
Il sapore amaro della sconfitta
Serie: La regola del cavaliere
- Episodio 1: Rivelazioni
- Episodio 2: Una regola da imparare
- Episodio 3: Ostaggio
- Episodio 4: Una spada in soffitta
- Episodio 5: Identità segrete
- Episodio 6: Il potere dell’anello
- Episodio 7: Il terzo incomodo
- Episodio 8: Il segreto di Artù
- Episodio 9: Il sapore amaro della sconfitta
- Episodio 10: L’ira di Mordred
STAGIONE 1
1. L’uomo che si faceva chiamare Mordred mi stava minacciando puntandomi contro la sua spada. Scariche di energia elettrica scorrevano lungo la lama fatta di uno strano metallo di colore nero.
-Adesso non parlare e ascoltami.- ordinò 77777771, -Assumo io il comando delle tue azioni. Tu rilassati e non fare resistenza. Questa armatura ha una modalità di combattimento automatico, per la salvaguardia dei cavalieri principianti. Sarà come viaggiare su un veicolo col pilota automatico.
Mi domandai se questo avrebbe aumentato le mie probabilità di sopravvivenza, ma non volli esprimere questo dubbio. 77777771 continuò, levandomi qualsiasi incertezza.
-Ovviamente non ti aspettare di sopravvivere: si tratta di una modalità mai sperimentata prima d’ora, dato che nessun cavaliere ha mai ottenuto l’armatura prima di anni di duro addestramento.
Fantastico!
-Ho scelta? – chiesi, dimenticando I’avvertimento di tenere la bocca chiusa.
-No, – rispose Mordred, – ho attraversato gli oceani del tempo per possedere Excalibur e non me ne andrò senza averla fra le mani, a costo di versare fino all’ultima goccia del tuo sangue!
-Perfetto. In guardia, allora! – non lo dissi io, naturalmente, ma il casco nel frattempo si era formato intorno al mio capo e 77777771 aveva ormai preso il controllo.
In quel momento, anche Mordred aveva indossato il suo elmetto e stava roteando la spada sopra di sé, per caricare un colpo che avrebbe presto sferrato sulla mia povera testa.
Nel frattempo, mi stavo domandando se mai Jess si fosse potuta liberare dal loop temporale per venire in mio soccorso.
Intanto, mi trovavo in balia di due antichi psicopatici e avrei dovuto assistere impotente a quella scena come uno spettatore, sebbene fossi parte centrale dell’azione. Era una sensazione piuttosto inquietante.
Mentre stavo pensando a queste cose, 77777771 parò con forza il fendente. Subito attaccò con un affondo deciso.
-Combatti proprio come Artù.- commentò Mordred schivando di lato. La sua voce tradiva un tono divertito.
-Lo credo, – mormorò 77777771 alle mie orecchie, -sto riproducendo il suo stile di combattimento.
Fantastico, pensai, quindi se questo energumeno ha incontrato nel passato Artù (come mi pare di capire), conoscerà a memoria tutte le mie mosse!
2. La battaglia proseguiva. Un fendente di Mordred andò a vuoto, tagliando a metà una pila di registri che una segretaria, immobilizzata dal loop temporale, reggeva fra le mani, in direzione degli schedario lungo il corridoio.
-Mordred non si fermerà finché non brandirà Excalibur.- mormorai.
-Non potremo deviare i suoi colpi all’infinito. Ci vorrebbe un piano.
-Ne hai uno?- mormorai. Ero senza fiato: seguire passivamente tutti i movimenti di 77777771 mi stava sfiancando. Inoltre non volevo che il cavaliere sentisse cosa ci stessimo dicendo.
-Ne ho appena elaborato uno, sì. Gli consegneremo la spada.
M’irrigidii a quella sentenza. Non ci potevo credere. 77777771 si voleva arrendere così? Io non conoscevo molto bene questo Mordred, ma dalle sue parole e dal suo comportamento, mi sembrava soltanto un bullo. Non importa da quale epoca arrivasse, se dal tempo di Artù o da un mondo ancora più antico.
-Non smettere di assecondare i miei movimenti! – protestò 77777771.
Dal canto suo, il cavaliere nero avvertì quell’attimo di immobilità e ne approfittò subito.
Usando la sua spada di piatto, mi colpì in pieno petto. Nell’impatto si attivò uno scudo che lanciò nell’aria attorno alla lama nera un bagliore verde.
Caddi all’indietro piuttosto pesantemente. Persi la presa dell’elsa di Excalibur che scivolò sul pavimento a quasi una spanna oltre la mia testa.
Inarrestabile come una frana di montagna, Mordred mi fu sopra: mise il piede sinistro sul mio petto per bloccarmi e si chinò a raccogliere la mia spada. Mentre le sue dita si stringevano intorno all’elsa, prese a ridere: dapprima era una risata appena mormorata, a labbra serrate, poi a bocca spalancata, sempre più forte, sino a diventare sguaiata. A tratti folle.
-Sta ridendo sardonicamente!- esclamò 77777771 inorridito, -Come tutti i cattivi quando vincono! Soltanto un buzzurro simile potrebbe scadere in un simile clichè.
-Ehi, vacci piano!- mi lamentai, -Ho capito solo la parola “cattivi”!
Mordred smise di ridere e tornò improvvisamente serio. Si allontanò da me, liberandomi il petto dal proprio peso.
-Qui il lavoro è finito.- disse arretrando di qualche passo, senza abbassare la guardia, brandendo sia la sua spada che Excalibur con entrambe le mani.
Alle sue spalle, l’aria prese a vibrare, mentre un rombo violento irruppe nel silenzio della bolla temporale: pareva il suono prodotto da un edificio in cemento armato che viene demolito da una palla d’acciaio.
Davanti agli occhi, sulla mia visiera comparvero delle scritte: ai margini del mio campo visivo delle linee ondulate si muovevano verso l’interno, mentre in corrispondenza del cavaliere comparve la scritta “Time Alarm”.
-Guarda e impara,- si mise a spiegare 77777771, -Questa scritta o l’allarme acustico si attivano in corrispondenza del fenomeno che vedi formarsi alle spalle di Mordred.
-Cosa è quella cosa?
-Un tunnel quantistico.
-Come quello del Doctor Who?
-Sì, se ami la fantascienza inglese!
Non potemmo terminare quello scambio di battute che il cavaliere nero si voltò e fece un passo nella frattura spazio-temporale fino a sparirvi dentro. Infine, anche la quest’ultima scomparve e tutto tornò alla normalità. Tranne per una cosa: Excalibur era stata portata via da me. In un altro tempo. In un altro luogo. Da un tizio che non aveva la parvenza di una persona animata dalle migliori intenzioni.
Alle mie spalle sentivo dei passi affrettati sulle scale. Doveva trattarsi di Jess.
-Perchè?- mi rivolsi pieno di rabbia e frustrazione a 77777771, -Perchè gliel’hai lasciata portare via? Perchè l’hai lasciato vincere?
L’intelligenza artificiale taceva. Forse la lontananza dalla spada le sottraeva le energie? Forse avrebbe smesso di funzionare per sempre?
-Perchè?- ripetei, forse anche a me stesso.
Andrea Savio
Serie: La regola del cavaliere
- Episodio 1: Rivelazioni
- Episodio 2: Una regola da imparare
- Episodio 3: Ostaggio
- Episodio 4: Una spada in soffitta
- Episodio 5: Identità segrete
- Episodio 6: Il potere dell’anello
- Episodio 7: Il terzo incomodo
- Episodio 8: Il segreto di Artù
- Episodio 9: Il sapore amaro della sconfitta
- Episodio 10: L’ira di Mordred
Carissimo Antonino, cosa dire? Kitt ed il suo umorismo ha influenzato gli anni ’80… C’ era anche Automan, però!
Ciao Andrea, bel combattimento tra il serio e l’ironico, e hai ben delineato il senso di disagio provato dal protagonista nel non avere più il controllo del proprio corpo, una cosa inquietante essere controllati da qualcos’altro, una suggestione che spero rimanga confinata nella pura fantasia. Ma la leggerezza della tua storia, e il tuo tocco sarcastico mi fa anche pensare che al tuo protagonista, oltre al casco parlante, gli manca Kitt, la mitica auto di Michael Night, e poi sarebbe davvero a cavallo! L’ultimo quesito crea un buon gancio per l’episodio successivo, e quindi non mi resta che proseguire! Alla prossima!