
Il Sole Malato
Come sei bello, figlio mio.
Ti guardo mentre ammiri il sole morente, salutandolo con una spiga di grano in mano. Vorrei fermare il tempo, rendere questo attimo eterno; tale rimarrà nel mio cuore.
Vorrei spiegarti molte cose, ma sei ancora piccino per capire. Ami e saluti quel sole, che è causa delle nostre disgrazie, con un’innocenza capace di commuovere anche un uomo arido e senza speranza. Immagino che dovrei lottare contro il mio umore, sorridere per te in un atto di fede.
Rimani bimbo, piccolo mio, conserva quel sorriso e la meraviglia che illumina i tuoi occhi. Noi adulti ci accolleremo il peso del futuro fino a quando non sarai in grado di accoglierlo sopra le tue spalle.
Tutto è iniziato quando anche mio padre amava il sole. A quel tempo esistevano città meravigliose, illuminate da luci artificiali belle come le stelle. Non c’era fame, né tristezza né paura. Poi è giunto il buio e la disperazione. Fra le creature, l’uomo è quella più irresponsabile e altera.
A ben vedere, è stata la Terra ad “ammalarsi” per prima. Colpa della cupidigia e dell’irresponsabilità; dei veleni immessi nell’aria da mostri industriali incuranti della natura che piangeva lacrime amare. Più volte Lei, la madre che ha dato vita a ogni cosa, ha tentato di avvertirci.
Puoi immaginare il cielo che ci separa dall’universo come una cipolla: ogni strato protegge il nostro pianeta rendendolo confortevole e prezioso. Cinque strati che compongono quella che gli adulti chiamano atmosfera terrestre. Uno di questi, la stratosfera, è stata intaccata dai veleni prodotti per accendere quelle stesse luci stelle che un tempo animavano le città. Puoi immaginarla come uno scudo che per milioni di anni ha protetto la Terra dai raggi ultravioletti. Il sole ha tanti “raggi”, ognuno segue il suo percorso e brilla in modo differente: alcuni sono invisibili all’occhio umano e pericolosi. Poco a poco, la stratosfera si è fatta sottile come un velo, consentendo agli ultravioletti di giungere fino a noi con conseguenze devastanti.
Gli scienziati, persone che cercavano il modo di curare la Terra, si sono dovuti sottomettere al destino avverso. Giusto al momento della mia nascita il Mondo è stato devastato da un’imponente tempesta solare che ha lacerato quasi del tutto quel velo.
Al pari della Terra ci siamo ammalati, la sostanza di cui siamo fatti è mutata e ora siamo in balia della morte senza poterla contrastare. La nostra vita è breve, il tempo di dare alla luce un figlio e già ci volge le spalle.
Ho il cancro. Questa parola non ti è nuova, tua madre già ci ha lasciato un paio di anni fa. Me ne andrò anch’io, presto, ormai ho superato di gran lunga l’età media di mortalità. Ha già trent’anni.
Eppure sono felice di essere vissuto, felice che tu esista.
Cercherò di sorridere. Per te, figlio mio.
Oggi, di fronte a te e a quel sole morente, scopro di non avere rimpianti. Ti amo.
Avete messo Mi Piace6 apprezzamentiPubblicato in Sci-Fi
Non è la prima volta che mi dispiaccio di non aver incontrato questa comunità almeno 3 anni fa. Ecco, mi ripeto. Vorrei aver letto questo racconto prima. E’ molto bello. Grazie.
Sono io che ringrazio te. Non sai che piacere mi fa sapere che le mie storie piacciono, entrare anche per un solo momento nella giornata di qualcuno e portarlo in altri mondi per me è una soddisfazione immensa.
Guarda, questo racconto mi pare una dichiarazione del prossimo futuro. Agghiacciante. Ci sei arrivata (alla conclusione, dico) con una calma nel rigo che si mischia al ricordo delle città e della Terra in maniera nostalgica e ormai perduta. Giusto il tempo di mandare avanti la specie, concepire un figlio, e poi ammalarsi… dico che mi è piaciuto perché lo avverto vero e sentito, non solo appartenente alla dimensione creativa a cui di solito si attinge per raccontare, ma vicino a tutto ciò che abbiamo sotto gli occhi ogni giorno. Grazie per averlo scritto. Un saluto.
Ciao Bettina. Sono una persona positiva e spero che le nuove generazioni possano rimediare a quanto abbiamo fatto al nostro pianeta; la Madre che ci ha messo al mondo, nutrito e protetto fino ad ora. A volte mi è capitato di paragonare “l’uomo” ad un cancro, abbiamo dimenticato di far parte di un tutto e di non essere il tutto. Eppure, anche se distruttore, l’essere umano conserva in sé grandi capacità come quella di imparare dai propri errori e sperare nel futuro. Nei figli che verranno
Tu e la distopia siete una coppia consolidata ed efficace, come Topolino e Pippo, come Batman e Robin, come… Bud Spencer e Terence Hill! Il punto in più di questo racconto è che viene da chiedersi se sia davvero distopico, o se piuttosto non sia profetico.
Il tema dell’ambiente mi è molto caro, e questo Lab è un vero e proprio grido d’allarme, un invito ad una presa di coscienza necessaria, se vogliamo che la situazione descritta rimanga fantasia e non diventi profezia.
Ciao Sergio, Bud Spencer e Terence Hill for ever! Mi hanno fatta ridere parecchio quando ero bambina.
Sì, purtroppo questo racconto si presta molto più che a una distopia. Incrociamo le dita perché l’umanità comprenda che è necessaria un’inversione di rotta.
Il tema ecologista mi tocca molto e credo che sia sempre un bene scriverne, anche e soprattutto nei toni duri del tuo racconto. L’esplicito è velato da una nebbia malinconica doverosa, almeno c’è una presa dì coscienza da parte del protagonista. Senza volere abbiamo lasciato entrambe il povero pargolo senza almeno un genitore! Brava come sempre
Ciao Ginevra, ogni tanto uno scossone ci vuole. La vita ci porta con la sua fretta a dimenticare, ma le nostre scelte sono le fondamenta su cui poggerà il futuro dei nostri figli. Purtroppo nel mondo ci sono troppi “negazionisti” e temo che apriremo gli occhi solo quando sarà troppo tardi 🙁
Ciao Micol, io vado controcorrente. Questo è sicuramente un buon racconto, scritto con mestiere, un po’ troppo “maestrino” per i miei gusti. Diciamo che ti preferisco nelle vesti di “strega”.😅
Nulla da dire sulle tue capacità da narratrice. 😊
Ciao Dario 😀
Sono umorale, i racconti seguono un po’ l’estro del momento e questo mi è uscito così 😉
Bello, Micol! E soprattutto, tu non sei mai banale. Il paragone con la cipolla è fantastico.
Alla prossima 👏
Ciao Cristina, grazie per aver apprezzato 😀
Come sai in questi giorni l’umore era un po’ malinconico 😉
Bello bello e brava come sempre.
Mi sono preoccupata per il bambino che ora sarà solo senza genitori.
Mi hai fatto entrare nella storia.
Grazie
Ciao Tiziana, ben tornata 😀
Sono felice di essere riuscita a farti “empatizzare” con la storia, credo che questo sia il più bel complimento che si può fare a qualcuno che mette in parole i suoi pensieri
Un racconto che è un potente ed efficace avvertimento. Spesso messaggi così duri arrivano in maniera molto più diretta proprio grazie a questo tipo di storie. Bravissima Micol, mi sei piaciuta particolarmente in questa veste.
Ciao Raffaele, ti ringrazio per aver letto anche questo racconto. Un po’ insolito per me, ma a volte mi lascio trascinare dall’umore contingente. Tutto sommato, sono contenta di averlo scritto anche per una specie di scaramanzia. Incrociamo le dita perchè il futuro non sia così pesante da portare.
Ma perché scegli questi titoli fantastici? Invidia…
Ti confesso che fino a quando non ho un “titolo” non riesco a scrivere bene una storia 😀
Una storia dal sapore molto ecologista. Presumo sia una sorta di monito che fai nel tuo piccolo.
Ciao Raffaele, ho avuto modo di trattare questo tema in altri racconti e purtroppo la situazione non è rosea 🙁
Wow una visione terribilmente nitida su un futuro cha a volte non sembra così improbabile.
Un bellissimo pensiero d’amore verso la vita che è piu forte della stoltezza umana.
Gran bel lab
Ciao Ale, in realtà la storia che avevo immaginato era di tutt’altro tenore ma al cuor non si comanda. Sono comunque contenta del risultato e, in fondo in fondo, parla di speranza