Il terzo incomodo

Serie: La regola del cavaliere


1. Col nonno mi sembrò di averla scampata. Troppo facilmente. Ero riuscito ad eludere eventuali domande riguardanti il mio intervento in difesa di Tim Gordon. Strano: lui non era il tipo da lasciar correre. Eppure, lo aveva fatto. Meno male che i campi di forza prodotti dall’anello di Jess per ripararmi dalle aggressioni di quei bulli erano invisibili, se no avrei capitolato.

Pensavo a queste cose, mentre attraversavo il corridoio della scuola per andare in classe. Non avevo incontrato Jess quel mattino e, be’, avrei voluto scambiare con lei quattro chiacchiere: tutta questa storia delle armi supertecnologiche in nostro possesso ci aveva fatto trascurare un certo “discorsetto” che avevamo iniziato lo scorso pomeriggio. A ripensarci, mi sentivo rimestare dentro come quando non digerisco la parmigiana… Avevo però il sospetto che non si trattasse di un’indigestione e, certo, dovevo trovare il modo di dirlo a lei evitando le metafore sul cibo…

Ma non fu lei che incontrai quel mattino. Pensavo infatti a Jess e vidi soltanto all’ultimo che Tim mi si era parato dinanzi all’improvviso. Urtammo spalla contro spalla.

-Scusa!- esclamai colto di sorpresa. Non avevo ancora distinto la persona contro cui ero andato a finire.

-Al!- mi salutò Tim Gordon, -Volevo ancora ringraziarti per quello che hai fatto ieri.

In realtà non avevo fatto molto… se non fosse stato per la mia armatura aliena.

-Di nulla. È da un bel po’ che quei ragazzi tormentano un po’ tutti… 

                                                                                                       (Me compreso, ovviamente)

-Sai, ieri sul momento non ci ho fatto caso, ma come hai fatto a metterli in fuga?

“Quasi quasi glielo dico, perché no?” pensai fra me. Non ci vedevo nulla di male. Inoltre avevo voglia di darmi un po’ d’importanza. Non capita tutti i giorni di sentirsi “eroi”, “speciali per qualcuno”.

-Al! Eccoti qui finalmente!- giunse Jessica facendomi prendere un colpo. Già, quel mattino non avevo solo la testa fra le nuvole, ma mi pareva di volarci attraverso. E non vedevo ad un palmo dal naso.

“Alcune volte ti sembrerà di muoverti in una nebbia fitta. Avrai l’impressione di non vedere ad un palmo dal naso e quando è così non è saggio decidere la direzione da intraprendere, non ti sembra Alfred?” le parole del nonno mi risuonarono all’orecchio. Avevo tentato la fuga dalle sue domande, la sera precedente. Lui mi aveva lasciato andare, ma mi aveva detto questo, prima che riuscissi a chiudermi la porta della mia stanza alle spalle.

Mai parole erano state più adatte alla situazione. Effettivamente, questo costume mi stava prendendo un po’ la mano .

A proposito di lasciarmi prendere, solo in quel momento mi resi conto che Jess mi aveva afferrato una mano e mi stava trascinando via, biascicando due parole di scuse a Tim.

Quando ci fummo allontanati abbastanza, lei parlò:

-Cosa voleva quello?

-Solo ringraziarmi per averlo aiutato.

-A me sembrava più interessato alle tue “tecniche” di combattimento.- sottolineò le parole con una nota ironica.

-Tranquilla: non volevo parlargli certo del tuo prezioso anello.

-Vorrei ben vedere. Ricordati che abbiamo un segreto in comune e dobbiamo difenderlo.

-Perché?- mi ribellai, liberandomi dalla sua stretta.

-Non sappiamo ancora con che cosa abbiamo a che fare, per esempio!

Improvvisamente tutta la mia voglia di riprendere “quel certo discorsetto” con lei mi passò completamente di mente. Mi sentii oppresso. Perché Jess voleva monopolizzare ME? A quale scopo?

Feci per dirle in faccia cosa pensassi di tutta la sua “accortezza”, quando la campanella squillò. Ci affrettammo ad entrare in classe.

Peccato che non avrei potuto ascoltare una sola parola della lezione.

Fu come avere delle cuffie bluetooth montate in testa: una voce si mise ad urlarmi dentro la mente e le parole erano sempre le stesse: “Allame! Intrusi! Pericolo!”.

Il professor Jakobson, di storia, stava spiegando la vita di Napoleone Bonaparte aiutandosi con la proiezione di un powerpoint. Cercai di nascondermi nell’ombra il più a lungo possibile.

“Allarme! Intrusi! Pericolo!” 

Sentivo la testa scoppiare. Avrebbe avuto fine questo tormento? Quando? E che cosa me lo stava provocando? 

Andrea Savio

Serie: La regola del cavaliere


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Discussioni

  1. Ciao Andrea, è chiaro che Jess rappresenti il cervello tra i due! Si è immersa completamente nel suo ruolo, pur non avendone ancora una chiara cognizione. Alfred invece mi sembra ancora non aver metabolizzato, proprio come la parmigiana! Il tuo modo di raccontare mi fa sempre sentire a mio agio, come se fossi a casa, e facile immergersi nelle situazioni da te descritte e “fraternizzare” con i tuoi personaggi! Non mi resta altro che proseguire il viaggio, chissà quale sarà il nuovo allarme… Un saluto, alla prossima!