In due sul tetto del mondo

Serie: STORIE DI AMANTI VIAGGIATORI


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Piccole storie di viaggi e di amanti, senza pretesa. Finali lasciati aperti all’immaginazione del lettore, perché l’amore è un viaggio e ciascuno può scegliere per sé la meta che preferisce. Come in un gioco.

L’aereo era atterrato all’aeroporto El Alto con cinquanta minuti di ritardo, dopo un viaggio lungo e stancante durante il quale Viola quasi non aveva chiuso occhio. Le quattordici ore di volo l’avevano sfinita.

«Sembri una che si è appena alzata dopo una notte da incubo, povera la mia piccola», le disse Chiara mentre toglieva il bagaglio a mano dal vano. «Sei tutta spettinata. Guarda i tuoi capelli! Sono così elettrici che volano.» Lo diceva sorridendo, ma, preoccupata, teneva costantemente monitorata l’amica che aveva tutta l’aria di chi non sta affatto bene.

«Dovresti venire con me più spesso. Si vede che non hai mai viaggiato veramente.»

Chiara si muoveva fra le persone e i bagagli con la sicurezza che la distingueva. Era agile e veloce. Creò un varco davanti a sé così che Viola ci si potesse infilare nell’attesa che si aprisse il portellone.

Viola cominciò a muoversi lungo lo spazio fra i sedili, lasciandosi quasi spingere da Chiara. La sentiva dietro di sé e ciò le infondeva sicurezza. Le si appoggiò delicatamente con la testa contro la spalla.

Chiara ne percepì il peso. Il contatto con i suoi capelli che le sfioravano il viso la fece rabbrividire. Le odorò il collo e desiderò che il tempo si fermasse.

Quando Viola si affacciò dall’aereo, l’impatto con l’aria rarefatta la sconvolse e il suo malessere si accentuò. Aveva letto molto sul mal de altura prima di partire e si era informata; per questo cercava di muoversi lentamente e respirare ‘a piccoli sorsi’.

Cominciò a scendere la scala d’imbarco tenendosi bene attaccata al corrimano e cercando di guardare avanti. Arrivata all’ultimo gradino la vista già cominciava ad annebbiarsi. Riuscì a fare pochi passi quando Chiara la prese forte e la tirò a sé.

«Apri bene gli occhi, amore mio e guarda!» le disse, «Ti ho portata sul tetto del mondo!»

Le parole arrivarono da lontano, quasi ovattate all’orecchio di Viola che ebbe solamente la percezione del contatto con la bocca di Chiara che la stava baciando. Sentì la sua lingua calda che spingeva forzandole le labbra quando lentamente si accasciò e perse i sensi.

Si risvegliò qualche minuto dopo: era sdraiata sul pavimento della piccola hall dell’aeroporto. Accanto un’assistente di volo e Chiara che le sorrideva.

«Non preoccuparti e soprattutto non spaventarti», le disse l’operatrice, «succede frequentemente ed è attribuibile all’altitudine e anche un pochino alla stanchezza. Ricordati che stai respirando a oltre 4000 metri. I tuoi polmoni si devono abituare e anche il tuo cuore. Da quanto non mangi?»

Viola quelle parole non le ascoltò. Guardava l’amica; immagini e sensazioni si susseguivano vorticosamente nella sua testa. Era successo veramente? Decise di rimandare le domande a quando sarebbero state sole, ma aveva paura di essersi sognata tutto e non voleva apparire sciocca.

Un uomo con un viso bellissimo dai tipici tratti andini si avvicinò con un bicchiere di acqua e l’aiutò a sedersi. Viola si guardò attorno accorgendosi che la stessa sua sorte era toccata ad almeno altri quattro malcapitati come lei che si erano ritrovati sul suo stesso volo.

Leggerne non era bastato e averlo sperimentato le aveva fatto conoscere le conseguenze del mal de altura. Si sentiva molto stanca e con un cerchio fastidioso alla testa. Se compiva movimenti bruschi tutto riprendeva a girare. Decise allora di rimanere sdraiata ancora un po’, appoggiando la testa al piumino che Chiara si era tolta per attutire la durezza del pavimento.

L’amica abbozzò un altro sorriso e poi le prese la mano. Viola, delicatamente, si sciolse da quel contatto. Aveva bisogno di capire.

Ripercorse con la mente le immagini del loro incontro avvenuto qualche mese prima nella bottega di Chiara, dove Viola era entrata attirata da quei volti dai tratti semplici dipinti con colori quasi innaturali. L’accostamento deciso dei colori complementari le aveva ricordato Matisse. L’artista si era dimostrata molto affabile e avevano chiacchierato a lungo di arte fino a terminare il pomeriggio di fronte a una tazza di caffè.

Erano molto diverse e per questo si piacquero da subito.

Viola pensava a questo e a molto altro mentre cercava di trovare un senso nelle attenzioni che riceveva costantemente dall’amica. Attribuiva certi atteggiamenti alla propria fragilità in opposizione alla sicurezza e sfrontatezza di Chiara. Si affidava spesso a lei sia nei momenti di difficoltà, ma anche nelle piccole azioni quotidiane. Chiara era sempre presente: pronta a sorreggerla, a difenderla, a spronarla.

«Ti ho portata sul tetto del mondo», le disse ancora Chiara. Questa volta in un sussurro vicino all’orecchio.

A Viola si strinse lo stomaco. La frase era monca. Finse di non capire.

«Puoi ripetere?»

«Cosa vuoi sentire?»

«Tutto, per favore. »

«Amore mio.»

«Perché?»

Silenzio e un sorriso.

«Perché io?»

Silenzio.

Viola lasciò che Chiara le stringesse la mano e l’aiutasse ad alzarsi. Non stava meglio, ma si sforzò di trovare il giusto respiro affinché il suo affanno terminasse. Non sapeva bene a cosa il suo cuore si sarebbe dovuto abituare, forse a un amore nuovo e fresco come l’aria rarefatta che respirava. Bisognava solamente decidere se lasciarlo entrare.

Serie: STORIE DI AMANTI VIAGGIATORI


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Discussioni

  1. Una piccola, delicata e affascinante finestra su una vicenda solo apparentemente banale, ma, in realtà, ricca di valore e significato.
    L’espressione “respirare ‘a piccoli sorsi’” ha un fascino irresistibile: un’analogia mascherata da ossimoro. Adoro queste piccolezze che danno uno spessore incredibile alla narrazione!

    1. Mi piace molto il taglio che hai dato a questo tuo splendido commento. Le storie che narro in questa serie sono veramente così personali da apparire in maniera contraddittoria tanto speciali quando vissute e banali quando semplicemente osservate. A meno che lo si faccia con occhi che non sono qualunque, bensì speciali, occhi che hanno voglia di entrare dentro e poi cucirsi addosso. Grazie di cuore.

  2. Il primo passo per aprirsi a nuove possibilità è sempre grande. Come il viaggio che hai descritto, l’aria rarefatta che toglie il respiro, o la scoperta di una diversa sensualità: aver concesso spazio all’ignoto, indipendentemente dal risultato, è una risorsa indispensabile per conoscere se stessi fino in fondo.

  3. Cara Cristiana, bellissimo ed inaspettato, questo racconto. Garbato, sensuale, rispettoso, aperto, misterioso, e scritto con grande, davvero grande maestria. Brava, cara amica, bravissima

    1. Ciao Nyam e prima di tutto, bentornata! Grazie per la tua lettura alla quale tengo sempre moltissimo. L’amore è un universo meraviglioso, fuori dalle gabbie in cui troppo spesso viene rinchiuso. E sì, hai ragione, quando ci si approccia, all’amore, ci vuole sempre garbo e soprattutto rispetto. Ti aspetto sempre come scrittrice, ma soprattutto come tua lettrice affezionata. Un abbraccio

  4. Ciao Cristiana, mi è davvero piaciuto questo racconto e il doppio viaggio, quello fisico e quello di un nuovo amore. Gli effetti del mal de altura che sono i medesimi di quando vieni travolto dall’amore. Bello, al prossimo episodio!

  5. “Chiara, amore, ti ricordi quel bacio ‘sul tetto del mondo’? Io stavo per svenire e tu con la tua lingua mi legavi a te per sempre. Perché scegliesti quel momento di mia debolezza per dichiararti?”
    Resto in attesa di altri viaggi.

  6. Cristiana, ma tu veramente sei stata in Bolivia??? Ma è di una noia pazzesca la Bolivia! E in più gli uomini sembrano tutti usciti da quadri di Botero e le donne sembrano uscite pure loro dai quadri di Botero. Insomma là è tutto a base di Botero. Dopo tre giorni che uno sta là sogna di tornare qua! Io non ci sono mai stato ma qua ho conosciuto diversi boliviani (grassi grassi) e diverse donne boliviane (grasse grasse) che mi hanno raccontato della loro terra dove l’unica cosa cui aspirano gli abitanti è mangiare, mangiare, mangiare…. Cristiana, se ci devi tornare ti ho avvertito. A Bamberga c’è una statua di bronzo “Donna sdraiata con frutta”, ovviamente grassa grassa… Ma si può?

    1. Ciao! C’è un gioco simpaticissimo che è molto divertente fare! Si chiama il gioco del “facciamo finta”. Facciamo finta prima di tutto che uno non è mai stato in Italia; facciamo finta che gli unici italiani che si è immaginato sono quelli usciti da un quadro di un artista che non è nemmeno italiano, magari islandese; facciamo finta che tutte le donne italiane hanno i baffi e sono alte 1.40; facciamo finta che gli uomini italiani sono anche peggio e hanno tutti la pancia e suonano il mandolino (anche loro alti circa 1.50). Sarebbe un gioco divertentissimo! Peccato che la realtà è un altra cosa. Però io non sono un’agenzia di viaggi e non devo convincerti. Ci sono molti posti al mondo che si può scegliere di visitare. L’importante è farlo! Ti mando un abbraccio.

  7. Il racconto è molto fedele all’introduzione che hai scritto per la serie. Anche il primo, ma questo di più.
    Il legame tra gli amanti e il viaggio ti è riuscito alla grande, con quel “sul tetto del mondo” che sembra avere per Chiara un duplice significato.
    Il finale è volutamente aperto, lo premetti tu stessa,a secondo me diversi lettori si aspettano un seguito. Che dici?

    1. Grazie Francesco, ma se dessi un seguito a questa storia, verrei meno al mio intento. Vorrei provare a stimolare la fantasia di chi legge con una serie di racconti a tema. Le possibilità, volendo, sono infinite. Se qualcuno ha voglia di divertirsi e immaginare un finale per qualche racconto, oppure scriverne lui stesso, sai benissimo che le collaborazioni mi piacciono. Nulla di più stimolante!

    2. Comunque paese affascinante la Bolivia. Multietnico, multiculturale… L’aereoporto di cui parli è il più in alto del mondo tra quelli internazionali e La Paz sta più in alto della cima dell’Etna. Da brividi!

  8. Ciao Cristiana, un altro piacevole racconto che mi permette di viaggiare, di andare lontano, in capo al mondo, seduta comodamente sul divano, a costo zero. Immagino pero` l’ emozione che hai provato tu, ammirando quei luoghi dal vivo.
    Il finale lascia molto spazio all’ immaginazione; sarebbe interessante conoscere almeno una seconda parte del racconto descritta da chi quei luoghi mozzafiato li ha esplorati con tutti i sensi accesi.

    1. Grazie Maria Luisa, per come la vedo io ogni viaggio è come una cesta piena di regali. Anche quello fatto a pochi chilometri da casa o addirittura quello compiuto attraverso il sogno e la fantasia. Magari racconterò ancora della Bolivia, con un’altra storia, però!

    1. Ti augurerei di andarci almeno una volta nella vita. Quando percorri l’autopista scendendo verso la città e la vedi 600 mt più in basso, appoggiata in una conca naturale, ti garantisco che toglie il fiato. Magari un giorno ci scriverò qualcosa. Grazie!