In compagnia della solitudine

Serie: Pane e sabbia

Oggi ha piovuto, giusto un poco, ma a tutti quando piove prende una fiacca mortale e se ne stanno a poltrire in casa. Io sto al mare solo una volta all’anno, venire fin qui mi costa caro, per questo mi è difficile rinunciare ad una sola giornata di mare. Ogni volta che piove a Selinunte è per me motivo di malinconia e frustrazione, perché sento come se avessi sprecato un giorno. Oggi non ha piovuto a dirotto, come dicevo, ma ha fatto due gocce. “Due gocce”, per mia nonna, significa interrompere qualsiasi mansione ci stia occupando in quel momento e correre fuori per rimuovere e portare all’asciutto i cuscini del dondolo, posizionare in maniera accurata le biciclette vicino al muro, possibilmente coperte dai teli mare del giorno prima, chiudere le sedie pieghevoli e ritirare i panni stesi, qualora fossero sullo stendino. Ora, una volta eseguiti questi semplici compiti, si precipita il più piccolo della famiglia che pedala con la sua bmx verso casa urlando: sta piovendo! Sta piovendo!, perché è un evento talmente raro a Selinunte durante il mese di luglio, che persino le nuvole stesse si sentono a disagio a farsi scure e scaricare acqua.

Queste due gocce bagnano a malapena l’asfalto. Alcuni dei nostri vicini sono così sicuri che non verrà a piovere che lasciano il loro mondo immobile, come una casa di carta che resta in piedi con lo sbuffo d’alito di un bambino. Passano le ore e medito se andare al mare. Ci penso e ci ripenso, ma alla fine mi conosco. Ci andrò. Ci vado.

Ora che sono qui penso che anche se l’aria è fredda e umida, anche se il sole è coperto da una spessa coltre di nuvole ferrigne, il mare è stupendo. È la giornata ideale per rilassarsi, meditare, leggere, scrivere. In alto vola un aquilone verde fosforescente e, esclusi alcuni gruppetti di giovani e qualche famigliola, la spiaggia è semi-deserta. Due pedalò bianchi a forma di maggiolino ondeggiano sulla superficie piatta a trenta metri. Sui pedalò c’è sempre qualcuno che non fa nulla se non dire “pedalate più forte”. È il capitano dell’imbarcazione. Di solito è lo stesso che ha più senso dell’orientamento, che da bambino adorava giocare a fare i pirati. Poi ce n’è un altro, il più giovane, che pedala come un forsennato e mette i compagni nella condizione di darsi il cambio, perché pedala con tanta veemenza che è difficile tenere il ritmo. Poi, di punto in bianco, il giovane lascia la postazione per andarsi a tuffare. E qui ecco l’ultimo membro dell’equipaggio: lo spiritosone che urla: attento allo squalo! Alla fine, d’un tratto, non pedala più nessuno. Tutti vogliono mettere un piede nell’acqua.

Poco più in là, sulla spiaggia, un anziano si siede su un tronco. Guarda il mare dritto davanti a sé. Forse pensa alla sua vita, alle persone che vorrebbe accanto in questo momento, alle persone che ci sono state e che ora non ci sono più. È lì, assorto e rabbuiato, in compagnia della solitudine. Oggi, in qualche modo, lo siamo tutti. Lo è questa signora riccia che si stringe le spalle nel pareo. Lo è questa francesina attraente ma dai denti marci, che ridacchia al telefono dando le spalle al mare. Lo è questo randagio vivace che si rotola nella sabbia. Lo è questa jogger bionda dalle cosce dorate e toniche. Lo è questa ciambella gonfiabile che rotola via dal suo legittimo proprietario. E lo sono persino io, con il rumore delle onde che risuona nelle orecchie e nel cuore come un richiamo alla quiete, con la francesina che ora insiste nello sguardo, ed è curiosa, perché mi vede scrivere a mano, e ancora io che le sbircio la curva del seno sotto il costume intero. Siamo tutti a bordo di un pedalò, penso: navighiamo col desiderio di spingerci più in là, con la curiosità di esplorare nuove terre, ma ci sentiamo come legati alla nostra terra, come se qualcuno ci dicesse rimani qui, non ti allontanare, come nostra madre ci diceva da bambini. E pedaliamo con slancio quando siamo bambini, per questa fame di crescere e diventare grandi, perché i grandi possono fare tutto, possono allontanarsi, e poi quando cresci ti rendi conto che non ti sei allontanato più di tanto, e non sei così libero come immaginavi. C’è una strana atmosfera su questo pedalò, ora che tutti immergiamo un solo piede nell’acqua. Sappiamo che abbiamo navigato insieme per arrivare fin qui. Abbiamo faticato e ci siamo divertiti, ma c’è un istante incastrato fra la linea del tempo e la linea confusa delle onde di questo mare che ha una sfumatura nostalgica, una nota agrodolce.

Siamo tutti in compagnia della solitudine, citando un paradosso poetico di mio zio, e la cosa sembra non pesarci. Anzi, se c’è una cosa che oggi desideriamo è proprio starcene un po’ da soli.

Anche se dentro di noi c’è una parte che vorrebbe essere sola, ma con qualcuno accanto.

Serie: Pane e sabbia
  • Episodio : La culla
  • Episodio : In compagnia della solitudine
  • Episodio : La vecchietta
  • Episodio : La zanzara – Parte 2
  • Episodio 1: La zanzara
  • Episodio 6: Posso giocare?
  • Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

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    Discussioni

    1. Ciao Simone, inutile dire che amo la tua serie. Il mare in un giorno grigio è la cornice adatta per descrivere la solitudine, quella “buona” di cui tutti noi abbiamo bisogno. Come ti ho già detto quest’estate grazie a te soggiornerò a Selinunte 😀