
Il sacrificio
Gionata corse lungo il ponte, meno male che non scivolò, aveva fatto bene a indossare gli stivali e non le scarpe da tennis. Indossava anche la baleniera, però gocce di pioggia e di acqua salata gli si erano insinuate nella schiena sotto il maglione adesso fradicio.
Raggiunse le reti dove i colleghi faticavano tra bestemmie a denti stretti. Colleghi? Semmai erano dei marinai e lui un mozzo. Lui li considerava colleghi ma loro gli ricordavano sempre che nella gerarchia dell’equipaggio Gionata era molto in basso. A volte se lo ricordava con una goccia di disappunto. «Vi do una mano» gridò per farsi udire al di sopra dei tuoni e dell’urlo del vento.
Nessuno disse nulla.
Accettavano la sua proposta, era chiaro.
Gionata li aiutò, ma sopraffatto dal peso di alcuni tonni che si dibattevano nelle reti finì sulla pavimentazione del peschereccio d’altura e scivolò fino al castello di poppa in cui si trovava il timone e il capitano che governava a stento l’imbarcazione: le sue bestemmie si udivano nonostante il fragore della tempesta. I tonni inseguirono Gionata, alcuni riuscirono a tornare in acqua, tanto si erano dibattuti.
I marinai gli corsero incontro, ma non per aiutarlo semmai per afferrare i tonni e ricacciarli nelle reti. Ad alcuni li uccisero a suon di pugni.
Gionata gemette: «Aiutatemi».
«Arrangiati» fu la risposta dell’unico marinaio che parve sentirlo.
Dal castello con all’interno il ponte di comando sbucò il capitano. «È difficile» disse con il suo solito tono di voce profondo e ponderato.
Gionata si tirò in piedi. Vide che il nostromo aveva sostituito il capitano al timone. «Mi sto rendendo utile».
«Ma non è abbastanza».
«Come!». Gionata lo guardò indignato. Come si permette di sputare sulla mia fatica? Gionata sarebbe volentieri rimasto sottocoperta a guardare la TV, ma non poteva permettere di essere un peso dell’equipaggio, aveva agito sulla base della sua scala di valori.
«Tu sei un semplice mozzo. Inutile, pure. E credo che questa burrasca sia dovuta alla furia degli dei del mare».
Burrasca, tempesta, chi lo sa cos’è per la precisione! Ma a parte le considerazioni meteorologiche, Gionata lo fissò chiedendosi se fosse impazzito. «Capitano, non crederà a Nettuno, Poseidone e idiozie simili».
«Non so che dire, ma un tentativo posso sempre farlo».
Gionata gli volse le spalle, stava per accorrere ad aiutare i colleghi ma una presa di ferro lo prese per la spalla e lo atterrò sulle assi bagnate.
Gionata protestò, poi urlò di terrore: il capitano brandiva un pugnale e tenendolo fermo glielo infilò nel cuore:
«Che il tuo sacrificio non sia vano…».
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Il contrasto fra la TV e il sacrificio agli dei è geniale. Un bel racconto, diverso magari rispetto a ciò cui ci hai abituati. Qui parli di un altro tipo di guerra.
Grazie mille, Cristiana!
Ben fatto, Kenji. Un buon racconto con finale a sorpresa.
Grazie mille per il complimento!
Urca che finale. Un fulmine che mi ha colpito.
Grazie mille! Vedo che questo racconto è stato commentato da molte persone
Il tuo cinismo è affascinante e la tua fervida fantasia lo asseconda benissimo. So che è il tuo stile e lo apprezzo ma qualche riga in più secondo me non guasterebbe! Ciao Kenji!!!
Ciao! Ti ringrazio, ma in genere preferisco essere breve
Ammozzato il mozzo! Finale notevole, bel racconto.
Grazie per la tua lettura!
Leopardi, nella sua fase di pessimismo cosmico, tipo Dialogo della Natura e di un Islandese. Complimenti.
Non ho presente il testo (o i testi) di Leopardi che citi, ma non fa niente. Grazie per essere passata!
Prova a cercare questo Dialogo della natura e di un Islandese, sono certa che ti piacerebbe.
Sì, poi ho trovato qualcosa. Credo di averlo studiato al serale
Bene! Mi fa proprio piacere.
veloce e preciso, scritto bene. a me il finale è piaciuto, è lì che sta il senso di tutto, credo.
Grazie mille 🙂
Un incrocio fra il capitano Achab e Jack Torrance (Shining), estremamente inquietante. Ben scritto.
Ti ringrazio!
Nooo! Mi stava piacendo tanto, pero` questo finale mi ha rovinato il piacere dell’ avventura in alto mare, sul peschereccio. Colpa mia: dovevo leggere subito che si tratta di un horror; percio` ci stava.
Ciao! Mi spiace per la tua delusione ma sai che gran parte dei miei librick sono autoconclusivi. Grazie comunque per la lettura 🙂
Va bene cosi` Kenji, ognuno di noi ha il suo genere di scrittura a cui si sente piu`incline. E anche come lettori abbiamo le nostre preferenze. Io ti leggo spesso per curiosita`, ma anche perche` – lo sai anche tu – sai scrivere bene.
Sei gentile a dire che scrivo bene, ma non è mai abbastanza