
Il Sior Rioba
Serie: Bulgakov a Nord Est
- Episodio 1: Una strana telefonata
- Episodio 2: La preparazione del Viaggio
- Episodio 3: Il viaggio a Venezia
- Episodio 4: Il Sior Rioba
- Episodio 5: Il Maestro
STAGIONE 1
Il Ponte di Calatrava è un Ponte Moderno, il primo ponte del Canal Grande ad offrire il passo al foresto (1): una massiccia struttura di acciaio e vetro, avveniristica. Zelda avanzava spavalda nel via vai di turisti per i quali era, come del resto ogni gatto, un’entità divina instagrammabile, a cui prostrarsi per ottenere la più meritoria fra le ricompense: un like.
«Per cortesia niente fotografie Signori, grazie.»
«Oh, so cute kitty!» attaccò una turista americana armata cellulare «io facio una foto!»
«Ecco un infelice esempio di come la società dei consumi abbia condotto alla generale decadenza morale e intellettuale, un modello in cui non mi riconosco essendo maggiormente a favore di un’equa distribuzione delle risorse in senso socialista.»
«Oh, lui dice miao!»
A quel punto intervenne Saul, che prese Zelda tra le braccia proprio quando stava puntando alla giugulare dell’ignara turista. Agata non se ne curava, camminava lungo il ponte osservando l’acqua sottostante la quale aveva assunto insolite ramificazioni rosacee. I colori stavano cambiando, tutto era cambiato. Sotto lo specchio limpido, si intravedevano venature bluastre e vibranti, come alghe marine rese luminescenti dalla presenza di plancton vitale. Ora tutto il Canal Grande appariva come un serpente tinto di rosa e blu, iridescente, sotto un cielo striato di rosso dove la luna emergeva in tutta la sua bellezza maestosa e limpida, più vicina, più grande. Ma quel che ancor più appariva sconvolgente era che l’acqua… era viva. Creature simili a piccoli pesci dal volto umano saltavano sulla superficie, ognuno dei quali dotato di una voce distintamente riconoscibile. Alcuni cantavano, altri ridevano. Inspiegabilmente, nessuno dei passanti, turisti compresi, sembrava notare alcunché, né udirne il richiamo. Zelda pensò a quanto gli mancava il Tonno dell’Atlantico. Saul pensò che fosse meglio attaccare discorso senza perdere altro tempo:
«Perdonate l’intrusione, ma noi stiamo cercando la dimora della Capra, e con estrema urgenza».
A quel nome si formò un piccolo vortice luminoso: le creature si erano disposte a cerchio rotando intorno ad un invisibile punto centrale; la risposta fu un coro di voci perfettamente armoniche:
«Sotto la superficie, di cento lacrime la cenere giace: lì o viandante troverai la verità se ancor ti piace». Detto questo sciolsero il cerchio e l’acqua emise un piccolo risucchio, lasciando il trio con più domande che certezze. La prima ad intervenire fu Agata:
«Non chiedo cosa sono quelle cose perché non voglio sentire la risposta. Domando solo: cosa intendevano»?
«É un indovinello» rispose Saul, «un gioco di parole vecchio come la notte dei tempi. Dobbiamo solo decifrarlo. Dunque fammi pensare. Cento lacrime… Si riferisce forse a qualche sconfitta navale?»
«Può darsi, magari un’iscrizione su un qualche relitto bruciato e affondato.»
«Certo, mi sembra attendibile. Potrebbe anche riferirsi a qualche scultura sommersa della Venezia del 1200» aggiunse Saul.
«O forse potreste farvi una cultura e dirigervi senza timore verso la Chiesa di San Zaccaria» chiosó Zelda.
«La Chiesa di San Zaccaria?» ripeterono in coro gli altri due.
«La Tradizione» attaccò Zelda, interrompendosi di tanto in tanto per provvedere alla toilette personale inclusa quella intima, «vuole che essa venga distrutta da un incendio nel 1105, incendio in cui persero drammaticamente la vita 100 suore benedettine, rifugiatesi invano nelle cripte».
Agata esplose in un gridolino di gioia: «”Sotto la superficie, di cento lacrime la cenere giace”: micetta sei un genio! Bene allora, è inteso, andremo alla Chiesa di San Zaccaria».
Si incamminarono tra ponti, calli, campi e sestieri, guidati dalla gatta, la quale dimostrava di conoscere perfettamente la città (fatto questo su cui molto si è dissertato negli anni a venire). Mentre procedevano Agata avvertì una sensazione sgradevole, come un senso di pesantezza al capo. Aveva la netta sensazione che qualcuno li osservasse dalle ampie vetrate opache dei palazzi nobiliari, o nell’oscurità dei sotoporteghi. Questa sensazione andò in crescendo fino a raggiungere livelli intollerabili via via che il gruppo avanzava verso il Campo de’ Mori. Arrivati al centro della piccola piazza, una voce, roca e possente, proveniente da un palazzo, li mise in guardia:
«Se proseguite oltre sarà a vostro danno, incauti stranieri».
Saul volle essere gentiluomo e avanzò per primo, lasciando Agata e Zelda alle sue spalle. Dopo aver perlustrato ogni angolo, evidentemente più tranquillo, tornò dalle compagne:
«Qui non c’è nessuno, chiunque fosse se n’è andato».
Agata fece un cenno di assenso, appoggiandosi ad una statua di pietra che fungeva da colonna di un magnifico palazzo nobiliare, e fu allora, volgendo il capo, che vide. Gli occhi della statua, due palle nere circondate da una sclera rossa, la scrutavano. Erano occhi bovini rotanti in un volto di pietra in cui il naso, evidentemente danneggiato nel corso dei secoli, era stato sostituito con un grossolano pezzo di ferro.
«Chi sei?» sibilò Agata, scossa dal terrore.
«Sono il Sior Rioba (2), servo fedele dell’Unico Signore, qui imprigionato contro la mia volontà.»
«E chi è il tuo Signore?»
«Colui che rende ricco l’uomo che a lui si prostra. Colui che ha inventato il pensiero unico, le ideologie, l’omologazione dei consumi, l’ossessione Identitaria svuotata e divenuta manifesto da copertina patinata, ah delizia per le mie e le Sue orecchie! Un’umanità nell’abisso, sradicata, sempre più indebolita, che non trova altra trascendenza se non nella condivisione di esperienze tutte uguali, nella visione degli stessi film, nella lettura degli stessi libri e infine nell’acquisto di prodotti identici da un capo all’altro della terra, magari realizzati dagli ultimi tra i miserabili in luoghi Inferno. Anime già morte in un pianeta consegnato alle fiamme dell’Inferno ah ah ah!»
«Una bella presentazione non c’é che dire, non da meno il tuo Signore deve essere molto potente se incarcera i suoi fedelissimi dentro statue di pietra» fece Saul con una smorfia di sfida.
«Non fu lui ad incarcerarmi ma Venezia! Ah maledetta prostituta, che tu possa marcire! Ma noi servi sappiamo attendere, e attenderemo ancora: ci vorranno decenni? Secoli? Non ha importanza. Noi saremo i Suoi messaggeri e la nostra Gloria terrena sarà definitiva. Il mondo ci fu promesso, il mondo avremo!»
«E come di grazia?» domandò Agata in uno stato vagamente dissociato.
« ah ah ah! Abbiamo già iniziato e non ve ne siete accorti! Ma non lo vedete cosa abbiamo fatto noi, Suoi fedeli servitori? Per prima cosa preso gli intellettuali e ne abbiamo fatto orpelli del potere, i nostri principali alleati. Ah, è magnifico vederli dibattere nel recinto che abbiamo costruito per loro, mentre grugniscono nel fango per contendersi la sbobba quotidiana! E in cambio ci restituiscono la connivenza, mascherata da pensiero critico! Abbiamo poi trasformato le Rivoluzioni in un marchio e l’Arte in un brand, tutto per il nostro guadagno! Ora stiamo concludendo l’opera più grande: annullare la memoria accelerando il tempo. Non lo sentite anche voi? Il tempo è sempre più rapido, ossessivamente carente, sgranocchiato da azioni inutili e ripetitive ogni giorno e a ciclo continuo, divorato dalla compulsione allo scrolling. E mentre scrollate i vostri telefoni, frizzando il vostro cervello con migliaia di imput, non vi accorgete che le ore sembrano trascorrere incredibilmente veloci? E in quelle ore che paiono minuti, cosa avete ricavato? Su cosa vi siete concentrati davvero? Nulla, ah ah ah! Senza memoria sarete apolidi del tempo, senza un passato e senza un futuro, il gregge definitivo su cui Lui regnerà in eterno! Ora sapete chi è il mio Signore!»
Silenzio.
«Cioè il tuo Signore è Nietzsche?» suggerì placidamente Zelda.
Saul prese il sopravvento per evitare il peggio:
« Bene, cioè si fa per dire. Noi qui avremmo concluso, mi stia bene, anzi no, come non detto. Va beh, andiamo».
Agata ammise fra sé e sé che il discorso filava. Ma non importava più, quel che contava era scendere nelle cripte della Chiesa di San Zaccaria il prima possibile.
Decisero di correre senza voltarsi indietro, inseguiti dalle urla sguaiate e dalla risata clownesca del Sior Rioba. Ben presto si lasciarono Cannaregio alle spalle e con esso quella conversazione distopica e allucinata.
A serata inoltrata erano giunti nei pressi del ponte di Rialto. La città frattanto, era divenuta più intima, raccolta. In lontananza si avvertivano rumori di piatti sparecchiati, di chiacchere familiari, di allegre compagnie che giravano per bacari (3). In uno dei canali , un gondoliere stava gentilmente chiedendo ad una coppia di giapponesi di scendere dalla barca, citando come esempio virtuoso alcuni Santi del Calendario Gregoriano.
1. Foresto: straniero, in dialetto veneziano
2. Sior Rioba Mastelli: assieme ai fratelli Sandi e Afani furono 3 mercanti veneziani particolarmente, avidi, scaltri e bugiardi: la loro Leggenda risale al sec XII. Si dice che una sera Santa Maria Maddalena, volendo fare un ultimo tentativo per cercare per loro una possibile redenzione, si finse essere un’anziana vedova e si recò da loro per rifornirsi di stoffe per il suo negozio ed essi si approfittarono dell’ingenuità della donna vendendole stoffe di scarsa qualità; a causa della loro avidità i tre mercanti vennero trasformati in statue che poi furono murate sulle pareti esterne della casa dove abitavano.
3. Bacaro o bacareto: è un tipo di osteria veneziana a carattere popolare, dove si trova una vasta scelta di vini in calice (ombre) e spuntini (cichèti).
Serie: Bulgakov a Nord Est
- Episodio 1: Una strana telefonata
- Episodio 2: La preparazione del Viaggio
- Episodio 3: Il viaggio a Venezia
- Episodio 4: Il Sior Rioba
- Episodio 5: Il Maestro
Ironico, psichedelico, politico… Questo racconto è grandioso.
È bellissima questa immagine di Venezia che rendi con poche pennellate ben calibrate, sembra di viverla come fosse a disposizione esclusivamente dei tuoi lettori.
Molto, molto avvincente e appassionante.
Il ritmo e la scrittura trascinano la lettura fino alla fine e gli intermezzi, basati sulla filosofia, sono un’aggiunta trattata con ironia e saggezza.
Molto brava!
Fantasia, ironia e filosofia, quanta maestria nel miscelare il tutto con armonia, fino alla chiesa di San Zaccaria.
Quoted‐—————
“Gli occhi della statua, due palle nere circondate da una sclera rossa, la scrutavano. Erano occhi bovini rotanti in un volto di pietra in cui il naso, evidentemente danneggiato nel corso dei secoli, era stato sostituito con un grossolano pezzo di ferro.”
Di una potenza decadente abbacinante. Super 💣
La trama diventa man mano sempre più avvincente, interessanti le critiche sociali e i personaggi facenti parte della storia locale. Piccola curiosità: anche in Liguria si usa il termine foresto. 😉
Mi stai mostrando con intelligenza e vivacità una Venezia che non conosco. Sono una lettrice molto curiosa e tu riesci a ‘pizzicarmi’ a metà e poi a soddisfarmi quasi del tutto. Quel poco che mi lasci serve a stimolarmi nella ulteriore ricerca di informazioni. La storia è molto accattivante e non ci si stacca facilmente. Bravissima
Cristiana semplicemente grazie, detto da una lettrice colta, attenta e riflessiva come te è un doppio onore.
“«Cioè il tuo Signore è Nietzsche?» suggerì placidamente Zelda.”
Assolutamente geniale 😃 ottimo per sdrammatizzare la crudezza del concetto espresso nel precedente paragrafo. Quanto mai attuale