In una casa di campagna

Serie: In una casa di campagna


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Gli ospiti si riuniscono per la cena.

Gli uomini, addolciti dall’effetto del vino, ascoltarono rapiti i pensieri della giovane Elisabeth mentre gli occhi azzurri della signora Fanti, prima condivisi col pubblico, si soffermavano sul collo della bottiglia più prossima, malinconici. Il fascino di Elisabeth si propagò nella stanza assieme alle sue parole: anche i domestici, per non disturbarla, servirono il tacchino in punta di piedi. Solo i bambini sembrarono accorgersi della presenza della nuova portata e, senza attendere, cominciarono a mangiare; gli altri, risvegliati per un attimo dal profumo della carne e delle spezie, soppressero l’appetito per ascoltare il prosieguo del racconto. Quando Elisabeth terminò di parlare, a Dexter Longville parve naturale congiungere le mani, come per applaudire. Martin e Walter si chinarono sui loro piatti e per entrambi fu come un risveglio, dopo tanti minuti trascorsi a osservare il volto nobile della padrona di casa, affascinati.

Lucy, prima di mettere mano alle posate, dovette reprimere un accesso di vergogna. Tagliò il tacchino e le verdure in piccoli quadrati di uguale grandezza e riuscì a ingurgitare il primo boccone solo dopo un lungo masticare. Avere Elisabeth come madre non era semplice se appena si azzardava un confronto e, forse a causa di come si sentiva quella sera, stanca ma elettrizzata dall’atmosfera vivace che percepiva nell’aria, Lucy non poteva evitarlo, subendone in pieno gli effetti. Cercò con la mano la ciotola contenente la salsa di mirtilli e faticò a afferrarla. In suo soccorso venne Walter, che dopo averle passato la ceramica le chiese se gradisse anche del pane di riso. I due si sorrisero.

Martin, osservata la scena, s’infiammò, vittima di una gelosia spropositata.

Nella sala da pranzo calò per alcuni secondi il silenzio. Fanti stava per prendere parola quando, all’altro capo del tavolo, Olly incominciò a lamentarsi con la madre: voleva cantare per gli ospiti. Elisabeth guardò il marito, sobillata dalle rimostranze della bimba, ma lei era già in piedi, pronta a esibirsi. Fanti non poté che acconsentire.

Olly intonò un motivo fra i suoi preferiti, incoraggiata dal signor Longville ed eccitata dalla presenza della signora Frazer e di Bayling, accorsi dalla cucina per ascoltarla. La sua vocina aggraziata si spanse acuta nella stanza allietando gli umori dei convitati; soltanto Albert, incapace di comprendere il senso di quell’esibizione, e Martin, che non riusciva a calmarsi dopo l’accesso di gelosia, restarono insensibili al suono della fragile melodia della bambina. Terminata l’ultima nota, i commensali le tributarono un applauso sincero e Olly avvampò dentro al vestitino candido. Chiese alla madre di cantare ancora e desistette solo alla promessa che l’avrebbe fatto più tardi, nella stanza del pianoforte. Allora sedette, e si mise a controllare se fra i broccoli che aveva scartato era rimasto qualche brandello di carne.

La compagnia attese discorrendo l’arrivo del pudding e delle paste. Un vino liquoroso, del quale il signor Fanti tessé lungamente le lodi, colorò di un giallo dorato i calici dal collo alto. La signora Frazer, sorridente ma stanca, apparecchiò la tavola per l’ultima portata.

Da tempo, ormai, Martin non partecipava più alla discussione. Le sue forze erano tutte impegnate a controllare la parte del tavolo alla sua destra cercando di non farsi notare. Sobillato dalla gelosia, era ormai certo che Lucy e Walter stessero amoreggiando. Teso a evitare qualsiasi contatto fra la sua donna e l’amico, continuava a lanciare occhiate verso di loro, di sottecchi, irrigidendosi a ogni movimento di Lucy verso l’altro lato del tavolo. «Cos’è accaduto?» pensò. Non ricordava di aver mai sofferto un tale tormento, in passato.

Fu servito il pudding e i commensali si chinarono sulle ciotole di cristallo. Martin non odorò il profumo delle mandorle né gustò la marmellata di lamponi nascosta sotto la crosta croccante; si limitò a trangugiare il dolce rapidamente, ricavando beneficio solo dalla sazietà che attutiva la sua tensione.

«Walter ha detto qualcosa?» si chiese a un tratto, allarmato: gli sembrava di aver sentito l’amico parlare. «Si è rivolto a Lucy? Cosa le sta dicendo?» Prestava attenzione alle mosse di Walter come una preda che aspetta l’attacco del predatore, pronto a scappare a un nuovo attentato di questi ai favori della sua sposa promessa. Non gli importava nulla dei discorsi di Longville, che in quel momento esaltava le qualità del dolce, né del canto di Olivia, né del maledetto pudding che aveva già terminato di mangiare quando tutti gli altri l’avevano appena iniziato. Teneva soltanto a una cosa, adesso: tutelare i suoi beni, il suo futuro, che sentiva sfuggirgli tragicamente dalle mani.

Ora Walter discorreva con Dexter Longville di politica. Al limite del suo lucido incubo, ingigantito dagli effluvi dell’alcol, Martin arrivò a temere che l’avvocato gli preferisse Walter e proponesse a lui, terminato il pasto, di prendere il posto che si era faticosamente conquistato nello studio legale. Cos’avrebbe dato per vederlo scomparire da quella stanza! Si rimproverava di averlo invitato a partecipare alla vacanza, maledicendo quell’idea che non aveva ponderato a sufficienza. Se Walter non fosse stato lì, pensava, adesso si sarebbe rivolto al signor Fanti per dirgli: «Ottimo, questo pudding!» e avrebbe colloquiato con il futuro suocero sostenendo una conversazione brillante. Si fece forza ed espresse comunque una nota sul dolce, scostando la testa verso il padrone di casa senza arrischiarsi a incrociare il suo sguardo. Fanti produsse un cenno annoiato, frutto di uno stomaco troppo pieno per permettere alla bocca di dilungarsi in parole. Martin, indispettito, riuscì a mantenere la lucidità necessaria per rendersi conto che, a quel punto, qualsiasi azione al di fuori del suo volere gli avrebbe dato fastidio.

Ciò che voleva, ora, era scombinare quel tavolo: che si alzassero tutti e ognuno raggiungesse le sue stanze! Lucy, in particolare, e anche la signora Fanti, e che Walter rimanesse a portata di braccio fino a quando lo avesse visto coricarsi nel letto e le sue palpebre, indubitabilmente calare.

Continua...

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