In morte dello sbirro

Serie: Nero Dharma


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Succede sempre con qualcosa con la Dharma

Fumava una sigaretta dopo l’altra.

Era un brutto vizio, lo sapeva, ma non ci sapeva rinunciare.

Rimaneva immobile davanti alla gioielleria e aspettava che passasse il furgone portavalori. Quel giorno sarebbe dovuto arrivare un diamante dal Sudafrica.

Adriano si accarezzò il ferro nella tasca. Sperava di non farsi beccare, uccidere pazienza, ma farsi beccare!

Lo sguardo gli si illuminò quando vide arrivare il furgone. «Eccolo».

Attraversò la strada, intorno a lui il mondo era oscuro.

Raggiunse il furgone, uno scemo dalla faccia da scemo lo puntò come se lui stesso fosse un pesce palla. «Ehi, tu…».

Adriano bucò con il ferro il “pesce palla” che cadde sull’asfalto.

Il collega imprecò, fece per incollargli la pistola ma Adriano lo precedette. Un colpo al petto, incassò con il giubbotto, il secondo colpo in faccia: lì non c’era il giubbotto.

Il furgone era ancora aperto, la campana d’allarme della gioielliera strillava come una vecchia derubata.

Adriano prese dal furgone la cassetta con dentro il diamante sudafricano, stava per scappare ma udì una seconda sirena.

Sbirri in blu.

Li accolse sparando con la pistola, dopo scappò.

Poco distante c’era la moto, montò in sella e fuggì.

Dietro di lui i poliziotti non demorsero.

Adriano sparò dietro di sé e per poco non cadde sull’asfalto.

Vide che la volante aveva perso il controllo della strada.

Adriano accelerò e arrivò in albergo.

Aveva seminato gli sbirri.

Rientrò nei sotterranei, Marcello gli diede il benvenuto dicendo:

«Vuoi un po’ da bere?».

«Ma sai che mi frega. Ho il diamante».

Gli occhi di Marcello si accesero di avidità. «Ottimo lavoro. Ci servirà per comprare altre armi».

«E io che contavo di comprarmi un po’ di giocattoli per me».

«Prima Dharma, ragazzo».

Adriano si sarebbe consolato con un pokerino.

Stava per accomodarsi quando arrivò un cameriere:

«Signor Prosperi?».

«Che vuoi!». Adriano aveva le mani in tasca.

«La vogliono alla reception».

«Sì? E chi sarebbe? Qualche attrice porno, immagino» ridacchiò.

«No». Sorrise. «La polizia».

Adriano grugnì. «Io non ci sono».

Troppo tardi: gli sbirri in blu erano davanti a lui. «Cerchiamo qualcuno per una rapina, uno dei nostri è morto, il collega l’ha riconosciuta».

Alzò le mani. «Sono innocente».

Risero di lui, ma arrivò Marcello:

«Non può essere stato lui, è sempre rimasto qua».

Adriano tacque, gli agenti fecero dei sorrisi ironici.

Marcello mostrò un video sul televisore. Era Adriano che giocava ai flipper, ma era un filmato si sorveglianza del giorno prima, Adriano lo sapeva, la data era falsa.

Gli sbirri in blu se ne andarono contrariati.

Serie: Nero Dharma


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Discussioni

  1. Ciao Kenji, ho riletto il racconto; forse una delle frasi che mi hanno tratto in inganno, nella mia interpretazione e` stata questa: “E io che contavo di comprarmi un po’ di giocattoli per me”.
    Aspetto il prossimo episodio, per cercare di cogliere – con piu` attenzione – lo spirito di questa serie di racconti.