Il tempo è una risorsa scarsa, la voglia di scrivere no.

Serie: Di sicuro non è un libro


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Tempus fugit

Poco è il tempo.

Nuovo sta volando. E ci sono troppe pagine da scrivere, ma immenso è il tempo che manca, per fare tutto ciò che l’istinto comanda. Sono qui davanti a questa cosa, che mi ha occupato tanto tempo dall’inverno scorso. E ora che Nuovo sta arrivando al mezzo del cammin della sua vita, le ore sembrano meno di ventiquattro. 

Primo vere, comanda il sonno. Ciò che d’inverno ho rifiutato, per lasciare andare le mani sulla tastiera, ora mi prende sempre più spesso. Quasi come un creditore bussa alla porta dell’inadempiente, ora il sonno, molto spesso comanda le mie notti. Ci vorrebbero giorni da trentasei ore, ma solo per me. La laurea deve avvicinarsi sempre di più. 

Lo studio dell’economia, scelto quasi per obbligo, ora diventa pesante. L’arte ormai è in me, e desta tutta la mia attenzione verso di lei. Ma gli obblighi intrapresi, e i soldi spesi, devono essere adempiuti. Il primo obiettivo che abbia una certa rilevanza, devo vedere il suo arrivo.

Purtroppo,o per fortuna, ormai manca poco al tanto sospirato foglio di carta e la testa comanda come farebbe il genitore più apprensivo. Il cuore e l’istinto, invece danno spinta di nervi, e spingono verso questo foglio bianco. I miei pennelli non potranno mai stare fermi. E sono già rimasti molto più che fermi, inermi e abbracciati dal calore delle altre cose, ma non dal fuoco della tastiera.

Mesi fermi, mesi e mesi sono andati. La metà del Nuovo è la sveglia la mattina presto. Vorresti averla vicina per spegnerla più facilmente, svegliandoti con un occhio e un dito soli. Ma invece la metà è ormai lontana, e anche l’ora legale è padrona del tempo. Passo le giornate rinchiuso in magazzino. Sistemando colli, spacchettando pedane, e riempiendo il mio orgoglio, pensando che questo lavoro lo so fare. Quanti momenti d’arte persi per lo studio, il lavoro, per tante cose che non comandi e non gestisci, ma fai, perché vanno fatte, e questo perché diventa la corda che lega le mie mani ferme.

Noto un cambiamento nella vita di ogni giorno. La vita è come una pianta molto grande, una sequoia. La sega la taglia, gli uccelli vi si costruiscono il nido creando gallerie di morte, il fuoco la uccide, a pezzo a pezzo. Noi uomini siamo tutto questo. Ci stiamo letteralmente uccidendo l’uno con l’atro, in tanti piccoli modi, senza farci morire, ma facendo morire la nostra terra e il nostro stare insieme.

Non c’è vita più sana. Questa nostra sequoia muore ogni giorno, e ogni giorno in più parti. Sembra di assistere al disfacimento. Troppa delusione. Cosa si salva? I bambini ci salvano sempre. E si salvano sempre. 

Guardo un bambino e vedo la vita. Non trovo la violenza, la vecchiaia, la bruttezza dell’arroganza, la paura della vita, il sentimento dell’onore perduto, la supremazia come meta di salvezza. Non vedo niente di tutto questo. In un bambino si vede sempre la vita. Non si vede la morte. Non si vede lo sporco, la polvere, il rosso della tentazione, non vedo diavoli o angeli che combattono, non vedo dei che fanno combattere i loro uomini e si nascondono nelle grotte o case bianche, non vedo la fame di moneta, o tutte le nostre inutili brame. 

Vedo la vita, e molti vedono la speranza nei bambini.

Ho visto tanto, ma non tanto da benedire la morte. Benedico la vita. Tante persone sarebbero pronte a salvare questa terra, ma nel frattempo non puoi distoglierli dal loro inquinare la vita. Un bambino non inquina la vita, ma la vive, senza nulla aggiungere di brutto ma sempre regalando il bello.

Ci uccidiamo ogni giorno, ci vendiamo ogni giorno al miglior offerente. C’è una frase che rende il senso della situazione di oggi, che bada bene, forse è stata sempre questa, e sono solo l’ennesimo meta-filosofo del cazzo che lo dice. Ognuno si sta curando solo i cavoli propri, senza mai pensare che ciò che di brutto si riserva agli altri, forse, prima o poi, ricade su noi stessi. Beh, che frase da filosofo del cazzo.

I bambini non crescono cattivi se insegniamo loro che la vita è bella ovunque il tuo mare ti porti, solo per il fatto che non lo hai deciso tu di vivere. E’ un caso! Sarebbe potuto succedere anche di non viverla una vita.

Io continuo a vivere, e, a essere mare. Non convinciamoci che possiamo essere solo in un modo e solo di un colore, potrà sempre caderci in testa un barattolo di vernice. Vivere, che bel modo di esistere. Poco tempo. Ma scrivendo mi sembra di vivere di più. Forse vivo anche un po’ della tua vita, pensando che stai leggendo, cosa che non mi capita di fare spesso per piacere. Ho poco tempo, ma la voglia di scrivere non scompare mai. Non cambio in questo, è troppo tempo che è così. Non ho voglia di uccidere, non ho voglia di rubare per vivere, non ho voglia di comandare, non ho voglia di andare in televisione, senza nessun motivo, non ho voglia di fare niente, niente altro che sia vita. Allontano la morte, mi copro di clorofilla e cerco, come fanno tanti, di far vivere questa sequoia, che tanto è morta, ma che tanto è ancora viva, in tante parti, in tanti di noi. Scrivo e vivo anche se il tempo è poco. 

Ma non stiamo a contare i secondi, il tempo corre.


Pink Floyd – Time

The time is gone the song is over,thought i’d something more to say

FINE.

Serie: Di sicuro non è un libro


Ti piace0 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni