Il traliccio della morte

Mauro entrò nell’ennesimo esercizio commerciale del quartiere, esponendo un sorriso plastificato. Era da pochi mesi entrato, nel ruolo di promotore commerciale, nei ranghi della Truffoni S.p.A., discussa impresa subappaltatrice di servizi. Il suo lavoro consisteva nell’acquisire nuovi clienti. Il suo compenso era proporzionato al numero di contratti che riusciva a stipulare. Mauro aveva un’arsenale di offerte che svariavano dalla telefonia alla fornitura di energia elettrica. Il formatore commerciale, Legale Rappresentante e socio unico della Truffoni, Dott. Boccoli, aveva istruito i suoi subagenti in modo preciso e dettagliato. I procacciatori dovevano identificare un quartiere, suddividersi le strade, e, nel giro di pochi giorni, visitare tutti gli esercizi commerciali della zona, esponendo le principali e più vantaggiose offerte, per poi fare sottoscrivere, contemporaneamente, più contratti, dissimulandoli come informative antiriciclaggio. Il segreto era quello di continuare a blandire il commerciante, creando un clima di fiducia e magari inducendolo a parlare della propria vita, per abbassare il costo emotivo fino a quando tutti i moduli non fossero stati firmati. Esauriti i negozi visitabili, gli agenti dovevano aggredire un’altra area commerciale, magari molto distante dalla precedente. La direttiva di Boccoli era quella di non comunicare mai ai clienti il proprio numero privato, ma di invitarli a chiamare il numero verde reperibile on line per eventuali disservizi. Ovviamente tale numero non esisteva, ma, generalmente, quando i nuovi clienti ne prendevano contezza, i procacciatori si erano già dileguati. In media i procacciatori commerciali duravano poche settimane, o comunque il tempo necessario per trovare un impiego più stabile; i nuovi procacciatori che avrebbero visitato l’area depredata negli anni a seguire sarebbero stati diversi dai precedenti. Generalmente andava così. Ma così non accade  quella mattina. Il caso volle che l’esercizio in cui Mauro era appena entrato appartenesse al cugino del macellaio dell’ultimo paese depredato. Il gestore, un nerboruto pizzicagnolo dall’espeessoone perennemente torva ed avvezzo alle colluttazioni da strada, stava attendendo quel momento dal giorno in cui gli agenti si erano espansi nel quartiere. Mauro, ignaro, penetrò con la consueta cordialità nel negozio. Il suo sorriso si spense immediatamente non appena udì la serratura chiudersi alle sue spalle e le tapparelle abbassarsi eliminando la luminosità nel locale. Nel buio intravide le sagome di altri due uomini alti e robusti. Prima che delle enormi mani iniziassero a strattonarlo e percuoterlo con ferocia, riuscì ad urlare “L’ho fatto per la mia famiglia!” , ma le sue invocazioni caddero nel vuoto dell’insensibilità. Per i suoi carnefici era un’ irripetibile occasione di sfogare il disagio esistenziale. Dopo alcuni atroci minuti Mauro venne inchiodato, a braccia aperte, seminudo grondante sangue ed esanime, ad un traliccio della luce; il suo volto era addirittura irriconoscibile a causa delle tumefazioni.  Alcune ore dopo il Dott. Boccoli liquidò i procacciatori ed avviò la procedura di cancellazione della Truffoni S.p.A.  Boccoli rilasciò una dichiarazione pubblica in cui si dissociava dalle pratiche commerciali di Mauro. Gli altri procacciatori furono lautamente incentivati a confermare che si trattava di iniziative truffaldine di Mauro, a cui vennero pertanto addebitate tutte le truffe poste in essere a nome della Truffoni S.p.A. ed all’insaputa di quest’ultima.

Alcuni mesi dopo il figlio di Mauro ricevette un’offerta di lavoro dalla Inculini s.r.l.s., neonata società alla ricerca di procacciatori per ampliare la propria rete commerciale. Il legale rappresentante si chiamava Natalia, uno spogliarellista straniera a cui Boccoli aveva fatto sottoscrivere delle informative precontrattuali all’esito delle quali era stata istituita amministratore unico della Inculini s.r.l.s.


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Discussioni

  1. Rappresentazione tragica di un mondo del lavoro votato unicamente al profitto dove all’ultimo livello spettano solo gli oneri, mentre gli onori e i superbonus solo ai manager. Lavoravo in banca e ne so qualcosa, Oggi la principale dote di un dirigente consiste nell’arte della vessazione nei confronti del personale sottoposto. Per fortuna oggi ne sono fuori. Bel racconto, con la solita dose di ironia tragicomica.

    1. Nella vessazione e nella capacità di mandare in avanscoperta plotoni ignari utilizzati scientemente, e senza rimorso alcuno, come carne da macello. La crudeltà silente di questi tempi è agghiacciante; si è passati dalla carneficina campale alla soppressione per procura. Grazie Fabius per il passaggio. A presto

  2. I due lati della stessa medaglia: da una parte ci sono i “burattinai” che spremono e si approfittano dei “burattini” che sono costretti a fare, e ad accettare, lavori pur di sopravvivere. Dall’altra ci sono coloro che subiscono, ignari della catena e controllati dalla loro rabbia e fame di giustizia.

  3. Una tristissima realtà, quella dei lavori precari (promotori commerciali, operatori di call center, ecc.), che tu affronti con umorismo amaro. Sono lavori che nessuno vorrebbe fare, ma che trovano comunque chi è disposto ad accettarli: guarda caso, persone il cui fisico non permette di fare altro, donne (inutile ripetere che siamo ancora svantaggiate per vari motivi) e persino detenuti. Mi è piaciuta molto l’idea della crocifissione: rende bene la situazione. Bravo, Gabriele!

    1. Tristissima realtà nella quale gli ultimi, da te descritti, diventano i capri espiatori ideali delle colpe dei sornioni burattinai occulti, i quali utilizzano, senza scrupolo o rimorso alcuno, queste tristissime truppe cammellate, mandandole allo sbaraglio, o, magari, quando occorre, usandole come carne da macello da dare in pasto alla folla furente per sedare la sua becera esigenza forcaiola.