle fisse.

Gli angeli erano rimasti angeli per ere ed ere, a causa della lentezza degli umani, e nonostante il forte desiderio che questi ultimi restassero liberi, la Giustizia inviò il suo esercito.

Ogni giovane arcangelo ridivenne un giovane uomo o una giovane donna. Da un giorno all’altro un milione di famiglie in tutto il mondo vide riscritta la sua storia: un figlio o una figlia poco più che trentenne si alzò in un letto confortevole a volte, molto meno altre, in case in cui nella memoria di tutti erano lì da sempre.

Furono cambiati documenti, fotografie, ricordi.

L’Umanità divenne il teatro della più grande battaglia esoterica combattuta nella sua coscienza universale, comune, condivisa nonostante la diversità di religioni, razze, attitudini.

Come andò a finire? Come ci suggerisce la coscienza. Sempre che ce ne sia rimasta una, sempre che non sia stata risucchiata dal Serpente.

Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Lo è: è il prologo di un romanzo che ho intenzione di finire.
    Sei stato estremamente intuitivo.
    Quando ho visto il progetto, mi è venuto in mente questo lavoro, iniziato molti mesi fa,
    Certo: non era così. L’ho trasformato in racconto. Però, prima o poi – tra dieci anni, temo – sarà un romanzo.
    Ti avvertirò, quando sarà finito 🙂
    Grazie

  2. Ciao Loredana, addirittura un’ucronia mistica! Complimenti per lo slancio di fantasia. Con un impianto del genere si potrebbe pensare ad una storia di grande respiro, anche perchè il tuo LibriCK sembra ribellarsi alla dimensione ridotta e concentrata del racconto breve. Sembra più una introduzione vista l’assenza di dialoghi e di personaggi da esplorare. Comunque davvero brava, una delle poche persone ad aver raccolto la sfida del racconto ucronico!