il secondo buio

Serie: L'imprevisto

Quando Rasty tornò dal bosco senza il ragazzo, Lilo mollò il bambino e gli corse incontro.

“Non l’ha trovato?!”

“Mi spiace davvero tanto, ma non c’era traccia di suo figlio.”

lo guardò dritto nelle pupille con uno sguardo da cane bastonato.

“Lei non può lasciarmi qua, così, deve ritentare, dobbiamo fare qualcosa!”

La voce gli tremava nell’esofago.

“Non posso fare niente, mi spiace davvero tanto, ma non c’era traccia di suo figlio.”

L’uomo lo strattonò appendendosi alla sua giacca.“La prego, dobbiamo fare qualcosa. Chiamiamo la polizia”Gli occhi di Rasty si spalancarono dal terrore, le mani gli tremavano, doveva riuscire a stare calmo.

“Senta, non mi pare il caso, sono sicuro che suo figlio ritornerà non appena avrà finito

di fare qualunque cosa stia facendo.”

Ma purtroppo non era vero, dietro il cespuglio dove l’aveva trovato, una macchia di sangue piano piano si stava allargando, delle gocce cadevano dall’alto e in cima all’albero Jack fissava il terreno.

“Senta, io chiamo la polizia!”

“D’accordo, faccia come crede,” mentre pronunciava quelle parole sperava in cuor suo che qualcosa lo salvasse da quella situazione: se fosse arrivata la polizia era fottuto, avrebbero trovato il ragazzo, avrebbero fatto domande e a lui già tremavano le gambe.

Il panico lo assalì, si rese presto conto che nulla lo avrebbe salvato, dalle gambe ora anche il corpo tremava, le mani, le dita; una scia calda gli pervase la nuca e il buio lo avvolse.

Quando rinvenne ancora gli formicolavano le mani e il buio era il suo unico amico, con i palmi tastò il terreno per cercare di capire dove si trovava, qualcosa di appiccicaticcio gli rimase tra le dita, annusandolo sembrava di sniffare una ringhiera arrugginita, era sicuramente sangue.

Si domandò cosa fosse successo, controllò sempre al buio ogni centimetro della sua pelle per trovare una qualche ferita ma capì subito che il sangue non era il suo.

Gli ingranaggi del cervello si misero in moto come un vecchio orologio, ragionava ma con il panico che gli faceva compagnia. Il sangue non era il suo, questo lo aveva appurato, quindi doveva sicuramente essere di Jack. Provò ad urlare ma la voce rimbombava nello spazio intorno a lui, come se ci fossero delle pareti attorno e sopra di lui; allargò le braccia ed effettivamente era così.

Erano fatte di pietra e gli erano tutte intorno, capì subito che si trattava di un pozzo, non sapeva dell’esistenza di un pozzo al lago. Pensò, con una punta di ironia, che lo avrebbe potuto scoprire anche in un altro modo o in un altro momento. Una risata isterica umida di lacrime gli rimbombò in gola.

Un fascio di luce gli accecò la vista dall’alto, era Lilo.

“Amico, che ci faccio qui, aiutami! Tirami su”

La luce si fece sempre più spazio nel buio, Rasty si accorse che il sangue non proveniva dal cadavere  di Jack, ma dalla donna che aveva ucciso prima di venire al lago. L’aveva lasciata nel bagagliaio per tutto quel tempo.

“C-come è possibile? Cristo, fanculo te e tuo figlio!”

“Vedi,” disse Lilo, “dopo che sei svenuto ho cercato un cellulare per chiamare la polizia. Dato che il mio era scarico, mi sono permesso di cercare nella tua macchina, ed è così che ho conosciuto la donna che ora ti fa compagnia, non mi ci è voluto molto a fare due più due. La polizia sta arrivano, ma non credo che gli parlerò di te.”

La luce si affievolì lasciando posto al buio che lo avrebbe accompagnato per tutta la vita.

Il suo ultimo pensiero, con le sirene che si allontanavano, fu che Lilo si era goduto la sua giornata.

Serie: L'imprevisto
  • Episodio 1: L’imprevisto
  • Episodio 2: Piacere Rasty
  • Episodio 3: Il primo buio
  • Episodio 4: il secondo buio
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    Discussioni

    1. Trovo questo episodio piuttosto nebbioso, molto complesso. In alcuni punti non capisco bene chi sta parlando e a parere mio sarebbe stato utile inserire uno spazio in più o un segno per dare uno stacco al lettore quando un paragrafo finisce e ne vuoi iniziare un altro che non sia il prosegue del precedente.
      Alla prossima lettura.

      1. mi dispiace non ti sia piaciuto.
        ammetto che avevo fretta di chiuderlo.
        mi rifarò.

    2. Ciao Mauro, complice l’illustrazione che hai scelto per il racconto e il comportamento di Rasty avevo immaginato che le sue intenzioni fossero quelle di liberarsi di un fardello pesante. Il finale, invece, è arrivato inatteso. Mi ero fatta altri “film”, come l’ipotesi che Lilo fosse a sua volta un assassino che utilizzava i figli per adescare sfortunate vittime. Bel finale, la storia è ben equilibrata e accompagna per mano il lettore senza dare nulla per scontato.