In una casa di campagna
Serie: In una casa di campagna
- Episodio 1: In una casa di campagna
- Episodio 2: In una casa di campagna
- Episodio 3: In una casa di campagna
- Episodio 4: In una casa di campagna
- Episodio 5: In una casa di campagna
- Episodio 6: In una casa di campagna
- Episodio 7: In una casa di campagna
- Episodio 8: In una casa di campagna
- Episodio 9: In una casa di campagna
- Episodio 10: In una casa di campagna
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STAGIONE 1
STAGIONE 2
Martin abbassò lo sguardo e vide Walter camminare verso Lucy, seduta al tavolino all’angolo più lontano della terrazza.
I due si misero a chiacchierare, lei abbandonata sulla sedia intarsiata di fiori, lui in piedi, la mano appoggiata sul tavolo. Pensò che era strano che Walter e Lucy si conoscessero così poco. Forse, ma non poteva dirlo con certezza, non aveva mai voluto che Lucy frequentasse il suo amico per evitare di sottoporla al suo modo di fare. Il soggiorno a Parkside era sembrato a Martin la circostanza perfetta per un primo incontro, poiché qui Walter avrebbe potuto mostrare il lato migliore di sé, mordendo al contempo il freno sui propri eccessi.
L’idea adesso non gli pareva più così azzeccata. Il sorriso di Lucy, i suoi denti bianchi, risplendevano nell’ombra del crepuscolo. Ne apprezzò per lunghi istanti i contorni: i capelli ramati (non biondi quanto quelli di Elisabeth) le incorniciavano il viso, leggermente in disordine per via della brezza.
L’immagine della fidanzata sorridente lo tranquillizzò: «Infine,» si disse, «anch’io sono approdato a un consolante ristoro.»
La giornata era ormai quasi al termine e si approssimava l’ora stabilita per preparare la cena, tuttavia Elisabeth indugiava seduta accanto alla finestra della stanza del pianoforte. Doveva riflettere su quanto era accaduto nel pomeriggio e su quello che, temeva, avrebbe potuto manifestarsi quella sera stessa, poiché sentiva che le cose, dopo gli ultimi accadimenti, erano cambiate. Il suo volto limpido, scolpito in una sorta di fissità estatica, si spostava occasionalmente dal lavoro al panorama. Sulle maglie intrecciate, abbandonate mollemente sul suo grembo, s’intravedevano fili argentati fatti di un materiale più rigido, che sfuggivano alle curve ordinate del tessuto, spuntando qua e là sopra il mare di cotone. Sembravano trattenere i pensieri della donna che li aveva lavorati e spingersi in alto per gridare nel silenzio, rivelando ciò che lei stentava a manifestare pubblicamente.
«Walter Thomson è una persona piacevole, un ragazzo cortese,» stava pensando ora.
Si scompose per un attimo, indispettita dalla penombra che aveva invaso la stanza e le impediva di concentrarsi sulle trame della maglia. Ripensò al ruolo che rivestiva nel fragile microcosmo di Parkside, soffermandosi a riflettere sul comportamento da sempre ostentato, il voto del silenzio, che quel pomeriggio aveva infranto. Il senso del bene comune le imponeva di restare al suo posto, dove per comune s’intenda il bene della famiglia Fanti, ma Parkside trasformava Elisabeth e i suoi pensieri rendendoli pericolosamente scaltri: se li avesse dichiarati, smessi gli abiti della moglie giudiziosa, avrebbe potuto causare disastri.
A Londra, era diverso; là le mancava la lucidità per ritenere certe azioni plausibili. Invece a Parkside, l’estate, la lontananza dai luoghi dell’abitudine la scioglievano dai vincoli e improvvisamente tutto si faceva più chiaro.
Elisabeth sapeva che il marito era l’unico titolare del destino della famiglia e non aveva mai concretamente insidiato quella carica. C’erano schiere di persone fra i conoscenti dei coniugi Fanti in città che avrebbero scommesso una fortuna sul futuro dei loro figli, poiché la puntata corrispondeva a un riscatto: Albert sarebbe diventato il titolare dell’azienda, Olly avrebbe contribuito al prosperare degli affari e Lucy… Lucy era già stata indirizzata. Così, parlando con la maggiore del suo destino, le diceva: «Non tutti i mali vengono per nuocere,» e lì si fermava, anche se Lucy non smetteva di piangere. Quando era in disaccordo con le scelte del marito, Elisabeth aveva imparato a tacere, ma ora il principio vacillava.
Si ritrovò a considerare la possibilità che lei e Fanti avessero ecceduto nell’indottrinamento della ragazza, che Lucy fosse stata troppo addomesticata. «Perché,» si chiese, infastidita, «questi pensieri, adesso? Che senso ha mettere in discussione quanto fatto finora?»
Doveva ammettere che, mentre insegnava alla figlia l’importanza della remissività, a se stessa ricordava che c’erano tanti modi per prendersi delle rivincite e a Parkside, se privata dell’esercizio quotidiano con la maglia, lei stessa le avrebbe suggerito come fare. Perciò godeva dell’atmosfera di festa e in silenzio si dedicava agli svaghi, anche se i pensieri che si annidavano tra i fili d’argento erano schietti e rivoltosi e la sua attenzione verso il mondo esterno vigile come non mai.
Nel silenzio della stanza del pianoforte, i pensieri intrappolati nella trama del lavoro di Elisabeth gridavano: «Qualcuno non si sta comportando in modo appropriato, qui a Parkside!» e si alzavano ritti, come eccitati da carica elettrica.
Sobbalzò all’ingresso della signora Frazer nella stanza e questa volta ringraziò il sopraggiungere della penombra che le aveva permesso di celare le manifestazioni fisiche della sua inquietudine. La domestica la raggiunse e le ricordò che era arrivato il momento di preparare la cena, quindi Elisabeth si alzò, ripose il lavoro sulla sedia e la seguì, chiudendosi la porta alle spalle.
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