Il viaggio parallelo

Se dovessi dire da quando la Natura ha iniziato a parlarmi, forse dovrei spingere i ricordi ben oltre la mia adolescenza.

Essa parla quotidianamente, consiglia, incoraggia, consola, commuove, tende la mano, fa sorridere. Il più delle volte, riflettere. Come una Maestra ed una dolce compagna di questo immenso viaggio d’Esistenza.

C’è stato un giorno in cui, dopo l’ennesima mia ricerca di tranquillità, in una giornata malinconica ed apparentemente priva di senso, di quei momenti in cui regna confusione e senso di inappagamento latente,in cui nulla sembra avere davvero valore,ecco che sentii sussurrare qualcosa dentro: “ Vai in mezzo alla Natura”.

Svogliatamente, ci andai e scoprii, con immenso stupore,il potere curativo di quella che amo chiamare col nome di “Signora Splendente” che gratuitamente offre cura e sostegno, conforto e stupore.

Colei che regala il verde degli alberi, il cangiante colore di fiori dalle mille sfumature, il celeste del cielo, la stupefacente intelligenza degli Anima-li.

Proprio in quell’istante,intenta a passeggiare, un fiore improvvisamente richiamò la mia attenzione ed inspiegabilmente sembrò “porre rimedio” al mio stato di malinconia e disagio interiore, trasformandolo in calma e pacatezza mentale.

Mi dissi che volevo prendermi qualche istante per riflettere. Mi sedetti sotto un albero di quercia ed iniziai a ringraziare quel piccolo fiore del suo potere distensivo, stupendomene nel frattempo, e fu in quel momento che sentii,per la prima volta, la voce della Natura.

Un canto, un richiamo lontano, una vibrazione espressa in colori, movimenti apparentemente casuali di esseri estremamente vitali, foglie d’alberi, folate di vento, spostamenti di nuvole, raggi di sole, gocce di rugiada.

Un parlare lontano dal nostro modo di esser concepito.

Un sussurro dolce.

“Vi ricordate di me solo quando qualcosa vi turba”… sembrava dire. Ma sorrideva. Lo capii dal volo di una farfalla bianca che, in quel momento,vidi fluttuare all’altezza dei miei capelli e che si posò all’improvviso sulla mia mano, poggiata sul ginocchio. Sorrisi anch’io, capendo il tono per nulla polemico dell’osservazione.

“Vedi…” Mi sussurrava attraverso il vento. “ Questo è il modo in cui mi rivelo . Ma il più delle volte, non sono compresa. Si ascolta nel silenzio e nella quiete. La formica insegna a chi ha occhi per guardare e saggezza da cogliere.”

Annuivo, sapeva che capivo, perché notò che seguivo con lo sguardo, sorridendo, quella piccola creatura salire sulla mia mano, sostando proprio nel punto in cui poco prima la farfalla si era posata a riposare. La formica mi lasciò una manciata di terriccio sul palmo, poi ridiscese lungo la mia gamba per tornare a muoversi nell’erba. Guardai quei granelli di terra con attenzione. E capii che quello che avevo in mano era molto più che “ semplice” insieme di materiale minerale ed organico.

Sorrisi al terriccio.

Quello che stringevo nel palmo era… Vita.

La Natura mi parlò, di nuovo. Un sassolino cadde sul mio capo, a richiamare la mia attenzione. Ma soprattutto la mia presenza.

D’improvviso sentii una voce rivolgersi a me dicendo decisa: “Voglio parlare in romanesco”, un bambino biondo pronunciò queste parole, guardandomi, per poi spostarsi a giocare poco lontano, con dei ramoscelli di un imponente pino caduti a terra.

E così iniziai a sentirla parlare in dialetto, quello poetico e candidamente semplice.

“Come l’inizio de ‘na canzone che se apre co ‘na dolce nota e te porta dentro a ‘n viaggio..de cui solo tu ne poi esse lo scrittore.”

Non osai replicare. Se la Natura aveva il piacere di rivolgersi a me, pensai, che lo facesse in qualunque lingua avesse voluto. Per mia fortuna, scelse il romanesco, dialetto da me amato perché carico di storia ed incisività. Portatore di semplicità e naturalezza, ma al contempo di grande saggezza.

Un uccellino volò sopra il mio capo, lo seguii con lo sguardo incuriosita dal suo andamento sicuro e fiero. Si posò su una roccia non molto lontana, per poi tornare verso di me, o meglio verso il pino sotto il quale mi godevo ciò che la Natura mi stava regalando. Poi stranamente lo vidi cinguettare, mentre mi guardava e, cercando di capire cosa volesse dirmi, potei godermi la vista del suo lieve adagiarsi sul quaderno dei pensieri, che portavo sempre con me.

Capii che dovevo aprirlo. E scrivere tutto quello che fossi riuscita a comprendere dal suo inebriante canto.

“Stamattina n’ uccellino ha iniziato a canticchia’,

sembrava dimme : “fatte piu’ vicina

e inizia a scrive tutto quello che te voglio racconta’ “.

Io,a bassa voce, j’ho sinceramente detto:

“Senti,già non so tutta ‘sta normalità,

non me posso mette pure co ‘n volatile a chiacchiera’”.

“Ti volevo solo dire”, sussurrava sottovoce,

“che se guardi bene la Natura te insegna tante cose.

A cresce in mezzo a molte specie che fan l’Amore silenziose,

a seguì un ritmo biologico che non sia lento..ma manco troppo veloce”.

Stavo là,ad ascolta’ zitta zitta ‘sta saggezza

e me chiedevo come facesse n’uccellino de campagna a parla’ del grande gioco della Vita

co’ tutta sta pienezza.

“Siete voi che ce sottovalutate”

replicò lui,come avessi pensato ad alta voce,

“Noi ascoltiamo in silenzio,mentre voi..parlate”.

“Signor volatile,

se parla pure pe’ interagi’ co’ la gente,

sennò diventa un film muto a cui sembra sempre manca’ qualcosa”.

“Eh,No!” ,me fece lui,

“Discorsi pieni de parole a volte non dicono proprio niente,

e certi silenzi -ragazza mia- c’hanno ‘na carica impetuosa.

Sta a voi tutti coglie il saggio in ogni piccolo particolare,

apprezza’ tutto ciò che arriva che, fidate, n’e’ mai banale”.

Restai in silenzio,che a ‘sto punto era meglio che parlare.

Ma il piccolo uccellino me guardava,

perche’ aveva capito che c’ avevo n’osservazione che proprio me premeva.

Lo sapeva,ma me lascio’ lo stesso replicare.

“Signor volatile, pure tra voi esseri della Natura c’è chi s’approfitta d’altre specie”.

“Ragazza mia, la Vita è comprensione

de ‘na completa alternanza tra opposti

e ‘na continua oscillazione.

Se non c’è il bello il brutto non se pone,

se non c’è il silenzio non c’è il battito de ‘na canzone.

Se non c’è ego non c’è l’etereo,

se non c’è giudizio non c’è ricerca di lasciar solo fluire.

Vivi la pienezza dell’istante

Ed ogni tanto lascia sta’ la ragione.

Che er bello è pure questo:

respira’ a pieno e trova’ tutto un mondo dentro le persone”.

Poi me sorrise, e vedendo lo sguardo mio un po’ triste me sussurro’ :

“Ci rivedremo, e c’accompagnerà la malinconia e la gioia de tutta n’emozione”.

Rilessi tutto d’un fiato quel vortice di bellezza espressa in umane parole, e rimasi affascinata dalla semplicità con la quale un piccolo Essere era stato in grado di condensare una profonda saggezza al gusto di verità ancestrali, in versi di naturalezza disarmante.

 Un’ipotetica conversazione al sapore di reale, o una reale conversazione al sapore d’ immaginario.

Era, forse, la sottile congiunzione di opposti che mi aveva, candidamente, insegnato? Vivere davvero significava, forse, correre su un binario parallelo a quello che da sempre ero solita esplorare?

“Stai con i piedi per terra”, “Studia..non fantasticare”, “Sii più pratica”erano le frasi maggiormente gettonate che accompagnavano le mie giornate. Ma i più non capivano che passeggiando nella Natura avevo avuto la fortuna di cogliere i più grandi insegnamenti.

Forse si trattava solo di tornare ad ascoltare davvero, e non solo udire. Di percepire, e non solo vedere. Di accarezzare il vento, o accompagnare con lo sguardo il volo di un gabbiano, di accogliere il canto del mare, e in qualche modo respirarlo.

Avevo la sensazione che la società si stesse evolvendo, in modo veloce, verso una modernità così incredibilmente tecnologica, che alle volte il sol pensiero mi spaventava.

Ma se un tramonto o un’alba potevano allietarmi, e donarmi forza vitale … allora avrebbero potuto farlo con chiunque. E questo mi dava modo di sperare che sì, noi umani ci stavamo trascinando verso un’industrializzazione esageratamente indifferente alle condizioni di salute di tutte le creature viventi, e questo era di certo assurdo, ma era altrettanto vero che la Natura non aveva smesso di curare e di parlare, meravigliosamente discreta, sinceramente pronta a tendere la mano.

Sicura che mi avesse ascoltato, le domandai cosa avrei dovuto fare. In che modo avrei potuto umilmente aiutare chi avevo l’impressione che si stesse perdendo in questo grande viaggio, dal titolo sì semplice, ma estremamente profondo. Dai colori cangianti, come quelli con cui potevamo disegnare il nostro percorso; dalle esperienze, se pur di breve durata, come piccoli paragrafi di un racconto;dai sentieri mutevoli come parentesi aperte … in quel grande poema chiamato “Vita”.

Una foglia cadde, abbracciando la mia penna.

Capii, senza bisogno di ascoltar parole.

Sorrisi, e continuai a scrivere.

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