In una casa di campagna
Serie: In una casa di campagna
- Episodio 1: In una casa di campagna
- Episodio 2: In una casa di campagna
- Episodio 3: In una casa di campagna
- Episodio 4: In una casa di campagna
- Episodio 5: In una casa di campagna
- Episodio 6: In una casa di campagna
- Episodio 7: In una casa di campagna
- Episodio 8: In una casa di campagna
- Episodio 9: In una casa di campagna
- Episodio 10: In una casa di campagna
STAGIONE 1
«La piccola ha un diavolo per capello.» Fanti si era appena concesso una corsa dietro alle gambette di Olivia e ora, risalita la scalinata, la osservava giocare assieme al fratello, in cortile. Cadenzò un sorriso quando vide i piccoli coinvolgere la signora Frazer nei loro giochi, Olivia impigliata fra le pieghe dell’ampia gonna della domestica.
«E adesso Albert andrà a cercare Bayling,» predisse il capofamiglia, quando vide la piccola conquistare le mani callose della tata. Puntualmente, Albert si volse verso Bayling, intento ad armeggiare con gli utensili da giardino vicino alla siepe. Lo raggiunse e si mise a osservarlo mentre lavorava, come un apprendista voglioso di imparare il mestiere.
«Tutti cercano un po’ di approvazione,» pensò Fanti. «Qualcuno a cui affidarsi per giustificare la propria presenza nel mondo.» Tirò una boccata del sigaro che aveva appena acceso, la mano sinistra abbandonata nella tasca dei pantaloni di lino. «Olivia, però, è più indipendente del fratello,» rifletté. «La signora Frazer per lei è solo una compagna di giochi, mentre senza Bayling Albert si sentirebbe perduto.»
Fanti pensò che, forse, l’età giocava un qualche ruolo nelle disposizioni dei figli, essendo Albert di quattro anni più piccolo. «Anche Lucy era come Albert, a cinque anni,» si disse, ricordando le fragilità della primogenita in un periodo in cui la vita per i Fanti non era semplice come ora.
In cortile, Olivia prese a marciare verso la scalinata, precedendo la domestica. «No,» si corresse. «Olivia ha sempre fatto di testa sua.»
Il rapporto che Albert aveva instaurato con Bayling era davvero speciale: lo seguiva dappertutto e cercava di imitarlo, aiutandolo nelle mansioni che svolgeva a Parkside. Fanti constatò che anche quell’anno il piccolo aveva preso le abitudini palesate l’estate precedente; si lasciò sfuggire un sorriso ripensando ai discorsi imbastiti per convincerlo che non poteva levarsi all’alba, come faceva Bayling, e che la giornata lavorativa, per lui, sarebbe cominciata soltanto dopo una buona colazione.
«Ce n’è abbastanza per essere gelosi,» pensò.
Ma Fanti non era un uomo geloso; lo era stato, a suo modo, da ragazzo, ma ormai da un pezzo aveva smesso di provare simili emozioni. D’altronde, non si aspettava certo che il figlio si comportasse con lui come faceva con Bayling; lo stesso capofamiglia gliene precludeva la possibilità. Aveva sempre pensato che tra sé e i figli fosse utile mantenere un certo distacco e, sebbene non disprezzasse giocare con loro, riteneva necessario porre un limite netto che impedisse al rapporto di farsi troppo amichevole. A lui non interessavano le manifestazioni esteriori, i giochi, il senso di vicinanza; quelle, Albert poteva regalarle al maggiordomo. A Fanti interessava che i figli mostrassero rispetto.
«Il rispetto,» concluse, «è essenziale in qualsiasi rapporto: senza rispetto non c’è ubbidienza e dove manca l’ubbidienza viene meno l’ordine.» Sorbì un’abbondante tirata di fumo. «Come potrei indirizzare la prole verso il compimento dei miei progetti, se mi mancasse di rispetto?» si chiese.
Molte volte si era ripetuto quel discorso, a conclusione delle valutazioni su come i figli avrebbero dovuto crescere e farsi strada nel mondo. Il metodo, pensava Fanti, aveva funzionato con la primogenita, motivo valido per adottarlo anche nei confronti degli altri figli.
Vide Albert voltarsi verso di lui, alzare il braccio e sventolare la mano. Lo salutò, sollevando il sigaro che reggeva fra le dita.
Una volta di più, Fanti dovette ammettere che tenere Parkside era stata un’ottima decisione: disporre di un periodo di svago aiutava a mantenere la pace fra i membri della famiglia. Tornò a riflettere sulla gelosia e sulle manifestazioni ridicole cui dava adito e si disse, confortato, che non aveva senso esprimere certe debolezze quando si poteva contare su una famiglia tanto unita. Distolse lo sguardo dal giardino e lo posò sul lato opposto della terrazza, dove Martin discorreva assieme a Lucy e a Longville, seduti attorno al tavolo di ferro battuto. «Non è certo un uomo brillante, ma basterà per assicurare a mia figlia un avvenire sereno.»
Il ragazzo notò le sue attenzioni e volse lo sguardo nella sua direzione. Fanti tornò a misurare la lunghezza del vialetto.
«Tutto è ordinato, tutto va a meraviglia,» si disse. Respirò una boccata d’aria pulita, le mani sul ventre che, da qualche anno, si sorprendeva di sentire così gonfio; guardò a se stesso e al lavoro svolto sulla famiglia e se ne compiacque.
Dopo cena, i Cartbridge raccontarono della camminata di quel pomeriggio. Le loro parole erano piene di stupore, declinazioni del paesaggio, gli sguardi remissivi: anche loro erano pronti a lasciarsi penetrare dalla quiete di Parkside, a permetterle di domarne gli spiriti.
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