In morte di Garmanda

Serie: Guerra Euro-Cinese


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Continua la guerra in Cina. Finché...

I NuFoS brandeggiarono gli AR100. Erano una falange; di più, una serie di rostri in cerca di vittime da speronare; di più, mostri sanguinari.

Il plotone Psi era appena arrivato a Garmanda, ridente cittadina dell’estremo oriente russo. Lì la popolazione era mongolica ma di lingua russa. Pico considerava gli abitanti di quel luogo volgari e chiassosi. Dev’essere che pensano che la realtà sia tutta una passeggiata, credono di vivere in un bel paese, ma questa è Sodoma e Gomorra, pensò.

Sotto Garmanda, come un mostro tentacolare e affamato, si trovava un giacimento di gas.

Pico aveva studiato la morfologia del territorio e l’idea gli era venuta leggendo di un’avventura di Sven Hassel – quale non era importante, anche perché confondeva i romanzi visto che erano quasi del tutto uguali a parte “Gli sporchi dannati di Cassino” e “Liquidate Parigi” – Pico intendeva un romanzo ambientato in Russia.

Nessun soldato russo o cinese li bloccò, gli uomini dello Psi si mossero indisturbati.

Come Pico aveva osservato giorni prima, in quel periodo la squadra che aveva il compito principale delle missioni era la quinta, la granatieri. Pico aveva permesso che succedesse in nome della sua umiltà, ma si chiese se poi sarebbe accaduto che pure il resto delle fucilieri potesse ottenere un incarico fondamentale, altrimenti lo Psi si sarebbe trasformato in un plotone di soli granatieri.

Il reparto si attestò in cima a un’altura che sovrastava Garmanda. Poteva darsi che il rilievo avesse una storia come la Mamaev Kurgan di Volgograd, ma forse, in poche parole, non aveva nulla da raccontare: La Russia è quel paese dove i parchi pubblici non hanno nome.

«Abbiamo studiato bene». Dietro la maschera blindata, il sergente che comandava la quinta forse stava sorridendo. «Se deponiamo qui le mine, tutto esploderà e sarà un inferno».

Pico si domandava se ci fosse inferno e inferno. C’è un inferno peggiore di quel che ho visto sinora? «Le tue chiacchiere non mi interessano. Agite in fretta».

«Agli ordini» soffiò in tono mieloso.

Pico sorvegliò i dintorni.

Adesso i granatieri avevano terminato, come annunciò il sergente della quinta, così lo Psi si allontanò.

Pico imprecò a denti stretti: nella sterrata che stavano per attraversare era comparsa una pattuglia corazzata mista: russi e cinesi non si sopportavano, era tradizione di tutti i soldati di ogni tempo e luogo odiare le pattuglie miste che i vertici imponevano per creare amicizia e solidarietà fra gli alleati, e quello non doveva essere diverso.

I membri della pattuglia nemica capirono in breve tempo di aver davanti NuFoS italiani.

Europei: nemici.

Precedendo qualsiasi reazione Pico brandeggiò l’AR100 e aprì il fuoco.

Ventiquattro AR100 e una manciata di PM13PDW lo imitarono.

Le pallottole sciamarono come minuscoli magli sui soldati nemici, ma furono abbastanza per strappare e dilaniare la carne degli avversari.

Russi e cinesi reagirono scatenando le loro armi, e fin lì non c’era nessun problema, Pico ne era convinto, era naturale che succedesse. Quel che lo preoccupava era che lo Psi si era inchiodato. «Via di qua. In fretta!» sbraitò alla radio.

Il plotone si spostò, ma di poco, si trattava di uno spostamento lento, e Pico lo trovò esasperante.

Pico si rivolse al sergente della granatieri. «Quanto al brillare delle cariche?».

Il sergente smise di sparare, guardò l’orologio, esitò. Sotto la maschera blindata per caso sorrise di nuovo? «Adesso».

Ci fu un botto a cui ne seguirono altri a catena. Dalla collina da cui erano scesi si innalzò un geyser di fiamme che fu presto sostituito da una voluta di fumo, allora il fumo venne di nuovo sostituito dal fuoco e il terreno tremò, la collina sembrò diventare un budino e arrivò un cucchiaino che la aprì in due. Ci fu uno smottamento e il fuoco diventò tanto alto che poco ci mancava avrebbe accarezzato le nuvole.

Il giacimento di gas si era incendiato.

Adesso che la collina era svanita e aveva ingoiato i nemici, Pico vide il terreno su cui si trovava Garmanda sollevarsi e poi sgonfiarsi, tutto franò su se stesso e gli edifici si spezzarono come chiostre di denti di un ospite di una casa di riposo. Tutto precipitò in un mare di fuoco e le urla degli abitanti della città si spensero in un lungo fischio.

I superstiti della pattuglia assistettero alla Sodoma e Gomorra dell’estremo oriente russo senza parole, Pico ne approfittò per scuotere i suoi uomini:

«Ora via di qua».

Scapparono.

Erano stati i distruttori di una città visto che i russi non si erano aspettati un simile sabotaggio, ancora di più perché la linea del fronte era distante migliaia di chilometri.

L’Europa aveva colpito duro.

Serie: Guerra Euro-Cinese


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Discussioni

  1. Beh, direi che oltre al solito livello di qualità, molto alto, al quale ci hai abituati, qui l’apparente indifferenza con cui il racconto si svolge maschera di cinismo un messaggio molto forte.
    Ovvero, che la guerra rende cattivi. Una intera cittadina che esplode, sotto gli occhi dei boia che osservano la distruzione da dietro un parco pubblico, che come tutti i parchi pubblici, normalmente dovrebbe essere pieno di bambini. Bambini che ora giacciono sotto le macerie delle loro case, carbonizzati. Hai gli occhi azzurri come il cielo e la divisa dello stesso colore, Pico?