Il viandante sul mare di nebbia – Caspar David Friedrich 

Serie: Oltre il dipinto


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Esiste una storia dietro ogni quadro, qualche dettaglio sfuggito all'artista che non l'ha riportato sulla tela. Ogni piccolo dettaglio fa parte di una storia di cui è stato dipinto solo un capitolo.

Alcune goccioline scivolavano lente sulla finestra che dava sul giardino, erano residui di una pioggia invernale abbattutasi poche ore prima sulla città. Una città buia, non ancora riscaldata dall’alba che stava sorgendo.

La foschia rendeva il paesaggio fuori dalla sua stanza, sfocato e oscuro; i primi raggi del sole entravano timidi dalla finestra tracciando linee parallele sulla scrivania.

Era un sabato qualunque in una settimana che si era conclusa come sempre, in casa, lontana da tutto e da tutti; disconnessa dal mondo sociale e globale se non fosse per quell’apparecchio che ogni tanto suonava e si illuminava tra le sue mani. La tecnologia in qualche modo stava salvando la sua esistenza, ma sapeva che sarebbe durato poco; per quanto ci si sforzasse era palese che anche in un mondo tecnologico e all’avanguardia il contatto con le persone reali non poteva essere sostituito attraverso codici binari e cavi.

La sua stanza piano piano si stava trasformando in una gabbia senza possibilità di uscita, era attorniata da tutto quello che conosceva e la stessa immagine si ripeteva in un costante loop infernale, l’unico lasciapassare si era distrutto tra le sue mani quando i confini erano stati chiusi. Il suo anno all’estero era sfumato e scivolato tra le sue mani, sognava ancora l’aereo e la sensazione di novità quando fosse sbarcata nel nuovo paese.

Tutte illusioni, non ci sarebbe stato nessun viaggio.

Non riusciva più a controllare quello che pensava, i pensieri le si insinuavano sotto la pelle e come una coperta l’avvolgevano facendola sprofondare sempre di più.

Erano solo pensieri

Un mantra ripetuto nella sua testa o ad alta voce che si ripeteva ogni cinque minuti per calmare la tormenta nella sua testa.

La motivazione era svanita non appena aveva messo piede nella sua camera con la tazza di té in mano indossando il suo pigiama e gli occhiali: il sole sorgeva all’orizzonte e si sarebbe prospettata una sessione di studio piuttosto impegnativa.

Niente di speciale era accaduto in quella settimana, i suoi occhi chiedevano pietà quando le sue mani aprirono ancora una volta il portatile e quando, ancora immobile davanti allo schermo, la porta di casa sua si era chiusa e l’urlo di saluto uscito dalla bocca di sua madre era sgorgato in un silenzio tombale, tutta la realtà le cadde sulle spalle. Si appoggiò allo stipite della porta, sperando che qualcosa potesse sorreggerla dal peso che portava dentro, le sue mani a contatto con la tazza si intiepidivano lasciando che il calore entrasse in circolo dando una sensazione di sollievo.

Il nodo che aveva allo stomaco e che già da ore aveva compiuto la stessa traiettoria per più volte, finalmente era salito alla gola formando un groppo impossibile da muovere. Lì se ne stava calmo e tranquillo, aspettando il tempo migliore per attaccare quella figura fragile ed esile.

I pensieri le riempivano la testa, togliendole ogni tipo di concentrazione.

Le unghie tagliate corte per evitare incidenti con le lenti a contatto, senza smalto, ma perfettamente limate toccavano con leggerezza le venature del legno della sua scrivania, sembrava seguissero uno schema contorto, ma ripetitivo: riuscì a sedersi, contemplando la sua sconfitta.

Gli appunti sul Romanticismo rimanevano sparsi per terra, ai suoi piedi, senza nessun ordine.

In un raptus di rabbia aveva tirato tutto per terra, generando un gran casino e soprattutto mettendo in disordine i suoi appunti. Non si sentiva in grado, in una mattinata del genere, di affrontare un periodo artistico dove le emozioni e i sentimenti erano il cardine principale.

Sopra alcuni fogli spuntava uno dei suoi quadri preferiti, era entrato nella sua camera con l’intento di essere un quadro di passaggio posto sotto ai suoi occhi per colpa di un’interrogazione, ma era rimasto lì, stampato nella sua mente.

Il viandante sul mare di nebbia

Quando il Romanticismo entrando nella sua vita si era sostituito al Neoclassicismo aveva tirato un sospiro di sollievo.

Quando durante l’ultima ora di un interminabile mercoledì, quell’uomo di spalle aveva fatto capolino davanti ai suoi occhi, aveva passato i minuti restanti a cercare informazioni dettagliate su ogni particolare e ovviamente su chi potesse essere quel dannatissimo uomo.

Non trovò nulla

In realtà trovò, poche informazioni e del tutto inutili alla sua ricerca, i suoi occhi passavano dal foglio al quadro e viceversa. Era tutto così soffocante. Si passò una mano tra i capelli sistemandosi il ciuffo che le era appena scivolato dalla coda tirata su con goffaggine solo per non avere i capelli d’intralcio durante lo studio.

A questo proposito un pensiero le si palesò davanti: dovrei tagliarmi i capelli.

Scosse la testa, non era il momento adatto per pensare queste cose.

Per quanto si trovasse quasi a metà dicembre decise di aprire la finestra per arieggiare l’ambiente che si era caricato di frustrazione.

L’aria la colpì in pieno, il vento e la nebbia non lasciavano scorgere niente che fosse più lontano del suo palmo.

I pantaloni e la giacca blu spiccavano al sole, la camicia bianca troppo leggera per il periodo era nascosta da un gilet dello stesso colore del completo.

Era vestita elegante in una giornata di dicembre.

La sua mano destra era impegnata a tenere in piedi un bastone da passeggio in legno di mogano dettagliatamente intarsiato con motivi floreali, il pomo era di un metallo lucido e ricoperto da una fine cappa dorata, i suoi piedi incollati alla roccia della montagna erano avvolti in due lucidi mocassini neri; le rocce bagnate dall’umidità e forse da una recente pioggia costituivano un pericolo qualora qualcuno scivolasse e battesse per terra.

Davanti a sé l’orizzonte e forse anche altre montagne giocavano a nascondino con la nebbia e le nubi che le avvolgevano. Davanti a sé c’era il vuoto, poteva immaginare qualsiasi cosa che si potesse trovare al di là dell’orizzonte: una città forse non ancora esplorata, un’utopia come nella Città del Sole di Campanella oppure il mare, davanti al quale bisogna fermarsi e piegarsi davanti alla forza e alla grandezza della natura.

Si sentì libera, isolata, protetta.

Si sedette al bordo del vuoto, con i piedi a penzoloni tra le nuvole. La sua mano si allungò per prendere dallo zaino marrone vicino a lei la sua agenda. Le era venuta l’ispirazione per scrivere un paio di versi che poi avrebbe sistemato a casa una volta tornata.

La aprì, le sue mani si intrufolano nello zaino per estrarre una penna a sfera, ma tutto quello che le sue dita toccarono fu qualcosa di appuntito che le si piantò nell’indice. Una goccia di sangue macchiò la sua borsa, estrasse il fazzoletto di cotone dalla tasca interna della giacca e si tamponò il dito.

Aveva tra le mani una penna ad inchiostro, il metallo che costruiva la punta rifletteva i raggi del sole che filtravano dal cielo, cercando più a lungo trovò anche il boccettino in vetro.

Pronta per scrivere, cercando di non macchiarsi con l’inchiostro nero, aprì la prima pagina dell’agenda e una data nell’angolo la destabilizzò completamente:

11/12/1818

Si trovava nello stesso giorno, quasi duecento anni prima, in pieno XIX secolo.

Rise, il gioco era durato troppo per i suoi gusti, chiuse gli occhi e si immaginò casa sua, la sua stanza, e quello che l’aveva circondata poco tempo prima.

Riusciva a visualizzare le lettere formando queste parole, ma niente immagini o ricordi legati ad essi. La sua mente era tornata indietro di due secoli.

I brividi correvano per le sue braccia, non riusciva a ricordare nulla del futuro, sospirò.

La nebbia continuava a perseguitarla.

Si alzò in piedi appoggiandosi alle rocce, dietro di lei una porta bianca totalmente decontestualizzata dal resto del panorama si stagliava a neanche due metri da lei.

Pensò ad un miraggio, ma sono cose che succedevano solo nel deserto e soprattutto non in inverno.

Una porta, bianca, in mezzo alla montagne non l’avrebbe portata sicuramente da nessuna parte.

Per pura curiosità si avvicinò alla soglia, il legno era semplice nessuna decorazione impreziosiva la porta, nessuna luce trapelava dallo spiraglio sul pavimento.

La porta si aprì, prima che lei potesse toccare il pomo dorato. Quello che si celava dietro era una stanza interamente bianca.

Le pareti, il soffitto e il pavimento.

Interamente bianchi, come se fosse entrate in una stanza di un ospedale.

Questa però, al contrario era vuota, la sua voce echeggiava e rimbalzava sulle pareti.

Dietro di lei la porta si richiuse, era intrappolata tra quattro mura, di nuovo; sette porte si trovavano ai lati della stanza, erano uguali alla porta che aveva appena attraversato. Tutte le porte erano uguali, nessuna differenza poteva simboleggiare cosa si celasse dietro di loro.

Non poteva rimanere lì, non c’era nulla da fare.

Si avvicinò alla prima e senza pensarci due volta girò il pomello.

Una luce la investì, la porta si richiuse con un suono sordo alle sue spalle.

Si toccò il viso, non c’erano i suoi orecchini, la sua collana era sparita insieme agli anelli alle mani. Guardandosi le mani, i suoi occhi si spostarono ai piedi, avvolti in un paio di sandali marrone chiaro, il suo corpo era coperto da una tunica bianca e i capelli lasciati sciolti erano decorati da una coroncina d’alloro.

Avvertì qualcosa nella sua mano sinistra che era rimasta chiusa a pugno stringendo un foglio di carta. Al suo interno in una calligrafia a malapena leggibile, c’era scritta una data:

15 Agosto 360 a.C.

Serie: Oltre il dipinto


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Discussioni

  1. Ciao Fiorile, ho iniziato ora questa serie e l’inizio mi è piaciuto moltissimo. Mi sono immedesimato alla perfezione nella protagonista e nella sua psicologia durante il lockdown. L’idea di un viaggio attraverso i quadri e di raccontarne le storie, poi, mi affascina veramente tanto. Inoltre trovo efficaci le tue descrizioni e il tuo stile. Da amante dell’Arte e della Storia non posso non proseguire con la lettura!

  2. “La sua mano destra era impegnata a tenere in piedi un bastone da passeggio in legno di mogano dettagliatamente intarsiato con motivi floreali, il pomo era di un metallo lucido e ricoperto da una fine cappa dorata, i suoi piedi incollati alla roccia”
    Ho presente il diponto che hai utilizzato come titolo per questo racconto, ed eccone qua la descrizione! Mi piace l’idea, i presupposti per una storia originale ci sono tutti.

  3. Ricco di accurate descrizioni e riferimenti storici, un attacco lento e calibrato. Un viaggio oltre il dipinto, il tempo e credo molte altre cose. Mi sono ritrovata a studiare per motivi vari i dipinti di Caravaggio, a osservarli, ad ascoltarli anche e mi sono resa conto solo allora che hanno un potere enorme, una energia capace davvero di attraversare i secoli. Grazie, l’ho letto volentieri.

    1. Trovo molto indovinata l’idea di inserire la lettura di un quadro all’interno di una storia. Non conoscendo “ Il viandante sul mare di nebbia” me lo sono andato a cercare ed è stato piacevole ritrovare le tue parole tratteggiate nel dipinto.
      Info di servizio: all’interno dei LibriCK si possono aggiungere delle immagini (intendo proprio ad un certo punto della storia). Considera di inserire il quadro nella tua storia 😉