Il terzo incomodo

Serie: 12 STORIE


Penso che la gente comune abbia paura lo penso mentre guido, guido e osservo gente spaventata gente che non vive oppure vive riflessa in uno specchio il quale riflette esattamente quello che ci si aspetta. Tutti si aspettano qualcosa, tutti vogliono qualcosa io cosa volevo? Fama, soldi, successo, una fantastica storia da raccontare? Uno scoop? Volevo semplicemente qualcosa che mi facesse ricordare! La strade dritta davanti a me, si stringe all’aumentare della velocità, e più accelero più quella striscia di catrame si trasforma in una freccia tendente all’infinito. Fisso la striscia bianca attraverso il vetro leggermente appannato, alzo la musica, più alzo più accelero, é un istinto primordiale, ogni colpo di basso che arriva dalle casse Bose è un colpo d’acceleratore, ogni colpo di gas è adrenalina che pompa nelle vene dritta nei centri nervosi. Tutto corre veloce, tutto e velocità, non vedo più nessuno Sulla strada solo la direzione quali direzione? Dove stavo andando? E soprattutto perché avevo così fretta. Corro, corro anche io per scappare alla fine, come la gente anche io ho paura, anche io fuggo, fuggo alla ricerca di qualcosa che non conosco oppure sto fuggendo proprio perché lo conosco? Ancora qualche chilometro e sarò arrivato, arrivato dove? Sono nell’ennesimo ristorante, ristoranti tutti uguali, entro e saluto tante copie di me stesso, siamo tutti copie? Siamo soltanto copie che si moltiplicano a ogni sguardo, stessi vestiti, stessi occhiali, stessi aperitivi, stessi piatti, sono arrivato come un automa e anche questa sera ha lo stesso sapore della sera prima. Salve, salve buonasera, bentornato, frasi false di cortesia. E se questa sera fosse la serata della follia? Se entrando con il mio bel completo nero al primo “desidera” del cameriere lo sgozzassi con un coltello nascosto sotto la mia bella giacca? Cosa succederebbe? Mi siedo “buonasera desidera?” Mi passo la mano tra I capelli sono come in trance, ho un coltello nella giacca? Non lo so! Sorrido al cameriere e non rispondo, Lui mi incalza, “buonasera signore desidera?” Le vene sul collo pompano rabbia, una rabbia primitiva, lo guardo fisso negli occhi e mi aggiusto il nodo della cravatta, un perfetto nodo Windsor, una perfetta cravatta fucsia. Il respiro si fa affannoso, alzo la testa e guardo la mia preda, lui non sa quanto stia rischiando in questo momento, gentilmente mi versa dall’acqua, mi trema la mano intanto penso ho un coltello lo faccio ? O non lo faccio? E poi in un attimo ecco il sangue, il sangue a terra, il ragazzo agonizzante immobile in una tela rossa sembra ancora sorridere. Immagino tutta la scena. Tutta l’intera scena passa velocemente come un video all’interno della mia testa, io sono lo spettatore di me stesso, seduto al tavolo accanto mi vedo alzarmi velocemente, come in un fermo immagine estraggo il mio coltello un colpo secco proprio sotto il suo stupido farfallino, nessun rumore solo un secco strappo, ed ecco che vedo il sangue, lo vedo zampillare allegramente da sotto la lama, il povero cameriere non cade subito lo stupido rimane in piedi giusto il tempo per farsi ammirare dall’intera sala, ho il tempo di sedermi, torno composto, non sono nemmeno sporco, strano non mi sono nemmeno sporcato penso. Rientro in me stesso, sono seduto, alza la testa ed è ancora lui “Desidera?” Lo guardo sorrido si mi scusi ero sovrappensiero può portarmi la lista? La lista e anche una bottiglia di Muller ghiacciato grazie. Il film è finito, riprendo possesso della mia mente come un bambino riprende possesso del proprio aquilone. Mi sento osservato, mi giro , guardo gli altri tavoli, il mio show non deve essere passato inosservato, mi sento in imbarazzo, una coppia al tavolo di fronte mi guarda con occhi sbarrati. Cosa ho fatto? Guardo a  terra, per un attimo penso di averlo fatto davvero! Ho ucciso quel povero cristo! Di riflesso mi controllo i polsini della camicia, niente perfettamente bianchi, abbasso lo sguardo e controllo il tavolo è tutto ok il bicchiere di Perrier è nella stessa posizione in cui lo lasciato, con un rapido calcolo ripasso mentalmente la scena, se il bicchiere è lì il cameriere probabilmente è ancora vivo. Per sicurezza butto un occhio a terra, niente corpo niente sangue ok posso ordinare lo vedo arrivare dal bancone, allegro e gioioso con la mia bottiglia fredda gelide e sudata perfettamente adagiata nel suo secchiello, annuisco sorridono lui posa la bottiglia sul tavolo tolgo  gli occhiali da sole li appoggiò vicino al telefono, apro la lista “Mi dica signore ?” Tutto sorridente annuisco per l’ennesima volta, sorrido assieme al poveretto, non sa non immagina minimamente cosa ha scampato, oppure sono io che non immagino a cosa sono scampato? “Carissimo possiamo iniziare con alghe zuppa di miso, poi un tory Jaki mesci E per finire un branzino alla griglia con salsa teriaki”, il cameriere velocissimo prende nota sul suo iPod, il mio telefono muto mi osserva, ottima scelta esordisce, lo dice come se ci credesse, ringrazio con enfasi e aggiusto per l’ennesima volta il nodo della cravatta. Arrivano le portate tutto in ordine, tutte precise, Non sento sapore, è tutto uguale, mi perdo nello spiare gli altri tavoli, sono tutti uguali chissà se anche loro spiano il mio, faccio finta di gustare ogni singolo boccone faccio finta che mi piaccia o forse mi piace perché piace gli altri, eccolo tornare a passo spedito sicuro di sé ignaro di essere stato graziato, si ferma a pochi passi dal mio tavolo “Gradisce il dolce?” “No gradirei averti tagliato la gola poche ore fa ma il dolce quello no grazie, un caffè, un amaro e il conto grazie” Non capisce strabuzza gli occhi “Scusi?” Rido ride anche lui mi guarda confuso penso che probabilmente voglio la mancia, bevo il caffè bevo l’amaro pago il mio conto e lascio qualcosa sul tavolo per il ragazzo, inconsapevole vittima e carnefice di questa serata. Mi infilo il cappotto do l’ ultima occhiata alla sala, gente comune, gente un po’ meno comune enormi specchi nei quali mi guardo prima di tornare a casa. Mi incammino verso il parcheggio sbando, un senso di oppressione si impossessa di me, mi appoggioal muro, mi fermo per un minuto un’ora non lo so guardo le auto sfrecciare come nella enorme stampa appesa in salotto, mi piego in ginocchio quasi stessi pregando, sfrego le mani comincio ad avere freddo, prendo una sigaretta l’accendo subito  si forma una nuvola blu di fumo davanti ai miei occhi, sono una macchina inceppata mi sto resettando, alzo gli occhi al cielo vedo le stelle vedo aerei passare sopra la mia testa voglio andare a casa, casa dove? Meglio chiamare un taxi cerco il telefono lo afferro come fosse l’unica fune a tenermi sull’orlo del precipizio. Chiamo “Sera mi dica?”” Mi venga a prendere ci venga prendere siamo al ristorante” Chiudo la telefonata. In pochi minuti sarò a casa, in pochi minuti sarò casa mia È un’altra notte sarà passata rispecchiandomi in me stesso.

Serie: 12 STORIE


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Discussioni

    1. Ciao , ho visto adesso l’errore , la Frase giusta doveva essere “Mi venga a prendere ci venga a prendere siamo al ristorante” non è un errore sull’uso del plurale ma un sistema per far intravede uno sdoppiamento del personaggio. Spero di aver soddisfatto la tua curiosità .