Il Violinista

Si sollevarono da terra. Era stata la magia di quel violino ad animarli. L’uomo suonava tenendo gli occhi chiusi. Riuscivo a percepire la sofferenza di quel viso nonostante fosse coperto da una maschera rossa. Ma ciò che più mi sconvolse, fu vedere la morte danzare, attorno a lui, attraverso quei corpi pallidi, coperti di ferite, tagli e vestiti laceri. Uomini e donne che avevano perso la vita appena pochi istanti prima, a causa di quella maledetta esplosione. Non capii come, ma quell’uomo era apparso dal nulla, davanti ai miei occhi. Indossava un lungo soprabito nero e con la mano impugnava un violino. Non riuscivo a smettere di fissarlo. Rinunciai ad assicurarmi di non essere rimasto ferito pur di seguire ogni suo movimento. Mi sentivo uno sciocco, ma lui era lì, senza una ragione apparente e io volevo capire. Provai ad alzarmi, ma lui, con la mano che stringeva l’archetto del violino, mi fece cenno di rimanere seduto e io obbedii. Fu allora che la musica iniziò. L’archetto scivolò delicatamente sulle corde del violino e un ritmo lento fece vibrare il mio cuore. La melodia s’interruppe improvvisamente e il mio cuore con essa. Poi un tocco più deciso diede inizio alla musica più bella e triste che avessi mai udito. I movimenti delicati di quella mano generarono note profonde e sottili che riuscirono a penetrare negli angoli più sconosciuti della mia mente. Mi resi conto che quella non era una musica creata per i vivi. Lo capii perché i morti iniziarono a danzare seguendo un ritmo così lento da rendere i loro movimenti simili a quelli di burattini manovrati dai fili invisibili di una musica che, ne ero sicuro, proveniva da un luogo diverso, lontano e irraggiungibile. Improvvisamente l’uomo mise maggiore forza e velocità spingendo vigorosamente il suo archetto tra quelle delicate note, tingendole di nera angoscia. Fu allora che i morti iniziarono ad avanzare verso di me. Provai paura, ma rimasi seduto, ricordando la volontà del violinista. Mi circondarono senza smettere di danzare e io mi sentii perso. Chiusi gli occhi, pensando al peggio, e, in quell’esatto istante, la musica cessò di scatto, lasciandomi preda del silenzio. Riaprii gli occhi e, con mio stupore, vidi che attorno a me c’erano solamente corpi straziati e persone che correvano cercando con lo sguardo tra i cadaveri. Poco dopo iniziai a sentire le loro grida e vidi degli uomini circondarmi. Dalle pettorine arancioni capii che si trattava di soccorritori. Uno di loro sollevò il mio braccio destro, completamente ricoperto di sangue, e mi guardò. Nei suoi occhi rividi la disperazione di quella musica e mi ricordai. Sollevai la testa e lo cercai, ma adesso attorno a me vedevo solo persone vestite in modo comune: la maschera rossa era scomparsa assieme alla sua musica.

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Discussioni

  1. Buongiorno, piacere di fare la tua conoscenza. Spulciando fra i racconti pubblicati di recente, l’ illustrazione che hai scelto per il tuo ha attratto la mia attenzione: ho sentito un’affinità. Cercando nella lista dei tuoi libriCk, ho voluto iniziare dal primo e devo dire di esserne contenta. Molto bello, in un certo senso dolce, il tuo Mietitore. Ho amato come ha comunicato il suo messaggio al protagonista: non è ancora arrivato il tuo momento. La danza mi ha commosso.

  2. Un testo tanto breve quanto potente, impattante, quasi poetico per certi versi. Infatti, si focalizza su un “effetto”, che lo scrittore da cui ti sarai sicuramente ispirato per il tema ed il personaggio del violinista mascherato, riteneva fondamentale ai fini del successo di una poesia, o comunque di un’opera corta. Penso che il gradimento per Poe ci accomuni. La suggestione che già solo le prime righe sono riuscite a infondermi è qualcosa di sensazionale; inoltre, l’uso della prima persona aiuta molto 😉
    Per questo comprendo la tua scelta di scrivere qualcosa di veloce e dal ritmo accelerato, ma credo che, nonostante quanto ho scritto sopra, qualcosa di più esteso non avrebbe guastato; ma probabilmente lo dico solo perché mi è piaciuto troppo il testo, e ne volevo di più 😂
    Complimenti!

  3. Idea interessante, lo stile focalizzato su azioni e dettagli secondo me è funzionale alla scena che si vuole dipingere, quasi onirica. Forse per via delle descrizioni “gentili”, senza particolari troppo cruenti, più che provare paura sono rimasto affascinato e cullato dalla dolcezza oscura del violinista.

    1. Ho sempre considerato la morte “un attimo di paura prima dell’Oltre”. Per questa ragione non ho sentito il bisogno di incattivire questo tipo di narrazione aggiungendo descrizioni forti. Non l’ho ritenuto necessario. E in fondo il violinista non è altro che un triste traghettatore di anime: abituato a condurre la vita verso la morte.

  4. Ciao ❣️
    L’immagine visiva della “musica per i morti” con i loro corpi danzanti è potente.
    È un pezzo che davvero vedrei bene raffigurato in un qualche film horror, durante la lettura mi sono immaginata perfettamente la scena e mi sono resa conto che sarebbe perfetta per un film.
    Complimenti ❣️

  5. Mi hai portato in un luogo angosciante. Una bomba? Un missile? Una guerra? Un luogo di morte. Ma la figura del violinista che raccoglie o guida le anime da qualche altra parte mi ha in qualche modo confortato. In fondo il violino, ma sono sicuro che qualsiasi altro strumento possegga il medesimo potere, è un ottimo traina anime. Affascinato, ho deciso di seguirti.

    1. La causa conta poco, quando la morte si presenta e ti chiama. All’uomo che sopravvive rimarrà l’angoscia di averla guardata negli occhi. La musica rappresenta un forte elmento di potere: da sempre ci accomapgna nei momenti di gioia e di dolore. Per questa ragione credo anche la morte suoni o canti la “sua” musica quando è il momento di accogliere nuove anime. Grazie per questo suo commento.

  6. Adoro questo genere. Mi è sembrato di scorgere una qualche analogia con “La maschera della Morte Rossa” di Poe. Si tratta però di reminiscenze lontane.

    L’idea è molto bella, visivamente efficace. Sullo stile avrei qualche riserva, pur comprendendo che si tratta di una scelta a priori fatta dall’autore, che ha voluto articolare il tutto come una sequenza ininterrotta di immagini. Credo, in realtà, che un bel pezzo così avrebbe reso ancora più utilizzando un format non solo classico, ma classicheggiante.
    È ovviamente una questione di approccio e gusto personale.

    Resta una gran bella prova, piccolo scritto da leggere tutto d’un fiato.

    1. Esatto. Sia il mio nome che l’oggetto di questo mio breve scritto, sono un omaggio a quella presenza “inquietante” a cui solamente Edgar Allan Poe era in grado dare concretezza. “La morte ci cammina accanto”, a volte ci sfiora, a volte ci terrorizza, a volte siamo noi ad aspettare lei e a volte è lei che aspetta noi o ci chiede di aspettare. L’elemento orrorifico attorno alla morte può essere sviluppato in modi sempre diversi, sfruttando le più svariate forme narrative. In questo caso ho scelto una narrazione breve e dal ritmo accelerato e sintetico. Nella mia intenzione non c’era spazio per i dialoghi o elementi narrativi più approfonditi. Ma ovviamente dipende anche dal sentire di ognuno di noi e da cosa vogliamo trasmettere al lettore. Ho apprezzato molto questo suo commento. Grazie.

  7. Una storia che coinvolte e mette i brividi. Ho letto quasi tutti i libri di Anita Blake e questo pezzo di storia mi ha ricordato molto il suo mondo, così noir e disgraziatamente crudo. Complimenti.