Imprecisioni di una bussola

Serie: Radio Alto Volo

Il cranio esplose in mille pezzi, il non morto cadde con un tonfo sordo mentre Philippe chiudeva la finestra, nonostante oramai nessun vetro fosse rimasto al proprio posto, infatti il braccio del cadavere aveva sfondato tutto causando il rumore che aveva allertato il militare e il contadino francese.
“Cristo santo, puzza come il sudore di una capra” esclamò Carl turandosi il naso con le dita della mano.
“Sono pur sempre morti, no? Alcuni dicono che ci sia qualche tipo particolare in giro in grado di fermare il processo di decomposizione per un po’, a patto di alimentarsi con carne fresca almeno una volta a settimana.”
“Mi sembra molto strano, sai queste mi ricordano le storie che raccontavano i nonni davanti al fuoco per spaventare i nipoti; forse nemmeno mi sento di escludere una simile teoria ma eviterei di darle troppo credito.”
“Per adesso abbiamo altri casini di cui preoccuparci e direi che i tipi di stronzi che popolano questa Terra sono proprio l’ultimo. E se fossi in te eviterei di pensare che adesso mi fido di un uomo capitato qui quasi per caso che racconta di essere un militare, dovrai sudartela la fiducia perché a questo mondo costa parecchio riporre aspettative nella persona sbagliata.”
“Avete studiato prima di finire ad arare campi?” l’americano avrebbe voluto trattenersi dal fare quella stramba domanda ma proprio non poteva fare a meno di notare che quel francese utilizzava un linguaggio molto lontano dall’immaginario del contadino medio.
“Sì, i nostri genitori avrebbero voluto vederci addirittura laureati e così hanno messo soldi da parte, a costo di sacrifici, per permetterci di godere di un’educazione migliore, quando questa merda è scoppiata io mi trovavo ancora all’università, a Parigi, e mettermi in fuga è stato tutt’altro che semplice. Immagina tutta la gente che cercava di salire in macchina dirigendosi un po’ in tutte le direzioni: nemmeno i nazisti del cazzo sono riusciti a mettere un freno alla questione, troppo impegnati ad immaginare ad un piano alleato per distruggerli.”
“Devono essere stati giorni difficili.”
“Ho camminato per una settimana a piedi armato di acqua e bussola, solo quelle, per strada ho raccolto da un cadavere, morto per sempre, un coltello militare e con quello sono arrivato qui.”
“Erano già tutti caduti quando hai rimesso piede a casa?”
“Praticamente sì, nessuno aveva barricato casa per bene, le finestre sbarrate che vedi qui al piano inferiore sono state opera mia e di mio fratello; abbiamo vagato per una foresta a qualche chilometro da qui cercando alberi che avessero i rami giusti da tagliare, lui sa lavorare molto bene il legno, così è riuscito ad ottenere assi tanto forti da resistere agli attacchi dei cadaveri risvegliati” disse Philippe mentre prendeva posto nuovamente sulla sedia del salotto, gli occhi non riuscivano a nascondere la tristezza.
“Quindi nessuno di voi ha una moglie o ne ha avuta?”
“Basta domande rivolte a me e a mio fratello, perché non racconti come sono stati i tuoi primi giorni dopo lo sbarco sulle coste della Normandia, immagino ci sia stato da divertirsi.”
“La nebbia ci ha protetto per tutto il tempo, abbiamo potuto avvicinarci con le navi fino a dove le protezioni installate dai tedeschi ce lo consentivano poi siamo stati costretti ad imbarcarci con i mezzi da sbarco e lì sono iniziati i dolori. I colpi di mitragliatrice hanno ucciso almeno un terzo degli uomini prima ancora che i loro stivali potessero toccare il suolo, ho visto una quantità di pezzi di cervello volare ovunque che tu nemmeno potresti immaginare. Quando abbiamo messo piede a terra è stato altrettanto complesso avvicinarsi alla spiaggia perché tutto era stato predisposto per renderci la vita un tremendo inferno, costringendoci ad allungare il percorso e lasciandoci preda facile dei crucchi. Non appena siamo riusciti ad avanzare è accaduto l’irreparabile: il primo morto sulla battigia sarebbe dovuto cadere a terra, invece il suo corpo non ha nemmeno accennato la caduta, quando si è voltato gli occhi erano diventati bianchi. In un attimo aveva già aggredito uno dei nostri uccidendolo, trasformando anche lui.”
“Quindi i cadaveri che hai visto tu si trasformavano subito?”
“A dire il vero questo è successo per molti ma non per tutti, hanno toccato il suolo per poi riprendere “vita” giorni e notti dopo, senza un apparente criterio a contraddistinguere i due eventi.”
“Corrisponde a quello che abbiamo visto noi.”
“Che cosa state facendo voi? Mentre io cerco di curare questo soldato, tu ascolti le storie della buonanotte?” rise Louis guardandoli con lo sguardo di una madre premurosa, in mano le bende e una bottiglia di bourbon ancora chiusa.
“Penso sia utile confrontare le esperienze riguardo questa catastrofe di merda, o no?” domandò Philippe.
“Sì, ma lo faremo dopo, ora vediamo di rimettere in sesto questa caviglia.”

A sera si trovarono tutti in cucina a preparare qualcosa da metter sotto i denti, Carl stava pelando le patate come quando veniva messo in punizione dai genitori, chissà che fine avevano fatto anche loro; Philippe stava cuocendo tre pezzi di carne sulla griglia posizionata nell’ampio camino, il fuoco scoppiettante metteva una certa allegria nella mente, riportando a più miti tempi; Louis tagliava delle mele in piccoli spicchi con una perizia quasi accostabile a quella di un chirurgo.
“Domani mattina ti porteremo a Parigi” disse all’improvviso senza voltarsi verso gli altri.
“Cosa? Posso andarci da solo quando mi sarò rimesso in piedi, e poi non ho più nulla da portare alla Resistenza.”
“Sarai un uomo più utile lì piuttosto che in una fattoria prossima alla distruzione, che ne dici?”
“Forse questo è vero, magari i miei colleghi sono riusciti ad arrivare lì, in qualche modo, ma in ogni caso non credo ci sia fretta. Voi non siete mai entrati in contatto con loro?”
“No, non abbiamo mai visto nessuno di loro avvicinarsi qui, a dire la verità nemmeno i tedeschi si avventurano per queste pianure; se vuoi puoi rimanere ma sappi che la benzina comincia a scarseggiare, quindi più tempo passerai qui meno possibilità ci sarà per noi di aiutarti.”
“Per qualche notte preferisco dormire qui, gli ultimi mesi li ho vissuti dormendo sotto un cielo diverso ogni notte e vorrei rallentare un poco, prima di morire a Parigi.”
“Morire? E perché mai?”
“Credo che ci sia poca speranza di vita per un membro della resistenza che è deciso a scontrarsi con nazisti della peggior specie, o no?”
“Dipende dal tipo di compito che ti affidano, immagino.”
Mentre Carl osservava Louis tagliare la frutta vide quello che sembrava proprio un raggio di luce attraversare la fessura creata dalla divergenza delle assi di legno, era una torcia elettrica o un faro.
“L’avete vista anche voi?”
“Cosa?”
“La luce.”
“Merda, Philippe, hai chiuso le porte?”
“Sì, tutte come sempre.”
“Carl tieni la pistola carica, potremmo avere ospiti indesiderati” concluse Louis afferrando il fucile da caccia che teneva accanto a sé.

Serie: Radio Alto Volo
  • Episodio 1: Echi lontani
  • Episodio 2: Uno strano carico
  • Episodio 3: Alto mare
  • Episodio 4: L’acqua non spegne le fiamme
  • Episodio 5: Buio
  • Episodio 6: Imprecisioni di una bussola
  • Episodio 7: Se ci sei batti un colpo
  • Episodio 8: Buona educazione
  • Episodio 9: Questione di sopravvivenza
  • Episodio 10: Niente è come sembra
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    Commenti

    1. Antonino Trovato

      Riesci sempre a tenermi in tensione, ho adorato i dettagli sullo sbarco, un grande evento storico, già traumatico in sé, ma tu lo hai caricato con il peso dei non morti, eccezionale, storia ed horror insieme in un luogo mitico per la nostra civiltà! Inoltre, il dettaglio conviviale, pieni di ricordi, ha tinto l’episodio di nostalgia e malinconia. E il finale, come al solito, attira il lettore verso la prossima disavventura… davvero ottimo😁!

      1. Alessandro Proietti Post author

        I dettagli sullo sbarco sono un omaggio ad un famoso GDR italiano che condivide l’ambientazione che ho utilizzato per questa serie e per “Dopo la catastrofe”.