In treno

Lento è il trascorrere del tempo all’interno di un treno. Sembra quasi fermarsi, arrestarsi appena saliti i gradini che accedono alla carrozza. Una sorta di universo parallelo, da cui l’ambiente esterno appare estraneo, inarrivabile, tale è la rapidità con cui scorrono le immagini proiettate sul finestrino. Ore, minuti, secondi, tutte unità temporali che si percepiscono qui come infinite. Vi corrispondono limitate e fugaci dimensioni reali, che risultano invece essere del tutto offuscate, dimenticate dalla noia del viaggio. Sarà forse così per la donna seduta di fronte, ignara della fine cui dovrà giungere il viaggio prima o poi. Ha un’aria confusa, assorta tra vaghi pensieri. Mantiene un’espressione serena, libera ora dalle preoccupazioni che occuperanno la sua mente poi, una volta giunta a destinazione. Intenta fin dall’inizio a ingarbugliare le piccole dita tra i ricci dei capelli, guarda a volte timidamente nella mia direzione. Subito pronta a volgere lo stesso sguardo altrove, esita dal cimentarsi in una qualche conversazione. Fingo di non notarla e controllo distrattamente l’orologio, unico testimone del tempo che avanza. Vedo che siamo partiti da pochi minuti. Si avvicina una signorina. Vuole che le faccia vedere il biglietto. Tutto in regola, per fortuna. Sono l’unico a cui lo chiede, a quanto pare non devono essere partiti in molti dalla mia stessa stazione. Non mi sorprenderebbe se fossi stato il solo a partire da là. È piuttosto insolito che qualcuno si decida ad andar via dal mio piccolo paese, lo si fa per necessità. Quanto a me, ricerco ancora un motivo che spieghi le ragioni della mia partenza. Mi spinge forse l’idea di una grande fuga da un piccolo comune. Scappare dalla piccola realtà che mi si è costruita intorno, che ha fino ad ora accecato i miei desideri e soffocato i miei bisogni. Incapace di trovare validi e solidi motivi concreti, a stento rispondo alle fitte domande poste dal signore seduto accanto. Mi chiede quale sia lo scopo del mio viaggio, quale sia la mia destinazione, quanto starò via. In fondo vuole stringere amicizia, far passare il tempo, ma non posso replicare alle sue invadenti domande. Viaggio così, senza meta, privo di scopo e destinazione.

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Discussioni

  1. Ci sono treni che partono, altri che ritornano. Tra questi due estremi si snodano infiniti giorni di viaggio.
    Lasciando la stazione consegneremo all’amico treno le speranze e i sogni, e lui ci farà volare verso la meta.
    Un giorno torneremo con un bagaglio stracarico. E il paesaggio scorrerà lento come i ricordi. Anche quelli della “donna seduta di fronte”, come davanti a uno specchio che ci rimanda l’immagine del futuro, quando conoscerà quella “fine cui dovrà giungere il viaggio prima o poi”.
    Concordo -ancora una volta concordo- con David: un passaggio lirico, pieno di intensità psicologica tanto forte quanto inconsapevole e per questo particolarmente intrigante.
    Ottima prova… a rileggerti.

  2. Ciao Lili, leggendo mi è venuta voglia di salire su un treno😄 così senza una meta. Far parte di quella dimensione irreale che hai così ben descritto👏

  3. è un passaggio quasi lirico che ho trovato agile e trasparente. La sicurezza nello sfuggire alle innumerevoli stoltezze che donne e uomini si raccontano sui loro rapporti e, infine, la capacità di lasciar trasparire, dietro ogni vicenda, l’ombra di una “partenza verso l’assoluto”