natura

In my place

Alcune volte ci sentiamo persi, non proviamo un senso di appartenenza nei confronti del luogo in cui ci troviamo ma bensì una sensazione di confusione, di smarrimento. Normale pensarlo quando non sei in realtà a ‘casa’ tua, quando lasci tutto quello che hai, andando via, lontano dai tuoi affetti e da tutto ciò che ti è familiare.

Esco a fare una passeggiata, non so dove mi porteranno i miei piedi, ma continuo a muoverli meccanicamente senza pensarci, arriverò pur da qualche parte..avrei un posto in mente, ma è davvero molto lontano da qua, non quel ‘lontano’ dove ti lamenti perché devi camminare per 15 o più minuti, ma quel ‘lontano’ dove dovrei prendere un aereo per poter tornare lì, in quel posto, nel mio posto.

Cammino, ma con i miei occhi non vedo più le strade di Colmenarejo, nella mia mente si proietta un’immagine ben precisa.               Sono arrivata al pratone, quel prato dall’erba verdissima e con solo un albero nel mezzo, dove d’inverno passeggiandovi trovi spesso persone che si divertono a giocare a frisbee con i propri cani, bambini che approfittano di poche raffiche di vento per poter far volare gli aquiloni, ragazzi che giocano a calcio e finiscono per tornare a casa con le tute macchiate e piene di terra; mentre d’estate vedi per lo più turisti che stendono materassini o asciugamani per poter allenarsi e fare yoga, famiglie che organizzano pic nic, ragazze che prendono il sole e cercano di avere la perfetta abbronzatura o signore che chiacchierano e si godono l’ombra al lato del grande albero.

Attraverso la strada, quella che hanno fatto diventare per metà pista ciclabile, dettaglio di cui molti si dimenticano e guidano in contromano rischiando di mettere sotto ciclisti e pedoni come se niente fosse.

Metto piede nella pineta, quella pineta che da piccola mi pareva immensa, dove passavo pomeriggi interi a cercare pinoli per poi rompere il guscio con qualche pietra e mangiarne il contenuto, ma questa pineta in fin dei conti non è poi così vasta..la percorro fino ad arrivare lì, quelle scale di ripide e cigolanti  in cui avevo sempre paura di scivolare e cadere, ma che in momenti di incoscienza ho anche sceso con dei pattini ai piedi rischiando di rompermi tutte le ossa del collo, salto l’ultimo gradino e atterro nella banchina composta da tavole di legno.

Finalmente la sento, la sensazione di tranquillità, di pace, seduta a gambe conserte, io, il rumore delle onde che si infrangono nelle rocce e davanti a me il mare, sembra quasi un lago da quanto è calmo ed in questo momento lo posso dire, sono felice, felice di essere da sola nel mio posto.

Sento abbaiare un cane affianco a me, vengo scossa da questo rumore e d’un tratto svanisce l’immagine del mare, la sensazione del calore del sole sulla mia pelle, ancora una volta mi ero persa nei miei pensieri.

Di fronte a me strade dall’asfalto bagnato, non ha fatto che piovere tutto il giorno, una foglia svolazza trasportata da un soffio leggero di vento atterrando sopra una pozzanghera dalla quale scrutavo il mio riflesso, fa freddo, ma è un freddo piacevole, di quelli dove nascondi la testa e quanto più puoi della faccia sotto il cappuccio e metti le mani in tasca per riscaldarle.                                                          Non è di quelli pungenti, ma di quelli dove senti il naso e le guance fredde, ma non freddissime, perchè questo freddo è come una fresca mano delicata che ti sfiora la pelle.

Mi guardo intorno e rimango incantata, alberi e foglie sparse ovunque, dalle molteplici varietà di colori, dal rosso, al marrone, dal verde al giallo, le strade, i marciapiedi e anche le macchine ne sono ricoperte. È bello poter vedere realmente i colori del cambio di stagione, sono poche le volte in cui ho avuto l’opportunità di notarlo, ma qui sembra tutto amplificato.

Faccio una piccola salita e sento subito un odore pungente che mi riempie le narici, fumo, il fumo dei camini, ce ne sono vari accesi, ma non tanti, qui pare che nessuno voglia ammettere che stia incominciando a fare fresco, che l’inverno stia ufficialmente arrivando e che l’estate sarà presto solo un ricordo; ma è quando arrivo in cima che rimango senza parole, il cielo pitturato dalle svariate tonalità di rosa e azzurro, con delle sfumature arancioni.

Ne ho visti di tramonti belli in vita mia, i miei preferiti sono quelli che osservi dalla spiaggia, seduta sulla sabbia guardando il riflesso sul mare, ma questo è diverso, è un tramonto nascosto dalle colline, siamo a 884,89 m di altitudine e il mare qui si trova a centinaia di chilometri di distanza.

Rimango in piedi, in mezzo alla strada per fissarmi in testa questo momento e intanto penso ‘troverò mai qua un posto da poter chiamare mio?’ Uno in cui poter andare a rifugiarsi quando hai semplicemente voglia di star sola, quando sei giù di morale, quando pensi che tutto stia andando male, o anche solo quando hai bisogno di scappare da tutto e tutti, un posto in cui nessuno ti trova, un posto dove ci sei solo tu, sola con i tuoi pensieri.

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