In una casa di campagna

Serie: In una casa di campagna


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Gli ospiti a cena

La signora Frazer rientrò dalla cucina e ricevette i complimenti dei commensali. Anche Bayling si avvicinò al tavolo per scambiare due battute con Longville sulla qualità dei liquori serviti durante la cena.

Albert tirò la manica della madre insistentemente, richiamando l’attenzione della donna su un bisogno che non poteva procrastinare. Fu affidato alle cure della signora Frazer, che lo prese per mano e si allontanò con lui oltre la porta che dava sull’atrio. Elisabeth si congedò dai presenti e seguì la domestica assieme a Olivia. In breve, anche gli altri convitati abbandonarono la tavola, lasciando Bayling solo nella stanza a sparecchiare.

Olly cantava in piedi davanti al pianoforte a coda, al centro della stanza. Di tanto in tanto alzava le braccia e le portava in avanti per sostenere la voce come una vera professionista. Di certo, lei si sentiva tale e caricava la melodia di tutto il sentimento di cui era capace. La madre la guardava dalla tastiera del pianoforte, fra un giro di accordi e l’altro, orgogliosa e felice.

Dirimpetto al pianoforte erano sistemate due file di sedie. Su di esse, secondo alterni livelli di attenzione, gli ospiti ascoltavano l’esibizione.

Martin era seduto in seconda fila, tormentato da Albert, che gli si era accomodato accanto e continuava a disturbarlo.

«Gioca un poco con Albert, non lo fai mai!» gli aveva detto Lucy appena entrati nella stanza. Ora, nel ripensare a quella frase, si sentiva preso in giro. Si voltò ancora una volta verso la fidanzata che, seduta nei pressi della finestra, si confidava imperterrita con il suo nuovo amico. Sfinito, ma impossibilitato a concedersi la minima distrazione, Martin soffriva per la situazione che era costretto a sostenere.

Fanti e Longville, il primo quasi addormentato quanto vispo il secondo, erano seduti in prima fila, proprio davanti a Olivia. Longville seguiva il canto della piccola eccitato come un bambino; lui, che nel suo mondo aveva a che fare con codici e leggi, guardava all’arte come a donna bellissima a cui sapeva che mai sarebbe piaciuto. L’apprezzava, anzi la venerava, e non perdeva occasione di partecipare alle occorrenze in cui essa era protagonista. Nondimeno, si riteneva inesperto, quasi indegno di maneggiarla, e vi si accostava con un’attitudine a metà fra l’adolescente impreparato e il seguace gaudente.

«Una ragazzina davvero talentuosa,» commentò, allungando il collo verso l’orecchio di Fanti. «Potrebbe diventare una cantante di successo!»

Fanti, che aveva progetti ben diversi per la secondogenita, concesse all’avvocato un gesto del capo mentre si appoggiava sonnacchioso alla sponda della sedia.

«Una cantante!» pensò. «Non ci saranno cantanti fra i miei eredi!» Richiamò alla mente i risultati ottenuti con l’educazione di Lucy per avallare le sue convinzioni e, sollevato, continuò a navigare verso le braccia del sonno. Per la seconda volta, quella sera, si ritrovò a osservare con attenzione la moglie, seduta al pianoforte. Le sue braccia esili danzavano sinuose sopra la tastiera; il collo seguiva la melodia ondeggiando: serbava un segreto invitante.

Fanti aveva bisogno di Elisabeth per misurare le vette del suo successo; quello che era diventato e ciò che aveva ottenuto, pensava, era il risultato esatto degli sforzi compiuti, non una sterlina di più, non una parola d’amore in meno. Il mistero per cui la scelta di Elisabeth fosse stata l’unica, nella sua vita, che non aveva bilanciato con il denaro o il potere, Fanti non riusciva a coglierlo, ma se in quel momento avesse potuto rivedersi quand’era più giovane, sfrontato e impulsivo nei giorni in cui tentava di sedurla, forse si sarebbe ricordato il sapore di quel sentimento che col tempo aveva sepolto sotto i libri contabili.

Un effimero accenno di piacere lo risvegliò dal torpore che l’aveva assalito. Scaldato dall’alcol, osservò la moglie con spirito corsaro, come se ancora dovesse conquistarla, e quando si riscosse dall’illusione, la certezza che fosse già sua gli diede conforto.

Anche Martin e Walter erano colpiti dal fascino di Elisabeth, pensava Fanti: gongolava nel vedere il fuoco divampare nei loro occhi, il desiderio represso di chi non poteva ottenere ciò che desiderava. Così Walter, rifletteva Fanti, era ripiegato su Lucy. «Che sfrontatezza!» pensò, osservando il ragazzo che con aria complice si confidava con sua figlia.

Il comportamento di Walter in un’altra situazione l’avrebbe fatto infuriare, ma non voleva intervenire, non quella notte. «Questa,» pensò Fanti, «E’ una prova. Una prova di fedeltà per Lucy e di orgoglio per il futuro marito.» Non era lui a dover proteggere l’integrità della figlia, pensava; Martin doveva farlo!

«Il mondo,» concluse, «Non è un posto per uomini pavidi.» Si rilassò contro lo schienale, le ciglia a mezza corsa per chiudersi: tantomeno lo era casa sua.

A ben vedere, nulla di sconveniente accadeva quella sera nella stanza della musica; nulla che eccedesse i limiti del comune ritegno. Tuttavia, anche una parola detta in un contesto ambiguo può assumere il valore di una sentenza. Lucy faceva conversazione, e se il suo dirimpettaio fosse stato la signora Frazer, Elisabeth o, meglio ancora, Martin, nessuno avrebbe avuto nulla da ridire sul suo comportamento. Invece in molti in quella stanza pensavano che avesse scelto la persona sbagliata per ridere e scherzare: Lucy sembrava apprezzare le chiacchiere di Walter un po’ troppo. In un paio di occasioni, i due avevano persino disturbato l’esibizione di Olivia con i loro discorsi, richiamando l’attenzione degli altri.

Continua...

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