Il sogno

Serie: Teo il teo-logico e il buco nero


È una serie che si compone di soli due episodi e che vede Teo l'unico protagonista. Al centro un sogno, un messaggio inquietante che Teo cerca d'interpretare con gli occhi di un agnostico.

    STAGIONE 1

  • Episodio 1: Il sogno

Era una mattina come tutte le altre, mattiniera per chi si sveglia alle prime luci dell’alba, pigra per chi si gira dall’altra parte nel letto, infastidito dalle carezze dei primi raggi del sole. Teo si svegliò a Mattinata (FG) a un’ora imprecisata. Mattinata è splendida a qualunque ora della mattina, affacciata com’è sulla baia delle Zagare, famosa per i due imponenti faraglioni calcarei: uno spettacolo da sogno. Anche Teo aveva fatto un sogno, un sogno tutto da interpretare vista la valenza teologico-filosofica dell’argomento trattato. 

Teo, detto il Teo-logico per il suo atteggiamento critico nei confronti di Dio e della Chiesa, in un primo momento non diede a quel sogno la giusta valenza che meritava. Man mano che passavano i minuti dal suo risveglio quel sogno invece di svanire velocemente, come è normale che sia, acquisiva forma diventando sempre più nitido, anche nei particolari più insignificanti. Sembrava impresso nella mente di Teo con la forza di un timbro imbevuto nell’inchiostro indelebile. Quel sogno aveva lasciato in lui un segno, e per non scordarselo se lo segnò sulla sua piccola agenda che portava sempre appresso per gli appunti; lui era un boomer del ’59, ostico alle innovazioni tecnologiche continue di questi tempi moderni. Teo detestava le rubriche digitali perché immateriali al tatto. La carta? Tutta un’altra cosa, i papiri hanno resistito ai millenni, diceva, che ne sarà dei nostri file quando fra qualche lustro non potranno più essere letti dai nuovi sistemi operativi? Error, file not found!

La sua mano iniziò a scrivere velocemente senza fermarsi, pareva mossa da una forza sovrannaturale a cui non poteva opporre resistenza. Ecco il testo di quell’eccezionale sogno di mezza estate.

Siamo in un buco. Chiamarlo soltanto buco è riduttivo. È un buco nero, massiccio, angusto, dal buio assoluto. È anche una trappola occulta in cui Ci siamo cacciati con le nostre stesse mani. Ci sentiamo soli anche se Ci parliamo da tempo immemore in un soliloquio con Noi stessi. È una solitudine singolare la nostra, nonostante sia vissuta con grande spirito di sacrificio e rassegnazione, e al plurale maiestatis. 

Noi siamo luce, luce eterna, luce che avrebbe dovuto illuminare le tenebre più profonde dell’universo e invece… 

Partiamo dall’anno zero, beninteso, zero assoluto. In quel tempo dal freddo assoluto (-273,15°C) tutto ebbe inizio. Dopo una settimana d’intenso lavoro senza neanche una breve sosta Ci riposammo, creati non fummo per lavorare. Era la prima domenica di sempre, da quel primo fine settimana ebbe inizio il nostro meritato riposo eterno, non eravamo passati a miglior vita, si trattava semplicemente di un pensionamento anticipato che non trova precedenti nell’universo per la sproporzione tra le settimane lavorate, una, i contributi versati, zero, e l’assegno erogato che, per questione di privacy, non riveleremo; ma per fortuna l’INPS non era stato ancora creato. Quindi nessun buco di bilancio, tutto in ordine, nessun peccato originale da far ricadere sulle generazioni future.

Creammo l’universo, opera faraonica per eccellenza. L’Aida al confronto? Una bazzecola. Lo chiamammo Universo 1.0, la genesi. Dopo infiniti aggiornamenti – non era necessario riavviare il sistema – lo vedemmo espandersi dal suo nucleo centrale fino agli estremi limiti dello scibile. “Ultra sunt UFOs”

L’universo non si ferma mai, sembra immobile agli occhi, “eppur si muove” per chi ha orecchie fini e un occhio solo. Lo dicemmo Noi, ben prima di un certo Ghali, o Gali Leo, qualsivoglia dire. 

Nel nostro infinito errare vedemmo splendere infinite stelle, fonti di luce accecante che avevamo creato a nostra somiglianza. Creammo anche delle sfere celesti, pianeti e pianetini insignificanti; queste polveri di stelle non vivono di luce propria, ma di luce riflessa, quella della stella attorno alla quale gravitano.

Noi siamo immortali, lo eravamo e lo saremo nei secoli dei secoli, la nostra ‘essenza’ ‘è senza’ materia, è pura luce. Anche le stelle irradiano luce, però le stelle nascono, bruciano, implodono e infine muoiono. 

Noi le abbiamo viste nascere; lo ricordiamo ancora adesso. Fu un parto pluripluripluripluri…gemellare che popolò l’universo d’infiniti sistemi stellari e galassie in ogni dove, anche dove non ce lo saremmo mai immaginati.

Noi le vedemmo bruciare di un fuoco caldo per combustione degli elementi gassosi in esse contenuti. Elementi non infiniti, tant’è che la loro fine a lungo andare era segnata. Non prevedemmo ricariche, un errore che col senno di poi si rivelerà imperdonabile.

Dopo qualche miliardo di anni una stella entrò in riserva perché il propellente stava scarseggiando: povera stellina, stava per morire e  trasformarsi in un buco nero. Noi ammirammo quello spettacolo, ne fummo affascinati dall’esplosiva bellezza. I raggi, sempre meno potenti, iniziarono ad affievolirsi, a ridursi per poi spegnersi lentamente fino al botto finale: l’implosione. Ne avevamo create tante di stelle, non Ci preoccupammo più di tanto, di stelle ce n’erano in abbondanza, infinite, una più una meno pensammo non cambiasse nulla, per la legge dei grandi numeri solo un decimale insignificante. 

Invece errammo. Errore fatale si rivelò alla luce degli accadimenti quel buco nero. Noi, luce eterna, ne venimmo risucchiati senza poter opporre resistenza, dovemmo sottostare alle leggi della fisica che Noi stessi avevamo creato. Quel piccolo errore di sottovalutazione Ci costò caro; le conseguenze, inimmaginabili, sconvolsero l’universo intero e Noi in primis. D’allora siamo reclusi al buio in uno spazio-tempo di un miliardesimo di micron, senza pena né colpa, testimoni unici di un apocalittico black out interno al nucleo centrale di questo primo buco nero massiccio, schiacciati, appiattiti, spiaccicati, compressi, sottoposti a una pressione a dir poco impressionante. Ogni via di fuga Ci è preclusa, ora e sempre, per l’eternità. 

Non errammo più, Noi, che erranti fummo per nostra natura raminga. Finimmo così rinchiusi in questo buco attira luce, il primo di una lunga serie di buchi neri senza nome, anonimi, o meglio, toponimi. 

Quì il tempo non passa mai, i giorni bui si susseguono tutti uguali. Doveva essere una vita da Dio, la nostra, invece si è trasformata in una noia mortale, un’Immortale Noia che per Noi, destinati all’eternità, è il supplizio più grande. 

S.O.S.

Liiberateci da questo buco nero!

Fatelo quanto prima, non aspettate la fine del mondo. 

Queste sono le coordinate: RA:12h 30m 49,42s, Dec: +12° 23′ 28,04″.

Vi aspettiamo con trepidazione.

A presto cari figli.

Ciaooooooooo!

Continua...

Serie: Teo il teo-logico e il buco nero


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Discussioni

  1. Complimenti a Teo il Teo-logico per la fantasia fervida che agita i suoi sogni, capace di produrre un racconto fantascientifico. E complimenti al “padre” di Teo, per aver generato un personaggio interessante e una storia in cui non manca l’ ironia, stavolta piú sottile e di Gran Stile.

  2. “La carta? Tutta un’altra cosa, i papiri hanno resistito ai millenni, diceva, che ne sarà dei nostri file quando fra qualche lustro non potranno più essere letti dai nuovi sistemi operativi? Error, file not found!”
    Bravo Teo il teo-logico 👏 👏 👏