In una casa di campagna 3/1
Serie: In una casa di campagna
- Episodio 1: In una casa di campagna
- Episodio 2: In una casa di campagna
- Episodio 3: In una casa di campagna 3/1
STAGIONE 1
Come mi sto comportando? Le decisioni che ho preso sono state giuste oppure sbagliate? Cosa mi riserverà il futuro? Queste cose si chiedeva Lucy una volta raggiunta la radura, appena il fruscio delle cime degli alberi, scossi dalla brezza, ne conciliava l’introspezione, attenuando l’eco ingombrante dei rumori prodotti dagli altri. Ora quel vento era quasi assente, ma a lei non importava; sarebbe salito forse verso sera, per accompagnarla mentre tornava a Parkside.
Il quindici di luglio Lucy aveva compiuto diciott’anni e questa era senz’altro l’estate che più di tutte le altre preannunciava un cambiamento. Aveva appena conseguito la specializzazione in giurisprudenza, con il massimo dei voti e grande soddisfazione di tutti, e ora si apprestava a cominciare il noviziato nello studio di un conosciuto avvocato di Londra. Inoltre, quello stesso autunno si sarebbe sposata.
La preoccupazione di svolgere un lavoro affine a quello del futuro marito, più ancora che cominciare a esercitare la professione, l’attanagliava.
Anche Martin era avvocato. Da due anni lavorava presso lo studio di Dexter Longville, grande amico del padre di Lucy e prossimo abitatore della casa di campagna. Sarebbero riusciti a tenere la legge, le giurie e il diritto penale fuori dalle mura di casa?
S’immaginava le gioie e i dolori della vita domestica che fra poco avrebbe condiviso con Martin e, in particolare, la paura di non riuscire a dargli quello che si aspettava da lei era sempre più pressante. Avrebbe dovuto essere una buona moglie, prima, e in futuro una madre giudiziosa. L’esempio di Elisabeth, l’unico che avesse a portata di mano, era difficile da sostenere per lei, che si era sempre sentita inferiore alla donna che l’aveva generata.
Una stretta cominciò a cingerle l’addome. «Eppure, sono felice,» si disse per farsi coraggio. «Ho tutto quello di cui ho bisogno: un lavoro, un uomo che mi vuole bene e una famiglia su cui fare affidamento.»
Perché, allora, nemmeno adesso, neppure lì riusciva a liberarsi di quella sensazione che le toglieva il respiro, ben più fastidiosa dei lacci che annodavano i suoi vestiti alla moda?
Un dubbio costante aveva caratterizzato gli ultimi anni della sua giovinezza: è questo che voglio davvero, il traguardo da raggiungere, il mio destino? Non aveva deciso lei di lavorare in uno studio legale, né di prendere marito a diciott’anni. Nella sua famiglia, come in ogni famiglia rispettabile, era il padre a prendere le decisioni importanti, e Lucy si era adeguata senza porre obbiezioni. Tuttavia, soltanto adesso cominciava a rendersi conto che se il capofamiglia le avesse lasciato l’apparenza di una scelta consapevole, il peso di questi interrogativi sarebbe stato più lieve e la volontà di continuare su quella strada più ferma.
Le nuvole attraversavano la porzione di cielo sopra la radura e se ne andavano, libere, verso altri lidi: sopra Parkside, sopra Londra, e poi chissà dove.
«Tutto ciò che è stato pianificato per me l’ho accettato senza riserve,» rimuginò Lucy, e quel pensiero, che già le si era affacciato alla mente in passato ma che nelle circostanze presenti assumeva un significato pressante, la rendeva inquieta. Il sussulto dell’orgoglio la scuoteva con più forza adesso che si avvicinavano cambiamenti che non contemplavano ripensamenti.
Chiuse di nuovo gli occhi e cercò di immaginarsi diversa, in un posto lontano.
Le idee che aveva del mondo al di fuori di quello che conosceva erano frammentarie e del tutto fantasiose: c’erano persone che abitavano realtà diverse da quella a cui era abituata, dovevano esserci, ma come vivevano, come si comportavano? Le uniche alternative alla vita che conduceva erano quelle che aveva sotto gli occhi, quelle che sfiorava, di tanto in tanto, camminando per le strade di Londra, ma non erano certo allettanti.
Le donne dei ceti sociali più bassi, per esempio, le mogli degli operai, vivevano una vita di stenti. Non erano libere, loro, caricate del fardello della semplice sussistenza. Riaprì gli occhi e si ritrovò sola in mezzo alla radura. Soltanto la convinzione che quello che stava per accadere, e ciò che era accaduto in passato, fosse inevitabile, in qualche modo la confortava. D’altronde, Lucy non aveva mai avuto una chiara idea di quello che avrebbe voluto fare, non era mai stata in grado di inquadrare quella voce sfuggevole che di tanto in tanto le diceva: «C’è qualcosa di sbagliato.» Aveva dovuto affidarsi al buon senso del padre. Nel corso degli anni recenti aveva conosciuto ragazze che, nei fatti o a parole, parevano più convinte di lei del futuro che le aspettava. «Ecco!» pensò, «Questo è forse l’esempio a cui dovrei rifarmi. Eppure,» si chiese ancora, «Cosa desiderano, quelle ragazze, se non ciò che io sto per ottenere?»
Inspirò profondamente l’aria di libertà che traspirava dagli alberi, poi si accovacciò e scorse con lo sguardo i tronchi dei suoi fedeli guardiani. Si alzò senza fretta e si recò al margine opposto a quello da cui era arrivata. La mano appoggiata sulla corteccia di un albero abituò la vista all’ombra della foresta, poi vi s’inoltrò.
Amava camminare nel folto del bosco senza meta, mai troppo a lungo, mai troppo lontano, ma abbastanza per lasciarsi il mondo che conosceva alle spalle e immaginare che al suo ritorno qualcosa sarebbe cambiato. Lo fece anche questa volta.
Quando ritrovò il sentiero per Parkside, il cielo volgeva all’imbrunire.
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