
Il viaggio del dottor Lefebvre
Serie: Il viaggio del dottor Lefebvre
- Episodio 1: Il viaggio del dottor Lefebvre
- Episodio 2: Il viaggio del Dott. Lefebvre
STAGIONE 1
Ci sono posti in cui si beve, altri in cui ci si rifugia. Altri ancora in cui si capita come sugheri spinti dalla risacca senza potersene allontanare. Battigie che sembrano essere state create apposta per accogliere al meglio ogni turacciolo vago. Ce ne sono per assassini, per ricchi, per vagabondi, per esistenzialisti e per filosofi. Ce n’è sempre una più buia, povera, polverosa, unta, calda, accogliente. Perché nessuno si senta a disagio, per quanto in basso la vita lo stia trascinando.
Il mondo è come una tavola da biliardo dove noi percorriamo, biglie impazzite, le nostre traiettorie. Nella penombra crescente, su un tavolo di legno, fra le mosche e l’odore vecchio di fumo e anice, quella biglia dal naso gonfio e rosso e gli occhi bellissimi, raccontò ad André la sua traiettoria.
Si erano incontrati da poco, ma avevano sviluppato un legame immediato. André, piccolo fallito, piccolo ladro senza coraggio di rubare, piccolo e solo, osservava rapito quell’uomo imponente e vi vedeva lo specchio della propria nullità. Il dottor Lefebvre ispirava la fiducia di un coltello, sembrava aver visto e vissuto abbastanza da non temere nulla. Eppure lo aveva gratificato di un’attenzione premurosa e genuina. Gli aveva offerto da bere e l’aveva aspettato il giorno dopo per offrirgliene dell’altro. Gli aveva raccontato di un viaggio dal quale era a stento tornato.
“Fu molti anni fa…” aveva iniziato, con quell’espressione sognante di chi rivive i propri ricordi “Venne da me Marcine, primario dell’ospedale d’Arcy dove operavo: ‘Dottor Lefebvre,’ mi disse ‘Domenica prossima il reverendo Orazio Krassen parteciperà alla funzione in chiesa su invito del sindaco…’
‘Krassen, il famoso esploratore?’ lo interruppi ‘Il sublime vagabondo, come lui stesso ama definirsi.’
‘Sì, è di passaggio nella nostra comunità per perorare una causa di cui si fatto paladino. Sta organizzando una spedizione per liberare due ufficiali francesi imprigionati dall’Emiro Nasrullah a Bukhara. Krassen conta di utilizzare la fama di cui gode per ottenere quanto la diplomazia finora non è riuscita ad ottenere. Sono qui per chiedervi di accompagnarlo.’
Risi di cuore, ‘Accompagnare Krassen a Bukhara? Ma siete pazzo? E che ne sarà del mio lavoro all’ospedale, perché io…?’
‘Krassen in persona ha chiesto di voi. Sembra che abbia letto un vostro scritto con occhio assai benevolo, reputa le vostre conoscenze sull’ipotermia utili alla spedizione. L’ospedale, infine, trarrà un certo beneficio dall’eco di questa vostra avventura.’
Volevano liberarsi di me, caro André, un oltraggio non credete?” e all’uomo che annuiva vigorosamente, il dottor Lefebvre versava premurosamente da bere.
“Quel giorno infine Orazio Krassen ci onorò della sua presenza. Un mormorio percorse la folla in chiesa come una folata di vento sulle spighe. Un darsi di gomito, un ciuciottare, uno strabuzzare gli occhi per vedere senza voltarsi.
Poi cadde il silenzio, mentre una figura imponente percorreva a passi pesanti la navata, saliva i gradini di marmo e si voltava lentamente oscillando sui talloni.
‘Popolo di fedeli e infedeli, che il Signore ha usato per compiere la sua opera.’ gridò con voce stentorea ‘La mia scricchiolante carcassa potrebbe cedere il passo all’arroganza della gioventù e godersi il meritato riposo. Ho viaggiato dove nessuno aveva osato addentrarsi, nessuno aveva osato immaginare di addentrarsi. Ho portato la parola di Dio là dove Dio, forse occupato o forse distratto,’ un brivido lungo le pie spine dorsali, ‘Non si era ancora avventurato.
Potrei accontentarmi di pecorelle più domestiche da condurre al Suo gregge, lasciare che i ricordi riempiano le mie stanze come un profumo d’oriente. Ma no!’ soprassalto multiplo dei fedeli ‘Questo paese di inetti si lascia offendere e sopraffare dagli atei e dagli eretici. Supino parlotta, discute, convoca e rinuncia. Ed io, Matteo Orazio Krassen, ancora una volta, inevitabilmente, metto la mia umile esperienza al servizio della croce, del paese, che dico! della vita stessa!’
La congregazione ammutolita si sentiva partecipe di un grande evento.
‘Voi avete certo udito di quei due nostri compatrioti, scomparsi in un lontano paese. Le nostre autorità non osano intervenire, mani e piedi legati dai mille lacci della politica. Ho offerto allora di andarci di persona. Parlerò con l’Emiro e dovessi rimetterci la vita riporterò in patria quei giovani valorosi.’
Partii con Orazio Krassen per Bukhara.
Orazio Krassen, un uomo straordinario. Di volta in volta quacchero, metodista, protestante ed ebreo. Allo stesso tempo un devoto cristiano. Aveva abbracciato il Papa invece d’inchinarsi, contraddetto il Patriarca di Antioco, celebrato in una chiesa sconsacrata, dormito sopra un altare. Aveva sposato una pia nobildonna, cui insegnò a cavalcare un dromedario – ma con le staffe, almeno – pregò lei. Fu amico di copti, giacobiti, caldei e armeni. Prigioniero di Beduini, Curdi, Turcomanni e Azeri. Fu trascinato per il deserto del Khorassan legato alla coda di un cavallo e abbandonato nudo su una roccia tra le nevi dell’Hindu Kush. Fece naufragio nel Mar Nero, si ammalò di colera a Iderabad, scampò per miracolo al terremoto di Aleppo. Un rozzo che non offendeva i prìncipi, un lussurioso che poteva privarsi del cibo e dormire sui sassi.
C’imbarcammo sull’Iberia a Cherbourg, senza lacrime e abbracci. La moglie di Krassen, Georgiana, era una statua di sale immobile tra la folla. Nobile volto, scrigno che racchiudeva il segreto di ogni sentimento ed emozione. Krassen portava con sé dodici bibbie e il libro delle preghiere per gli Ebrei di Bukhara, Khiva, Samarcanda, Balk e Kholand, offerte dalla Società per il promovimento della cristianità presso gli Ebrei. Trentasei orologi d’argento per il grande Mullah di Bukhara, i Kan di Khiva, Shar Sabz e Koland.
Trentasei copie del Robinson Crusoe, tradotto in arabo dal Signor Schlienz di Algeri.
Passando il Capo Finisterre, predicò ai passeggeri di prima classe e agli ufficiali, perché questo era il suo compito. Nel beccheggio parlava ad occhi chiusi per vedere meglio la verità. Sfilavano innanzi ai suoi occhi i volti degli abitanti di ogni terra che aveva visitata. Volti spenti e barbari, su cui aleggiava l’ombra dell’ignoranza. Cristo si farà uomo per la seconda venuta, poiché i pagani non hanno ancora raccolto la sua meravigliosa eredità ed Egli non possiede gli angoli remoti della terra.
Krassen si sbracciava in una pantomima tra l’eroico partente e il messia conquistatore. Io invece, mi accasciai ben presto in cabina in preda alla peggiore nausea. Krassen percorreva la coperta a grandi passi a capo scoperto, proclamando la salvezza degli ebrei ed altre facezie del genere. Si faceva gettare addosso ogni mattina secchi di acqua gelida e dormiva sul ponte legato ad una sedia.
La sua voce sovrastava ogni fragore di onde, compagna costante di ogni nostra attività. Pranzavamo alla luce della sua predica ispirata, ci addormentavamo sulle note dei salmi cantati al vento, ci svegliavamo con il borbottio delle sue letture. Gli ufficiali giocavano a carte nascondendosi come ragazzi, le donne con il capo velato di nero, si facevano il segno della croce e davano di gomito ai mariti perché si togliessero il cappello.
Alcune penitenti più anziane, infervorate dai suoi occhi e dall’energia animale che emanava, si intrattenevano con lui per ore nel salone di prima classe in dotte disquisizioni teologiche.
Strano viaggio. Vedevo con gli occhi della mente la nostra nave come una fiaccola luccicante di fede che attraversava sconfinati mari di pece. Strano viaggio. Passavo le giornate in cabina, bevendo qualsiasi cosa contenesse una percentuale ragionevole di alcool.
Il 19 ottobre passammo Cadice, il 20 Gibilterra, il 24 Tunisi, il 26 Malta. Il 29 giungemmo al Pireo. Accompagnai Krassen che proclamò dall’Acropoli il capitolo XVII degli Atti degli Apostoli. Fui presentato al re e alla sua splendida moglie. Mi inchinai a baciare l’anello del vescovo Atanasio, presidente del Sinodo.
Salpammo per Costantinopoli dove restammo per tre settimane. Lasciai Krassen e il resto della compagnia, fuggii dai suoi occhi inquisitori per rifugiarmi nel ventre di quella porta dell’Asia. Le case di legno abbarbicate sulle colline, i sukh odoranti di spezie, il vociare incomprensibile di una moltitudine di visi barbuti e tuniche bianche. Un mondo di storpi, ammalati, lebbrosi, deformi, piagati, passava dinnanzi ai miei occhi di medico. L’odore dello sterco animale si mischiava con quello umano, una città putrefatta, tanfo di ogni vizio, eppure brulicante di energia. Vita, assetata di vita. Vita animale, selvaggia, pagana, ai piedi di mosaici sgargianti, marmi traforati come se li avessero tessuti filo su filo di pietra, colonne di porfido, minareti esili come cipressi.
Non ho vissuto, mi ripetevo inebetito, in tutti questi anni, non ho vissuto. I mie sensi sopraffatti, mi negavano ogni piacere. Volevo fuggire eppure volevo restarvi per sempre. Mi lasciavo scivolare con le spalle contro un muro, intabarrato in un caffetano, mi accucciavo come un mendicante mentre quella fiumana di stimoli impossibili mi scorreva dinnanzi. Alla sera raggiungevo gli altri, gettandomi in un sonno agitato da incubi. (Segue)
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Una narrazione febbrile e quasi disturbante. C’è così tanta ricchezza di particolari da lasciare il lettore stordito. Fra Jules Verne e la sceneggiatura per un film. Sono molto colpita da come hai saputo arricchire il racconto di un viaggio che certamente reale non può essere. Ancora una volta ho la sensazione di percepire un tempo circolare che fa scorrere il tutto fino a riportarlo al punto di partenza. Veramente un prodotto interessante e una prosa accattivante. Molto bravo.
Sei troppo gentile. Il personaggio Krassen è esistito. Si chiamava Wolff. Mi sono ispirato a lui. (Non esiste una pagina in italiano)
https://en.m.wikipedia.org/wiki/Joseph_Wolff
Narrative of a mission to Bokhara, in the years 1843–1845, to ascertain the fate of Colonel Stoddart and Captain Conolly. London, J.W. Parker, 1845. First and second (revised) edition both came out in 1845. Volume 1[3]Volume 2
L’inglese va benissimo. Più tardi vado a sbirciare. Grazie!
Molto bello: l’inizio di un’avventura