In fuga

Serie: Nel Buio della Notte Seconda Stagione

Moo non aveva compreso del tutto il monologo di Nicolas, ma ne aveva colto l’essenziale. Ora sapeva quale parte del piccolo Senza Pelo si era rotta. Aveva colto il significato di qualche “parola” qua e là, aiutato da quanto aveva visto.

Nicolas aveva scelto di sopravvivere. Moo aveva imparato che nel mondo dei Senza Pelo le battaglie si vincevano con metodi differenti rispetto a quelli utilizzati dai Suoi. Gli individui del Clan sfruttavano la forza bruta per sopraffare l’avversario, mentre i Senza Pelo usavano le “parole”. La gente di Nicolas non versava il sangue del nemico per ottenere la vittoria, ma le ferite inferte erano altrettanto pesanti.

Lo aveva appreso guardando le immagini che si muovevano. I Senza Pelo erano pieni di pulsioni “sentimenti” e basavano quasi tutta la loro vita su questo. C’erano il “bello” e ”buono” di mamma e papà, l’“arrabbiato” di Johnny. Il “buono” dei biscotti, il “cattivo” della zuppa che a Nicolas non piaceva. Attribuivano un “sentimento” anche al cibo che consumavano. Per lui c’erano solo sapori diversi: a volte soddisfacenti altre meno.

Nicolas aveva trovato il modo di bloccare quello che poteva diventare pericoloso. Era un po’ come rifiutare di consumare la zuppa di carote. Rifiutava le sue pulsioni “sentimenti” quando erano “cattive”.

Lui e il piccolo erano simili: entrambi fuggivano dalla morte.

A differenza del cucciolo Moo non aveva l’impiccio dei “sentimenti”. La sua sopravvivenza era dipesa unicamente dalla sua capacità di procurarsi del cibo e di evitare i Suoi. Atti fisici, reali, che non si trascinavano nel tempo.

L’unico tentativo di inserirsi nel Clan gli era quasi costato la vita.

Per anni aveva studiato i Suoi da lontano e osservato la Battaglia che si svolgeva ogni anno, il solstizio d’estate. Spinti da un istinto primordiale, congenito, il Clan e i Solitari si radunavano in un luogo ancestrale abbandonando i loro territori e le loro “linee”. Giunto a maturità anche Moo si era scoperto sensibile al richiamo del “Raduno”: aveva seguito le sue sensazioni fino a giungere nell’ampio spazio circolare in mezzo alla foresta e aveva trovato il modo di celarsi agli altri.

Partecipavano alla Battaglia solo gli individui maschi in grado di procreare, mentre il resto dei Suoi rimaneva a guardare. I maschi si affrontavano in uno scontro collettivo, fino a quando solo uno degli esemplari rimaneva in piedi.

Il vincitore otteneva in premio la guida del Clan e decideva quali individui voleva con sé: femmine che incontravano il suo gusto olfattivo e maschi che pur non avendo ancora raggiunto la maturità sessuale risultavano abili cacciatori. Coloro che non veninvano scelti facevano ritorno alla loro vita solitaria, in attesa del nuovo Raduno.

Il Vecchio e la Vecchia non subivano tale destino. Il maschio e la femmina anziani erano fonte di esperienza e conoscenza. Erano pochi i Suoi a sopravvivere per più di venti anni e raggiungere quel traguardo rappresentava dimostrazione di forza e intelligenza.

Se alla Vecchia venivano affidati i piccoli nati dopo l’accoppiamento, il maschio ricopriva ben altro ruolo. Il più onorato. Di norma il Vecchio era stato Capo Clan per molti anni consecutivi e aveva cessato di prendere parte al Raduno solo nel momento in cui incapace di dare nuova vita. Compensava la mancanza di forza fisica con la conoscenza della foresta e di ciò che vi si trovava.

Alla sua dipartita l’intera comunità, Clan e Solitari, erano soliti riunirsi per celebrare un rituale considerato sacro. Prima che la vita abbandonasse del tutto il corpo del Vecchio il suo cuore veniva offerto al Capo Clan in carica. Per la sua razza il cannibalismo era tabù e quella era l’unica occasione in cui era concesso infrangerlo.

Era l’onore più ambito da ogni maschio: ricevere le esperienze del Vecchio, conoscenze trasmesse nei secoli da individuo a individuo, significava beneficiare di una lunga vita nella forza e nella sapienza.

Una volta adulto Moo si era presentato al Raduno e aveva scoperto che il Vecchio sapeva di lui già prima che si palesasse apertamente: probabilmente i suoi occhi lo avevano sempre individuato con chiarezza, nonostante le fronde degli alberi e le rocce appuntite che lo nascondevano agli altri. Lo aveva guardato con disprezzo, voltandogli le spalle per non riconoscere la sua presenza.

Era stata la cosa più difficile da accettare. Moo si era recato lì per partecipare alla Battaglia, ma gliene era stata negata l’occasione. Il gesto del Vecchio aveva spinto ogni maschio presente a indietreggiare di un passo. Erano state le femmine e i piccoli, solo loro, ad attaccarlo senza pietà.

Il mancato riconoscimento lo aveva abbassato a un pezzo di carne inutile, indegno di esistere. Le femmine lo avevano morso ovunque ed era riuscito a salvarsi solo per una fortunata coincidenza. Nel loro inseguimento lo avevano spinto fino al fiume, dove si era gettato per disperazione.

Era sopravvissuto per miracolo. Gli erano serviti mesi per riprendersi: si era ritirato in una fenditura cibandosi di insetti e di qualche sfortunato roditore.

Aveva pensato che la soluzione migliore fosse morire in quel modo, solo. La speranza di far parte dei Suoi gli era stata negata per sempre. Provava vergogna. Il suo corpo gridava di voler vivere, mentre la sua mente vagava altrove.

Furono le risate a risvegliare la sua attenzione. Allora non conosceva il significato di quel suono, mentre ora poteva collegarlo a una pulsione “sentimento”: felicità. Giungevano da poco lontano e Moo si era avvicinato alla fessura per osservare quanto stava accadendo all’aperto. Un gruppo di Senza Pelo sostava nei pressi di un ruscello, producendo un rumore tale da risvegliare il bosco intero.

Una volta dissetati si erano allontanati in direzione nord e Moo aveva seguito con lo sguardo le loro sagome fino a quando erano scomparse, affascinato dai suoni continui che le loro bocche producevano.

Aveva compreso cosa fare. Il gesto del Vecchio aveva stabilito la sua condanna a morte. I Suoi conoscevano il suo odore e presto a tardi lo avrebbero trovato. I Senza Pelo erano tabù, nessuno si sarebbe recato nei loro territori. Era partito e aveva lasciato la foresta per trovare un altro luogo in cui vivere. Era giunto fino a lì: sotto il letto.

Era riuscito a comunicare con Nicolas grazie alle immagini in movimento e grazie a esse era riuscito a comprendere anche il cucciolo.

Scelse il momento più buio della notte, quando tutti i Senza Pelo dormivano il loro sonno più profondo. Nemmeno Marianne entrava mai a quell’ora. Sapeva che la famiglia non si sarebbe risvegliata prima del sorgere del sole.

Dopo essere uscito per nutrirsi si avvicinò al letto rompendo del tutto la “linea”. Con un dito, sfiorò la spalla di Nicolas.

Serie: Nel Buio della Notte Seconda Stagione
  • Episodio 1: Rotto
  • Episodio 2: In fuga
  • Episodio 3: Stelle
  • Episodio 4: Charlie
  • Avete messo Mi Piace4 apprezzamentiPubblicato in LibriCK

    Commenti

    1. Vanessa

      Moo e Nicolas, rappresentano il diverso. E come tali, cercano un loro posto nel mondo e soprattutto di sopravviverci dentro il mondo. Moo mi piace moltissimo… Non posso fare a meno di pensare che in questo racconto il mostro non sarà lui, bensì, ben altre cose o persone.

      1. Micol Fusca Post author

        Hai tristemente ragione 🙁 Esistono mostri, reali, ben peggiori di Moo. Nicolas dovrà ben presto fare i conti con questa realtà.

    2. Bellard Richmont

      Ok, letto anche questo in maniera molto agile. Ha un che di “romanzo di formazione”, da un certo punto di vista, e la cosa può essere interessante. Umanità e bestialità a confronto.

      1. Micol Fusca Post author

        Sì, effettivamente questo è una specie di “romanzo di formazione”. Un passaggio dovuto, la conquista della consapevolezza di sé. I due protagonisti, mostro e bambino, lottano per conquistare un proprio ruolo nella vita senza subirla passivamente.

    3. Giuseppe Gallato

      Già, i Senza Pelo hanno altri modi per ottenere la vittoria, per ferire… per fare male. Dominati da sentimenti contaminati dalle loro pulsioni. Scoprirà questo e molto altro il povero Moo, una creatura che fugge forse da qualcosa che mai abbandona gli esseri… quelli conosciuti e quelli che ancora deve decrittare.

      1. Micol Fusca Post author

        Ciao Giuseppe, Moo fugge dalla paura. Prima o poi l’affronterà, ma per ora si sente bene nel suo nuovo “nido”.

    4. Antonino Trovato

      Ciao Micol, nel passato di Moo, nella sua vita tra i suoi simili, è ben evidente il riferimento all’essere rifiutati presente nella nostra società. Ho avvertito il desiderio atavico di Moo legato al volersi aggregare, a non rimanere solo, oltre che al semplice fatto di fuggire per non rischiare la vita, anche a costo di valicare il confine. E chissà cosa accadrà se e quando Moo scoprirà che gli uomini non sempre risolvono le questioni a parole…

      1. Micol Fusca Post author

        Ciao Tonino. Sì, Moo ha un disperato bisogno di sentirsi accettato, il suo legame di sangue lo seguirà fino alla fine della vicenda. Devo mordermi la lingua per non anticiparti nulla 😉