In una casa di campagna
Serie: In una casa di campagna
- Episodio 1: In una casa di campagna
- Episodio 2: In una casa di campagna
- Episodio 3: In una casa di campagna
- Episodio 4: In una casa di campagna
- Episodio 5: In una casa di campagna
- Episodio 6: In una casa di campagna
STAGIONE 1
«Com’è andato il viaggio?» chiese Lucy.
I due futuri sposi avevano salito le scale che dall’atrio conducevano alle camere e si erano chiusi la porta di quella di Martin alle spalle. Lucy era felice di poter restare sola con lui: la confusione per l’arrivo degli invitati, mischiata alle sensazioni che aveva provato quand’era nel bosco non le avevano permesso di dedicargli l’attenzione che avrebbe meritato. Finalmente, al riparo da occhi indiscreti, attese che il fidanzato si girasse verso di lei per abbracciarlo. Martin, invece, prese i bagagli e li appoggiò sul letto. Incominciò a disfarli, senza degnarla della minima attenzione. Lucy attese invano, in piedi alle sue spalle, che il giovane si accorgesse della sua presenza.
«Com’è andato il viaggio?» chiese ancora, incerta.
Martin continuò a dedicarsi ai bagagli, quasi non l’avesse udita. «Bene,» rispose a un tratto, si alzò e le passò accanto per riporre una pila di indumenti nell’armadio. Lucy vide il volto di pietra del fidanzato e si sentì assalire dai timori avuti poco prima quando, in cortile, l’aveva trascurato: Martin era arrabbiato con lei.
«C’è qualcosa che non va?» chiese la ragazza, con un filo di voce.
«No,» rispose Martin, seccato, e ritornò alle sue valigie, sfiorandola nuovamente mentre raggiungeva la base del letto.
Lucy guardò fuori dalla finestra spalancata gli alberi del giardino irradiati dalla luce del tramonto, poi prese coraggio. «Se ho fatto qualcosa di sbagliato, ti prego di scusarmi.» Andò verso di lui e gli sfiorò la spalla con la mano.
Martin si volse, imbronciato. «Mi fai sembrare uno stupido!» disse, e tornò a occuparsi dei vestiti. Le parole volevano uscire con forza ma si costrinse a sussurrarle per timore che qualcuno lo sentisse. Ne uscì un rantolo, digrignato, che indusse in Lucy un sentimento a metà fra la pietà e il timore. La ragazza si sedette sul letto, di fianco a Martin. Lo abbracciò, accoccolata contro la sua schiena e mentre gli cingeva le spalle gli chiese perdono.
«Perché mi hai respinto? Sono venuto fin qui da Londra per stare con te!» disse Martin.
Lucy, le lacrime agli occhi, come le accadeva sempre al minimo accenno di sconforto, cercava le parole adatte per giustificare le sue azioni.
«E’ colpa mia!» rispose. «Ma devi capire che sono responsabile degli ospiti di Parkside, questa casa è della mia famiglia!»
Voleva sembrare sincera, doveva esserlo, anche se si rendeva conto che la verità era più complessa. Nulla, tuttavia, doveva prevaricare il diritto alla felicità del suo futuro marito e lui aveva ragione a pretendere di averla sempre accanto. Questo pensava Lucy mentre cercava le parole per cancellare la sua afflizione. D’altronde, il ruolo di una brava moglie era quello; così le era stato insegnato.
Martin, ferito nell’orgoglio, rimase impassibile. Viveva l’estate a Parkside come un esame che il signor Fanti aveva organizzato per valutare se lui e Lucy erano davvero fatti per stare insieme, e tale disposizione d’animo non gli permetteva di abbassare la guardia. Ora, le mani sudate e i muscoli del viso contratti, si era quasi dimenticato di avere accanto a sé la ragazza che aveva scelto di sposare e scambiava l’abbraccio di lei con il fardello, pesante sulle spalle, della prova che credeva di sostenere.
Nel silenzio della stanza Lucy cominciò a piangere. Solo allora Martin si riebbe. Abbandonò i vestiti che ancora teneva fra le mani e si girò verso di lei. Ammaliato dagli occhi spauriti della sua Lucy capì che non aveva più ragione di sentirsi offeso. Le disse che non voleva vederla triste, che non era il caso di comportarsi a quel modo; estrasse il fazzoletto di lino dalla tasca dei pantaloni e le asciugò le lacrime. Lucy asserì con il capo e accennò un sorriso. I due si baciarono, stretti nella penombra che aveva rapidamente invaso la stanza.
La cena fu servita a un’ora insolitamente tarda per dare il tempo agli ospiti di rinfrescarsi. Albert e Olivia riuscirono a malapena a tenere gli occhi aperti per mangiare dopodiché crollarono, esausti di giochi ed eccitazione, in un sonno profondo che sarebbe durato fino all’indomani mattina. Elisabeth li accompagnò in camera e diede loro la buonanotte quando ancora in sala da pranzo gli altri commensali stavano terminando il pasto. Martin si ritirò subito dopo cena e così Lucy e i coniugi Cartbridge, mentre Elisabeth aiutò la signora Frazer a sparecchiare e Dexter Longville, assieme al signor Fanti, si ritirò nello studio a sorseggiare il canonico bicchierino di whisky. Poco dopo anche loro erano nei rispettivi appartamenti.
Le luci di Parkside si spensero e la tenuta piombò nel silenzio. Bayling uscì dalla porta sulla terrazza e scese le scale per raggiungere il villino ai margini del bosco.
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